Quando un concerto di Bruce Springsteen fece “cadere” il Muro di Berlino

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Nel 1988, durante il suo concerto a Berlino Est, il Boss annunciò: "Sono venuto per suonare del rock’n’roll per voi berlinesi dell’Est, nella speranza che un giorno tutte le barriere saranno abbattute". 16 mesi dopo, il Muro di Berlino cadeva.

Vivere nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR o RDT) doveva essere un po' come trovarsi catapultati in un mondo orwelliano, con un Grande Fratello che spiava ogni mossa dei cittadini. Questo grande fratello era la Stasi, la polizia segreta, attenta a censurare ogni prodotto, libro film o canzone, proveniente dall'ovest che potesse "corrompere" la perfezione dello stato socialista.

Proviamo a immaginare come doveva essere per un giovane nato e vissuto sotto quel regime, abituato a vedere solo lo skyline sobrio e funzionale tipico dell'architettura sovietica, abituato a mangiare gli stessi alimenti, a guidare la stessa macchina (la storica "Trabi"); proviamo a pensare come si deve essere sentito un ragazzo cresciuto in questo mondo mentre ascoltava Bruce Springsteen cantare Born in the U.S.A. a squarciagola. "Rivoluzionario" potrebbe essere la parola giusta.

Nella sua autobiografia, il Boss racconta la sua prima visita a Berlino Est, nel 1981:

Un pomeriggio a Berlino decidemmo di varcare il Checkpoint Charlie. Alla frontiera della Germania Est, le guardie confiscavano i giornali, le riviste e qualsiasi altra pubblicazione. Era una società diversa: avvertivi il controllo, la Stasi nelle strade, l’oppressione era tangibile. La potenza di un muro che spaccava il mondo in due, la sua realtà brusca, orribile e ipnotica, non andava sottovalutata. Era un insulto all’umanità e aveva un che di pornografico: dopo averlo visto, non riuscivi più a liberarti dell’odore.

Durante la sua esibizione del 1988, decise che le cose dovevano cambiare. 

Ma com'era possibile che il regime avesse permesso a Springsteen di esibirsi a Berlino Est? Il concerto del Boss va a collocarsi all'interno di quella che potrebbe ironicamente chiamarsi la "guerra fredda dei concerti" (qua per leggere dell'esibizione di Michel Jackson a Berlino ovest). Tale guerra, combattuta con le armi della musica, era iniziata quando nel 1987 David Bowie si era esibito a Berlino Ovest. Migliaia di giovani dell'est si erano accalcati contro il Muro per ascoltare anche loro un po' di quelle canzoni rivoluzionarie. La Repubblica Democratica Tedesca quel giorno imparò una lezione importante: se voleva attrarre i suoi giovani, doveva offrire uno spettacolo migliore dell'ovest. 

Nonostante ciò, in molti ai vertici della DDR dubitavano che far suonare Bruce Springsteen fosse una buona idea. Bisognava evitare ogni tipo di musica che potesse suscitare provocazioni. Il rock, lo capiamo bene, era la provocazione per eccellenza. Inoltre, sembrava impossibile far esibire proprio quel musicista che aveva scelto come copertina di un suo album la bandiera degli Stati Uniti.

Furono i giovani della Libera Gioventù Tedesca a convincere anche i più scettici. Essi dimostrarono infatti che Springsteen rappresentava uno degli eroi della working class che la DDR tanto stimava e, soprattutto, che egli stesso criticava l'occidente. A ragione, ricordarono che Born in the U.S.A era una critica all'imperialismo statunitense in quanto si scagliava contro la Guerra del Vietnam (ne abbiamo parlato qua).

Così, il 19 luglio 1988 Bruce Springsteen si esibì a Berlino Est, davanti a una folla immensa. Le fonti ufficiali parlano di 160.000 spettatori, ma pare che in realtà fossero oltre 300.000

Era il pubblico più vasto che avessi mai visto, tanto che dal palco non ne scorgevo la fine. Bandierine americane fatte in casa sbattevano al vento.

Se il governo della Repubblica Democratica Tedesca poteva aspettarsi che le migliaia di giovani impazzissero di gioia ad ascoltare Born in the U.S.A (che sì, era una critica agli Stati Uniti, ma ciò testimoniava solo la libertà che vigeva in un Paese il cui governo poteva essere criticato dall'interno), di certo non immaginava le parole che Springsteen pronunciò sul palco: 

Voglio dirvi che non sono qui a favore o contro alcun governo, sono venuto per suonare del rock’n’roll per voi berlinesi dell’Est, nella speranza che un giorno tutte le barriere saranno abbattute.

Bruce non era approdato a Berlino Est con l'idea di pronunciare queste parole, anzi, inizialmente non aveva l'obiettivo di criticare il regime. Tuttavia, ad attenderlo in DDR aveva trovato una sorpresa poco appagante: sui biglietti del suo concerto si leggevano le parole "Konzert fuer Nikaragua". Il suo concerto veniva sfruttato per fare propaganda al regime rivoluzionario sandinista (socialista) del paese sudamericano.

Ovviamente Springsteen non fu felice di vedere la sua immagine pubblica utilizzata per fare propaganda politica a sua insaputa. Così, preso dalla rabbia, scrisse su un foglietto delle parole in inglese, e chiese al suo autista tedesco di tradurle. L'uomo, quando vide cosa il musicista aveva scritto, sbiancò. Tuttavia si fece coraggio e tradusse le parole in tedesco, scrivendo anche la pronuncia. Fece solo un piccolo cambiamento: sostituì la parola Mauer (muro) con Barriere (barriera). Insomma, meglio non osare troppo. 

Quelle poche parole sono però sufficienti a far esplodere il caos: la folla di 300.00 spettatori si mette a urlare, un grido di libertà che sale fino al cielo. Il concerto viene trasmesso in tv con qualche secondo di ritardo rispetto al live, abbastanza tempo per non trasmettere quella dedica sui canali di stato.

Tuttavia il danno era fatto: 16 mesi dopo, il 9 novembre 1989, il Muro di Berlino cadde per sempre. La profezia di Springsteen si era compiuta. 

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