L’inno alla giustizia dei Metallica

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È con ...AND JUSTICE FOR ALL che i Metallica arrivarono, finalmente, al grande pubblico e il consenso nei confronti della band non fece altro che crescere.

Era il 25 agosto del 1988 quando i Metallica diedero vita a uno dei loro capolavori, ...AND JUSTICE FOR ALL, quarto album in studio della band e titolo con il quale la band di James Hetfield riuscì finalmente a far conoscere ampiamente la propria musica anche fuori dagli States

I primi tre album, in effetti, erano serviti alla formazione per perfezionare la propria tecnica e per ritagliarsi uno spazio di grande importanza all'interno del panorama thrash metal dell'epoca, ma fu con questo quarto lavoro che riuscì propriamente a sfondare a livello globale. 

Per registrare l'album, la formazione impiegò circa quattro mesi (da gennaio a maggio 1988) durante i quali i ragazzi furono affiancati dal produttore Flemming Rasmussen. I Metallica avevano in mente di cominciare a registrare il nuovo album molto prima, ma vennero rallentati dall'enorme numero di eventi live ai quali parteciparono durante i festival dell'estate del 1987, fra i quali il famoso Monsters of Rock

I temi affrontati nell'album sono principalmente legati a ingiustizie di natura sociale – ma si toccano anche temi vicini all'ambientalismo – il che viene ripreso anche dal titolo, un estratto dal famoso Pledge of Allegiance, giuramento di fedeltà tutto americano.

Anche la copertina dell'album richiama il tema della giustizia negata e si colloca, ancora una volta, negli Stati Uniti: una statua della personificazione della giustizia – o Lady Justice, detta all'americana – è legata da grosse funi e sembra che stia per crollare, mentre un'ingente somma di denaro straborda dai piatti della bilancia che tiene in mano.

L'idea per la copertina del disco è da attribuire al chitarrista e al batterista della band, rispettivamente James Hetfield e Lars Ulrich, che insieme svilupparono un progetto ritenuto interessante da tutti i membri del gruppo. 

Anche per via della complessità delle diverse tracce che avrebbero composto l'album finito, si decise che ogni strumento venisse registrato separatamente. In effetti, lo stile dell'album ricorda molto le sottigliezze compositive del progressive declinato nella propria versione metal. Il disco si compone di nove brani, molti dei quali di ampia durata, dal ritmo incalzante e con arpeggi di chitarra particolarmente complessi.

Inutile dire che l'album fu un grande successo di pubblico e venne ricevuto con enorme entusiasmo anche dalla critica. Il giornalista di «Rolling Stone» Michael Azerrad fornì una perfetta descrizione per ...AND JUSTICE FOR ALL che ne denota sì lo spirito di ribellione ma anche il lato più razionale

Un capolavoro di aggressività incanalata perfettamente. 

Insomma, un disco da ascoltare a tutti i costi. 

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