I Transatlantic e la storia dell’esordio vincente di SMPT:e

20 anni fa esordivano sulla scena progressive rock i Transatlantic, gruppo internazionale dalle sfumature musicali caleidoscopiche che ancora oggi incanta il pubblico in un loop narrativo trainante. 

All'inizio degli anni Duemila, la scena musicale progressive rock accoglie tra i suoi portavoci i Transatlantic. Quattro musicisti di grande talento, che nel 2000 si fanno conoscere al mondo con il loro album d'esordio: SMPT:e. Il nome deriva dall'unione delle iniziali dei loro cognomi. A partire dallo svedese Roine Stolt, alla chitarra, gli statunitensi Neal Morse, alla voce e Mike Portnoy, alla batteria, con un passato da storico membro e co-fondatore dei Dream Theater.

E infine, dalla Gran Bretagna, si aggiunge il basso di Pete Trewavas. Tutti polistrumentisti e, soprattutto, cantanti, in un dettame musicale per cui tutti cantano all'interno della band

Attraverso il frequente richiamo ai cori, si rievoca così l'immaginario pop-rock dei Beatles, di cui i Transatlantic sono grandi ammiratori. Tuttavia, dietro il titolo dell'album si nasconde anche un tecnicismo molto interessante. Il riferimento è al formato standard di comunicazione degli apparecchi audio e video (SPMTE). Questo spiega l'inserimento significante e grafico alla fine dell'unione delle iniziali.

Ma non è l'unica particolarità dell'album, sulla cui copertina è impresso un dirigibile di storica memoria su sfondo blu. La scelta del colore permane solo nella pubblicazione americana da parte di MetalBlade. Per la versione europea, invece, si cambiò la tinta cromatica, perché quell'anno furono pubblicate troppe copertine di colore blu!

transatlantic

Per questo motivo, la casa discografica InsideOut optò per uno sfondo romantico ed evocativo sulle sfumature di un tramonto. E tale scelta profetizza il contenuto dell'album, che percorre un'unica narrazione musicale in un coinvolgimento psichedelico che sviscera diversi riferimenti muiscali.

Così in SMPT:e troviamo di tutto, dal pop, al rock, dal blues al folk, in un crescendo che ancora il suo ascoltatore a un'immersione estatica e progressiva. Basti pensare al brano di apertura All Of The Above, dove una più delicata batteria di Portnoy si accompagna alla dolce voce di Morse e all'elegante tocco del pianoforte, oltre che alla magia della chitarra in chiusura. 

La canzone così oscilla lungo poliedriche e variegate note che evolvono lungo la mezz'ora di durata del brano. Una durata impegnativa, certo, che si conforma però pienamente all'andamento progressive e vale tutto il tempo di ascolto.

La canzone più lunga dell'album è solo l'inizio di un percorso uniforme che accompagna tutti i brani come se facessero parte di un'unica grande famiglia. E l'esordio dei Transatlantic non potrebbe essere più esplosivo e vincente, per un iniziale pubblico di nicchia, che però evolve verso un abbraccio universale. 

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