Mia Martini: quell’ultima esibizione prima di morire

Era l'8 aprile del 1995, poche settimane prima di quel doloroso 12 maggio in cui la voce di Mimì si sarebbe spenta per sempre. Ecco la storia di quell'ultima apparizione in tv.

La ritrovarono nel suo appartamento di via Liguria 2 a Cardano al Campo, il 14 maggio 1995, senza vita e con le cuffie del mangianastri portatile nelle orecchie. Mia Martini, però, se ne era già andata due giorni prima, a causa di un arresto cardiaco, probabilmente causato da un'overdose di stupefacenti.

La voce di Mimì si spegneva lasciando i suoi fan in lacrime. Non era da molto, infatti, che Mia Martini era tornata a calcare i palchi italiani. Nel 1989, dopo sette anni di silenzio, salvo per qualche esibizione in località di provincia, nella campagna umbra, la cantante regalò al pubblico di Sanremo una toccante Almeno tu nell'universo.

Dimostrò in quell'occasione che, nonostante la sofferenza subita negli anni e l'emarginazione dal mondo dello spettacolo, la grande forza d'animo che la contraddistingueva da sempre non l'aveva mai del tutto abbandonata.

Certo, le cose non furono semplici nemmeno dopo quel grande ritorno. Mimì si accorse infatti di soffrire di un fibroma all'utero. Poi, pochi giorni prima della sua morte, impegnata con i primi concerti del nuovo tour, venne ricoverata per due volte sia ad Acireale che a Bari a causa di dolori allo stomaco e al braccio sinistro.

La cantante li ignorò, come del resto il suo entourage. E apparve in televisione un'ultima volta.

Era l'8 aprile del 1995, poco più di un mese da quel giorno che nessuno, allora, avrebbe mai potuto prevedere. Mia Martini si esibì su Rai 1, in occasione dell'ultima puntata di Papaveri e Papere. Il varietà, trasmesso dalla Rai per cinque sabati in diretta dall'Auditorium del Foro Italico di Roma, era condotto da Pippo Baudo e Giancarlo Magalli, diretti da Michele Guardì, e ripercorreva, con occhio nostalgico, la storia del Festival di Sanremo

Quel sabato di aprile, l'artista calabrese salì sul palco insieme a due voci d'eccellenza della storia della kermesse musicale: Giorgia e Michele Zarrillo.

I tre si esibirono con un medley strepitoso volto a ripercorrere in musica gli anni più belli del Festival: Vacanze Romane, con cui i Matia Bazar si aggiudicarono il Premio della Critica nel 1983; Come Sinfonia di Pino Donaggio, brano che il cantautore presentò al Festival di Sanremo nel 1961 e venne poi inciso anche da Mina; Domani Domani, con cui una giovanissima Laura Luca esordì sul palco dell'Ariston nel 1978. Poi ancora, l'urlo di Mia Martini si levò alto per Eternità, pezzo presentato nel 1970 dai Camaleonti e da Ornella Vanoni. Seguì Vita Spericolata di Vasco, che a Sanremo nel 1983 si classificò penultima, ma che riuscì comunque a conquistare un'intera generazione.

Toccante appare ancora oggi la voce di Mia in E se domani, celebre nell'interpretazione di Mina Mazzini, a cui la cantante di Bagnara Calabra ha sempre dimostrato stima e affetto.

Il medley finì, ma non l'esibizione di Mia. La Martini affiancò infatti Zarillo e Giorgia nell'esecuzione di Come saprei, il brano con cui Giorgia vinse proprio il Festival di Sanremo di quell'anno, oltre al Premio della Critica, il Premio Autori e il Premio Radio e TV.

Quelle delle due donne presenti allora sul palco erano due voci diverse, ma entrambe potenti, in perfetta sintonia, davanti alle quali Zarillo si dimostrò chiaramente in imbarazzo. E quel timbro un po' graffiato di Mia, diciamocelo, sa ancora come lasciarci senza parole. 

Mia Martini prese parte anche al momento della sigla finale del programma, cantata da Pippo Baudo e Giancarlo Magalli insieme a Bocelli, Ranieri, i Pooh, oltre all'immancabile maestro Bruno Canfora. Un omaggio a Papaveri e Papere, la canzone che dava il titolo alla trasmissione e con la quale Nilla Pizzi si era classificata al secondo posto nella prima edizione del Festival di Sanremo.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quella sarebbe stata l'ultima apparizione pubblica di Mia Martini. Bastava allora quel volto sorridente, tornato a calcare i palchi dopo un'assenza dolorosa, durata troppo tempo.

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