Lo storico black-out che accompagna i Saxon da 40 anni

Le scalette dei concerti variano. Ma c'è una canzone che i Saxon suonano durante ogni tour, in ogni concerto, da 40 anni. E si ispira a una notte spaventosa.

Dopo il declino del punk rock, l'heavy metal era pronto a rinascere in Inghilterra. Tra i protagonisti di quella che viene definita New Wave of British Heavy Metal o più semplicemente NWOBHM, c'erano i Motörhead, i Judas Priest, gli Iron Maiden. E, soprattutto, i Saxon che, con il loro WHEELS OF STEEL, un concentrato di riff taglienti, diedero al movimento un vero e proprio manifesto.

Biff Byford, frontman della band, mette ancora oggi WHEELS OF STEEL tra la lista dei suoi dischi preferiti. E c'è una canzone in particolare dell'album, che il gruppo ha dichiarato di amare così tanto da averla suonata in tutti i live, per ogni tour, dal 5 maggio 1980 fino a oggi. Si tratta di 747 (Strangers in the Night), un brano che cela dietro di sé una notte buia, tra le più buie della storia. 

Tutto comincia nel novembre 1965, quando, a causa di disastrosi problemi tecnici, le forniture di elettricità furono bruscamente interrotte a migliaia di persone nel sud dell'Ontario, in Canada e in otto stati del nord-est americano.

Il black-out durò 13 ore e comportò conseguenze interessantissime. Il tasso di criminalità, contro ogni previsione, diminuì. Meno sorprendentemente, il tasso di natalità nelle zone colpite ebbe un picco inaspettato nove mesi dopo. Naturalmente, a venire sospesa fu anche l'alimentazione elettrica delle luci delle piste di atterraggio degli aeroporti, costringendo innumerevoli aerei, sospesi nel buio, a essere dirottati altrove. Tra questi, il volo 911 della Scandinavian Airlines.

Proprio a questi avvenimenti si ispirò Byford, per scrivere 747 (Strangers in the Night). Il cantante racconta di aver visto un documentario della BBC sul black-out, presentato dal noto storico della scienza James Burke. Nel giro di pochi giorni, ispirato da quella notte e dalla canzone del 1966 di Frank Sinatra, Strangers in the Night, Byford scrisse quello che sarebbe diventato presto uno dei più grandi successi e inni della band.

747 è sempre stata una canzone malinconica. Doveva esserlo. Ho appena avuto questa immagine del black-out mentre si arriva all'atterraggio, e le luci dell’aeroporto che lampeggiano. Questi aerei venivano dirottati altrove e la città è al buio. Ho pensato che fosse un'idea potente.

Il volo che dà il titolo alla canzone non è il 911, ma un immaginario Boeing 747 Scandinavian 101, completamente invisibile, uno “sconosciuto nella notte”. Il reale 747 era ancora in fase di sviluppo all'epoca ed entrò in servizio solo nel 1969, quattro anni dopo il black-out.

There's no radio, no sign of life
This is Sandinavian 101
For Gods sake get the ground lights on
'Cause we were strangers in the night.

Quando il pezzo uscì come singolo, un mese dopo la pubblicazione di WHEELS OF STEEL, scalò immediatamente le classifiche del Regno Unito, raggiungendo un picco appena fuori dalla Top 10. Poi, nel 1981, raggiunse l'apice nella Singles Chart.

A condividere lo spazio sullo scaffale dei negozi di dischi vi erano allora ACE OF SPADES, BACK IN BLACK, IRON MAIDEN, BRITISH STEEL, per citare solo qualche nome. Ma WHEELS OF STEEL seppe comunque ritagliarsi il suo posto di onore e, all'interno di questo, 747 (Strangers in the Night), un pezzo coinvolgente che i Saxon non hanno mai dimenticato di suonare. Anche se il suo creatore, Byford, a quanto pare detesta salire sugli aerei.

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