“Father and Son”: le due versioni di Cat Stevens a confronto

Nel 1970 Cat Stevens scrisse e cantò il capolavoro della sua carriera, un dialogo tra un padre e un figlio che oggi, nel 2020, ancora attuale ed emozionante, viene riproposto in una nuova versione. 

A 50 anni dalla pubblicazione dell'album TEA FOR THE TILLERMAN, Cat Stevens è un uomo nuovo. Ha una doppia identità, data dal nome d'arte con cui tutti lo conosciamo e da un nuovo nome, Yusuf Islam, incorniciato da quel percorso di conversione religiosa che tracciò un'importante svolta nella sua crescita personale. Perché alla fine degli anni Settanta, dopo il dodicesimo album e al culmine della sua carriera musicale, Cat Stevens prese una decisione che lasciò tutti allibiti. Abbandonò le scene, per poi tornarvi quarant'anni dopo come un uomo e un musicista rinato. 

Forse fu quell'evento di storica memoria, per cui Stevens rischiò di morire annegato, a dargli una nuova direzione da seguire. Lontano dalle folle, dal successo, dalla frenesia da palcoscenico, per studiare il delicato rapporto tra uomo, Islam e musica. Perché, come sottolinea lui, è stata la chitarra più di tutto a contribuire alla diffusione della cultura islamica.

Così ora Cat/Yusuf è pronto a tornare sotto i riflettori dello star system e lo fa con un progetto d'eccezione. Poco più di 10 giorni fa, il 18 settembre 2020, è uscita la sua riedizione di TEA FOR TILLERMAN, con al suo interno una nuova attesa versione di Father And Son. 

C'è sempre la calda voce di Cat, abbandonata a un commovente dialogo in musica con il fedele contributo della sua chitarra. Tuttavia, a differenza della versione del 1970, il cantante non interpreta più il giovane musicista ribelle che si rivolge a un vecchio padre sullo sfondo storico del confronto generazionale padri-figli.

Ora il padre è Yusuf Islam, un uomo maturo con una vorticosa esperienza di crescita alle spalle e una rinnovata consapevolezza. Così la sua voce è più bassa, più profonda, come quella di un vecchio narratore che racconta la sua storia. Si alterna e si contrappone alla sua voce registrata dal vivo nel 1970, in un dialogo personale con il suo alter ego passato. Ma il destinatario è anche il figlio del cantante, dal cui confronto è emersa la volontà di mischiare le carte, di mostrare al pubblico il doppio volto di Cat. 

Non solo a livello di scelte personali, ma anche attraverso la diversa percezione che ognuno può trarre dalla canzone in base all'età e alla generazione di appartenenza. Così i giovani degli anni Settanta sono ora uomini maturi, che hanno affrontato difficoltà e si sono costruiti una vita. Da figli sono diventati genitori e possono osservare il mondo da un diverso punto di vista. E in questo sta la magia e la forza iconica di un brano che, con dolcezza e semplicità, ha incantato il mondo.

Quel brano appartiene a Cat di ieri e a Yusuf di oggi, ma non rinnega la sua identità musicale. Non c'è da parte del cantante volontà di superamento del passato, ma solo la voglia di raccontarsi al mondo e a sé stesso ancora e ancora. In un eterno flusso melodico tra passato e presente che non ci stanca mai. 

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