I Museo Rosenbach e quell’assurda accusa di fascismo

ZARATHUSTRA, album dei Museo Rosenbach pubblicato nel 1973, è uno dei più compiuti esempi di rock progressivo italiano. Purtroppo, però, il lancio del disco venne funestato da pesanti accuse di fascismo rivolte alla band.

Nonostante il loro grande talento musicale, i Museo Rosenbach ebbero vita breve. Formati da Stefano "Lupo" Galifi, Enzo Merogno, Alberto Moreno, Pit Corradi e Giancarlo Golzi e nati dalle orme della band La Quinta Strada, nel 1972 avevano firmato un contratto con la Dischi Ricordi, e l'anno successivo avevano pubblicato il loro primo album: ZARATHUSTRA

Si trattava di un concept album coraggioso, uno degli esempi più azzeccati di rock progressivo italiano (ed europeo). Non a caso, i Museo Rosenbach si erano formati con un repertorio di cover di band prog anglosassoni, oltre che con i loro brani inediti. Eppure, nonostante l'indubbio valore musicale, ZARATHUSTRA fu un flop commerciale, e la band venne accusata di essere fascista.

I Museo Rosenbach non si ripresero facilmente: in breve tempo si sciolsero, per tornare sul palco solo nei primi anni Duemila, quando pubblicarono il loro secondo album, EXIT. Ma cosa era successo esattamente?

A fare scalpore, e a far sì che la band venisse sommersa da un'ondata di accuse, era stata la copertina del disco. Ideata da Caesar Monti, il grafico della casa discografica dei Museo Rosenbach, è costituita da un collage, un inquietamte volto umano su fondo nero. Tuttavia, tra i pezzi che la compongono compare anche un busto di Mussolini

Ovviamente si gridò allo scandalo, soprattutto considerando che la maggior parte della scena prog italiana dell'epoca era schierata a sinistra. A nulla valsero le giustificazioni del gruppo e della casa discografica, che avevano scelto l'immagine per provocare, per compiere una scelta anticonformista. 

A ciò si aggiunse che l'intero album era stato ispirato dall'opera Così parlò Zarathustra, del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Personalità complessa e divisiva, il filosofo veniva (e viene spesso ancora oggi) accostato al regime nazionalsocialista. Infatti, nonostante in vita Nietzsche si sia sostanzialmente disinteressato di politica, dopo la sua morte tanto il regime fascista come quello nazista si sono appropriati di molte delle sue teorie, soprattutto della dottrina del superuomo. A tale interpretazione (scorretta) del filosofo contribuì la stessa sorella di lui, nazista convinta.

Insomma, se già la copertina non era abbastanza, anche la tematica stessa dell'album e il suo titolo contribuirono alle accuse che ricaddero sui Museo Rosenbach. Il gruppo venne estromesso dagli ambienti musicali dell'epoca, e il disco venne censurato dalla Rai. Ovviamente, tutto ciò minò la sua diffusione. 

Come già riportato, i Museo Rosenbach ci misero del tempo a riprendersi dal colpo. Tuttavia, a riprova della grandezza musicale dell'album, negli anni Duemila riproposeo ZARATHUSTRA con una versione live studio, chiamata appunto ZARATHUSTRA LIVE IN STUDIO

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