Prog Italia incontra Radio Capital: quattro domande a Luca de Gennaro

Cos'hanno in comune Radio Capital e «Prog Italia»? Ne abbiamo parlato con Luca de Gennaro. Ecco cosa ci ha raccontato.  

Luca de Gennaro è uno dei giornalisti musicali italiani più popolari, anche per la lunga militanza nei settori più diversificati dei mass media (radio, tv, riviste, web, festival, etc). Dal 2007 conduce Whatever-la casa del classic rock su Radio Capital, in onda dal lunedì al giovedì dalle ore 21 alle 22.

Il numero 30 di Prog Italia, ora in edicola e di cui vi abbiamo parlato in questo articolo, è incentrato sullo speciale “1970: 50 Top Album”, così a entrambi è venuto naturale connettersi, visto che Whatever e «Prog Italia» vivono della medesima passione musicale, al di fuori degli stili troppo codificati e con la voglia di andare oltre. E poi la sua trasmissione ha due rubriche di “classiconi” a noi vicini: “Splendidi 50enni e Splendidi 40enni”, quindi la sintonia era inevitabile, pur con la comune voglia di abbinarci cose nuove e magari lontane dai riflettori.

Lunedì 25 maggio, la puntata di Whatever è stata interamente dedicata a «Prog Italia» 30, dove Luca ha partecipato con la recensione di CHICAGO II (questo il link per ascoltare il podcast).

Alla fine è stato inevitabile porgli alcune domande e approfondire il racconto sonoro della trasmissione per “carpirne” lo spirito…

Puoi descriversi un po’ lo spirito che anima la tua Whatever - la casa del classic rock?

Il programma nasce dall’idea che la storia del rock merita di essere raccontata. Chi l’ha vissuta ha voglia di riascoltarla, chi non c’era spesso è curioso di conoscerla, e la radio è il mezzo perfetto per questo tipo di racconto.

Whatever ben si sposa con «Prog Italia». Quali possono essere, visto che tu leggi spesso la nostra rivista e la conosci bene, i punti di contatto, visto che noi non parliamo esclusivamente di quello che troppi oggi considerano l’unico prog esistente, ovvero quello di origine sinfonica?

Un programma radio e una rivista, specie se trattano un contenuto affine, sono complementari di natura. Hanno lo stesso scopo: informare e intrattenere, ma lo raggiungono in modalità diverse. Mi piace pensare che sfogliando «Prog Italia» si entri in un mondo non solo di cronaca e critica, ma anche di grafica e immagine che può completare l’ascolto radiofonico dei grandi brani musicali della storia del rock, e che, viceversa, ascoltando il mio programma si possa capire meglio quello che si legge. Se devo trovare un punto di contatto ancora più profondo tra Whatever e «Prog Italia» direi che entrambi abbiamo bisogno di “esporre l’argenteria”, cioè mettere in copertina, o in apertura del programma, i grandi classici universalmente conosciuti per poi esplorare nelle pagine interne anche le perle nascoste o minori che meritano di essere riscoperte.

Hai partecipato, recensendo CHICAGO II, alla prima parte del nostro speciale sugli album del 1970. Come hanno resistito al trascorrere di ben 50 anni? Non sembra strano parlarne e trasmetterli ancora visto che oggi tutto si consuma in “nanosecondi”?

Certo, sembra incredibile avere ancora in mano e appoggiare sui piatti di Radio Capital i dischi di quando eravamo bambini, e accorgersi che quando quelle note escono dalla radio sono ancora perfette. Io ho iniziato lo spazio “Splendidi Quarantenni” dieci anni fa su Radio Capital, nel 2010. I quarantenni di allora sono i cinquantenni di adesso. Ricordo che il primo che riproposi interamente fu ABRAXAS dei Santana, che ho ritrasmesso poche sere fa e ora ha compiuto mezzo secolo. Oggi nel mio programma sto riproponendo i classici del 1980 (come l’esordio degli U2 o BACK IN BLACK degli AC/DC, per dirne due) alternandoli ai cinquantenni come ATOM HEART MOTHER dei Pink o DEJA VU di CSN&Y. Se queste grandi opere musicali hanno superato il test del tempo è per motivi artistici ma anche per una ragione tecnologica: erano incise su disco. Per ascoltarle dovevi avere in mano un oggetto, metterlo su un giradischi, dopo venti minuti girare la facciata, intanto esplorarne la copertina e leggere i testi. Era ascolto dedicato, approfondito. Ascoltare un disco era come leggere  un libro. Era cultura che ti entrava nel cervello per rimanerci tutta la vita.

Quali sono gli album che più di sono rimasti nel cuore tra quelli inseriti nello speciale? Se vuoi aggiungi  anche qualche parola sul perché…

Su tutti TRESPASS, il 33 giri con cui ho conosciuto i Genesis da bambino. Ricordo il giorno in cui mio fratello lo portò a casa dicendo: “Questo l’ho comprato perché mi piace la copertina” (il che spiega molto sul valore dei dischi in quanto oggetti). Poi naturalmente CHICAGO II, che ho recensito per lo speciale, una delle band che ho amato di più e sempre per intercessione dei fratelli maggiori, e infine il primo dei Gentle Giant, gruppo che scoprii in un pomeriggio domenicale del 1972 al Palasport di Novara vendendoli aprire il concerto dei Jethro Tull, ovviamente sempre accompagnato da mio fratello. Devo così tanto della mia conoscenza musicale ai miei fratelli maggiori che da adulto mi sono sdebitato portandoli con me a rivedere, negli ultimi 20 anni, i concerti di Jethro Tull, Yes, Chicago e le altre grandi band di allora che sono ancora in circolazione.

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