Il giorno in cui il mondo disse addio a Amy Winehouse

Amy Winehouse, Franck, Back To Black, Vinile, stonemusic.it

Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Kobain... Il 23 luglio 2011 a questo triste elenco di artisti scomparsi prima dei 28 anni si aggiunse anche Amy Winehouse. 

They never knew you by your childhood name
but they were drawn to you like moths to a flame
nobody saw the tears in your silk n' lace
or the scarred little kid behind your face
just remember when you hold her tight
what you're holding in your arms tonight
she's no angel, but that's alright
ya that's alright

Era il 2008 quando Bryan Adams, cantautore canadese, dedicava la sua canzone Flower Grown Wild a Amy Winehouse, cercando di convincerla a porre fine alla sua vita sregolata, soprattutto per quanto riguardava la dipendenza dalle droghe. Non si trattò dell'unico artista che tentò di avvisare e aiutare Amy Winehouse: anche Keith Richards dei Rolling Stones l'aveva messa in guardia. 

Fu tutto inutile. Il 23 luglio 2011 la regina del soul bianco andò ad aggiungersi al club dei 27, ovvero i numerosi artisti che, purtroppo, lasciarono la vita a quest'età. 

Negli anni precedenti, con il suo sound tra il soul e il jazz Amy Winehouse aveva incantato il mondo. Album come BACK TO BLACK hanno fatto la storia della musica, e nessuno riesce a non commuoversi ascoltando la struggente Love Is a Losing Game. Eppure, solo in pochi riuscivano a guardare oltre la diva di Hollywood per scoprire quella che Bryan Adams, nella sua canzone, definisce una bambina spaventata

Quando non vestiva i panni della star, Amy Winehouse doveva affrontare problemi e insicurezze che alla fine, in quel tragico 23 luglio 2011, ebbero la meglio. Innanzitutto, la cantante era profondamente insoddisfatta del suo aspetto fisico. Come lei stessa ammise, aveva sofferto di disordini alimentari: “Un po’ di anoressia, un po’ di bulimia. Non sono del tutto a posto ma credo che nessuna donna lo sia”. Nel 2007, per esempio, non si presentò alla sua stessa festa di compleanno perché non si sentiva abbastanza bella. 

A ciò, doveva aggiungersi una grave dipendenza dalle droghe e dall'alcol. Fu il secondo, in particolare, a rovinare la cantante. Sono diversi gli episodi che la collocarono al centro dell'attenzione mediatica, poiché si presentava ubriaca a eventi pubblici. Nel 2006, si presenta in stato visibilmente alterato al Charlotte Chrurch Show, e in quello stesso anno interrompe Bono, voce degli U2, durante il suo discorso ai Q Awards. 

Nel 2008 diventa virale un video che la ritrae mentre fuma crack e annuncia di aver preso 6 valium per tranquillizzarsi. 

Mi diverto molto certe notti ma poi esagero e rovino la serata col mio ragazzo. Sono veramente un'ubriacona.

Questi comportamenti autodistruttivi potrebbero sembrare l'ennesimo esempio di artista consumato dal successo. La realtà, nel caso di Amy Winehouse, è ben diversa. La ragazza doveva fare i conti con profonde difficoltà emotive che si portava dentro fin dall'infanzia. A soli dieci anni, dopo aver scoperto l'imminente separazione dei genitori, Amy Winehouse aveva tentato il suicidio. Venne salvata appena in tempo dall'intervento di un amico. La cantante dovette fare i conti con questi demoni per tutta la vita.

In quel tragico 23 luglio 2011 i suoi demoni ebbero la meglio. Amy Winehouse venne ritrovata senza vita nel suo letto. Fu difficile stabilire la causa del decesso: nel suo sangue furono ritrovate tracce di alcol, ma non di sostanze stupefacenti. Solo a novembre di quell'anno si stabilì che ad aver ucciso la cantante era stato un fenomeno conosciuto come stop and go: una grande dose di alcol assunta dopo un lungo periodo di astinenza. Tutto il mondo pianse la perdita di una delle più grandi artiste contemporanee. Oggi, le sue ceneri riposano accanto a quelle dell'amata nonna Cynthia, nel Edgwarebury Jewish Cemetery

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