Quella volta in cui Bob Geldof recitò in un film dei Pink Floyd

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Irish composer, singer and actor Bob Geldof poses during a photo session in Paris on March 11, 2020. (Photo by Christophe ARCHAMBAULT / AFP) (Photo by CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP via Getty Images)

Nel 1982 l'eccentrico frontman dei Boomtown Rats fu ingaggiato come protagonista per THE WALL, il film evento dei Pink Floyd dai curiosi retroscena...

Negli anni Ottanta tutti conoscevano Bob Geldof come voce del gruppo punk rock Boomtown Rats. L'artista irlandese, nato il 5 ottobre 1951, era promotore di un genere sperimentale e all'avanguardia, riconducibile all'art punk. La sua vena creativa ed eccentrica si manifestò sin dalla fondazione della band, nel 1975, quando il cantante inviò 1000 topi morti conservati in formaldeide alle radio americane per lanciare il suo gruppo negli States.

Qualche anno dopo, i Boomtown Rats si proiettavano in vetta alle classifiche con il brano I Don't Like Mondays. Forse i ratti avevano aiutato, o forse no. 

Fatto sta che Geldof seppe destreggiarsi come artista poliedrico, facendo conoscere la sua immagine anche per l'importante impegno a favore della beneficienza. Nel 1985, infatti, colmò lo Stadio di Wembley a Londra con il celebre Live Aid, dove raccolse 127 milioni di dollari per aiutare l'Etiopia, devastata dalla carestia del biennio 1983-1985. 

Ma già qualche anno prima diede una notevole svolta alla sua carriera grazie a un ruolo da attore. E non una comparsa qualsiasi, ma il protagonista del visionario film Pink Floyd - The Wall (1982) di Alan Parker

Geldof interpreta Pink, di cognome Floyd, un rocker tossicodipendente diviso tra l'idolatria dei fan e la manipolazione dei suoi agenti. Tutta la storia ruota attorno ai suoi pensieri, scaturiti dalla visione di un film di guerra alla Tv. Pink ripensa così alla sua infanzia, alla scuola autoritaria, alle rivoluzioni da strada del '68 e alla repressione soffocante della polizia. Ogni momento viene poi rappresentato da veri fotogrammi o da inquietanti animazioni che incorniciano il film in uno scenario artistico atipico. L'opera sembra così un lungo videoclip dall'aspetto molto originale e intrigante, ma ancora più curiosi sono i retroscena. 

La rock opera, possiamo definirla così, è frutto di un'idea di Roger Waters, interessato a trasmettere un messaggio di incomunicabilità ed esclusione dato dall'immagine simbolica del muro.

Tuttavia, sin da subito, il leader dei Pink Floyd proprio non riusciva a sopportare l'accento irlandese di Geldof. Tanto che in seguitò tentò di registrare nuovamente i brani cantati, ma non riusciva a far combaciare il suo labiale con quello di Bob. E non si trattò di un piccolo problema, dato che ben tre canzoni del film furono cantate dal musicista irlandese!

Il personaggio del film, inoltre, doveva poi riflettere Syd Barrett, cacciato dal gruppo negli anni Sessanta per la sua schizofrenia, causata in gran parte dall'abuso di LSD. Ma qui possiamo dire che l'effetto è riuscito. 

Basti pensare alla disturbante scena della rasatura, resa con una profonda partecipazione e immedesimazione da parte di Geldof. Tale episodio richiama chiaramente un episodio della vita di Syd, quando l'artista lasciò una festa per tornarvi poco dopo completamente rasato.

 Tra effetti a sorpresa, come un'improvvisato lancio di bottiglia contro un'attrice, errori, incongruenze e grandi canzoni, il film si prospetta come un'opera sperimentale. Un simbolo degli anni Ottanta, che vide il bizzarro Geldof come buon protagonista e portavoce di temi importanti come oppressione, discriminazione e fascismo

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