Quando Ian Gillan si licenziò dai Deep Purple con una lettera

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Il 29 giugno del 1973 Ian Gillan lasciò i Deep Purple e nessuno disse una sola parola a riguardo. Gillan ha raccontato tutta quella, triste, storia…

Ora che i Deep Purple stanno per tornare con un nuovo album – trovate più informazioni sull’ultimo numero di «Classic Rock» – sappiamo che Ian Gillan è ancora presente come voce dello storico gruppo. Ma non è sempre stato così. Infatti, il cantautore ha lasciato il gruppo per ben due volte: nel 1973 e nel 1989. Vi vogliamo parlare di come andò proprio quella prima volta – quindi nel 1973 – in cui Gillan diede le dimissioni.

«È stato strano, in realtà. Avevo consegnato la mia lettera di dimissioni dalla band mesi prima, mentre eravamo a Dayton in Ohio. In quella lettera dissi che avevo intenzione di lasciare i Purple alla fine del tour successivo. Ma, al momento, nessuno disse niente riguardo me o la mia decisione. Avevamo appena finito WHO DO WE THINK WE ARE e poi saremmo partiti per il tour».

«Andammo in Giappone nel mese di giugno del 73, e l’ultima data sarebbe stata quella di Osaka, il 29. Quella era la fine programmata del tour, e quindi il mio ultimo spettacolo con la band, ma ancora nessuno aveva detto una sola parola per me. Salimmo sul palco e ci esibimmo, e… lasciai la sede per conto mio e tornai in hotel. Non c’è stato alcun addio, nessuno collegato ai Purple disse qualcosa. Nessuno della band, nessuno dell’equipaggio, nessuno della gestione. Era come se tutta la questione fosse stata spazzata sotto al tappeto. Come ho detto prima, è stato strano. Non mi sarei certo aspettato un regalo di addio o uno scoppio emotivo, ma il semplice fatto di ignorare il tutto fu strano. Non dissi nulla dopo il concerto, semplicemente non sembrava giusto che fossi io a dire qualcosa. L’atmosfera di quel momento fu semplicemente orribile, e per me fu un sollievo aver finito tutto.

Per capire cosa stesse succedendo nella band avreste bisogno di uno psicologo esperto. Tutti nella line-up si comportarono come dei coglioni, me compreso. Non ci aiutò il fatto che da tempo erano coinvolte un sacco di altre persone, avevamo degli ordini da seguire e lavoravamo fino allo stremo. Se fossimo stati in grado di prenderci una pausa, allora forse avremmo elaborato il tutto. Ma eravamo su un tapis-roulant, e arrivai al punto di volermene andare. È per questo che diedi le mie “dimissioni” con una lettera.

Così, quella sera a Osaka, noi tutti agimmo come se nulla fosse, come se andasse tutto bene. Anche se chiaramente non era così.

Il giorno dopo lasciai l’aeroporto da solo, salii sul volo e tornai a casa. Era come se mi trovassi dietro le quinte e non fossi considerato un membro della band. Pertanto, rimasi in balia di me stesso. Una volta tornato in Inghilterra, mi sarei aspettato almeno una telefonata dalla band, ma non arrivò. Alla fine, qualche tempo dopo, ricevetti una chiamata da Roger Glover, per dirmi che era stato licenziato dai Purple…».

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