Alcuni dei più famosi casi di backmasking

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Sapete cos'è il backmasking? Ve lo spieghiamo in questo articolo attraverso qualche esempio famoso di utilizzo di questa tecnica. 

Se non siete del tutto nuovi al mondo dell'industria musicale forse avrete già sentito parlare di backmasking o di tecniche affini. Di cosa si tratta nello specifico?

Il backmasking (o backward masking) è quella tecnica di registrazione audio che consente di incidere i dischi al contrario. Non è di certo una tecnica recente dato che la sua invenzione viene fatta risalire alla fine dell'Ottocento e viene accreditata al noto inventore statunitense Thomas Edison. Questa tecnica, però, ha guadagnato notorietà in tempi più recenti, con l'avvento e l'ascesa del rock, dato che teorie più o meno complottiste la consideravano una tecnica utilizzata dagli artisti per inserire messaggi subliminali nei propri pezzi

Un caso famosissimo che procurò non poche preoccupazioni alla band accusata di utilizzo improprio di backmasking fu quello che fece finire in tribunale i membri dei Judas Priest, del quale vi abbiamo parlato in questo articolo

Quali sono stati altri famosi casi di backmasking della storia della musica? 

I Led Zeppelin

Torniamo a parlare di Stairway to Heaven, il celeberrimo brano dei Led Zeppelin che, degli anni ha fatto molto discutere per via della possibile presenza all'interno del pezzo di parti registrate utilizzando proprio questa tecnica. Secondo alcuni il pezzo, se ascoltato al contrario, permetterebbe di sentire degli inni satanici. Per un'analisi più approfondita del brano, ecco un nostro articolo a riguardo

I Queen

Nemmeno i Queen furono esenti da critiche di questo tipo: pare che nella loro Another One Bites the Dust – celebre singolo dell'agosto del 1980 – esistano messaggi subliminali inseriti tramite backmasking che fanno riferimento all'uso di droghe leggere. Questo sconvolse il pubblico più conservatore dell'epoca. Il famosissimo ritornello della canzone, infatti, se ascoltato al contrario diventerebbe: "Start to smoke marijuana", ovvero: "Inizia a fumare marijuana". 

I Beatles

Si dice che i membri del gruppo di Liverpool furono fra i primi a utilizzare questa tecnica per rendere più interessanti i propri brani. È il caso di Rain, brano inserito come B side nel loro singolo del maggio 1966, Paperback Writer. Questo pezzo viene anche accreditato come primo brano pop che fece uso di backmasking, rendendolo, dunque, un'innovazione senza precedenti. 

Inoltre, esistono numerose teorie molto più oscure che hanno come protagonisti i Beatles, che pare amassero inserire riferimenti espliciti alla presunta morte di Paul McCartney nei loro brani, udibili, però, solo se ascoltati al contrario. In Revolution #9 (in cui il nove farebbe riferimento al numero delle lettere del cognome di McCartney e alla presunta data di morte dell'artista, il 9 novembre 1966), celebre brano dell'ancor più celebre WHITE ALBUM, pare che venga inserito un messaggio subliminale che, isolato e ascoltato al contrario, reciderebbe "Turn me on, deadman", in cui il deadman (ovvero "uomo morto") sarebbe proprio Paul. In questo articolo vi abbiamo parlato di tutte le prove a sostegno di questa leggenda secondo cui McCartney sarebbe stato sostituito.

I Pink Floyd

Negli anni 70 il fenomeno raggiunse una popolarità tale da spingere molti amanti della musica ad ascoltare ore e ore di registrazioni al contrario solo per riuscire a scovare qualche possibile messaggio nascosto. Così, alcune band utilizzarono questo stratagemma con ironia. Per esempio, i Pink Floyd inserirono nella loro Empty Spaces – contenuta in THE WALL (1979) – una parte di parole incomprensibili che acquisivano senso solo se ascoltate al contrario, nel cui caso il messaggio recitava:

- Ciao, osservatore...congratulazioni! Hai appena scoperto il messaggio segreto. Per favore, invia la tua risposta al Vecchio Pink [Syd Barrett, ex membro della band colpito da importanti disturbi mentali N.d.R.], presso la fattoria Funny Farm [slang inglese per indicare un ospedale psichiatrico N.d.R.], a Chalfont...

- Roger! C'è Carolyne al telefono!

- Ok. 

Jay-Z

Un esempio più recente di backmasking è Lucifer, pezzo del 2003 del rapper statunitense Jay-Z. Alcune teorie del complotto legano Jay-Z a sette massoniche e satanismo, ecco perché corre voce che la sua Lucifer, dal titolo già piuttosto compromettente, se ascoltata al contrario nasconda diversi messaggi satanici che non hanno bisogno di spiegazioni approfondite: "666 murder, murder Jesus, 666" ("666 uccidere, uccidere Gesù, 666"). 

Franco Battiato

Un caso nostrano di utilizzo di backmasking, invece, si deve al maestro Franco Battiato che, nel suo singolo del 1998, Shock in My Town, inserisce un messaggio subliminale che recita: "Di amminoacidi. Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani, di amminoacidi" che ha più senso se inserito nel contesto di una canzone il cui tema principale è la degenerazione portata in una città dall'abuso di sostanze stupefacenti

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