Cosa nascondono gli archivi di Joni Mitchell?

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Ci emozioniamo sempre meno agli annunci di pubblicazioni discografiche, ma stavolta qualche brivido c'è stato. Joni Mitchell ha spalancato la cassaforte e ci ha regalato le sue primissime demo…

Qualche anno fa erano state annunciate edizioni deluxe dei suoi album e nel box dedicato alla discografia Geffen, qualche demo, due o tre, erano stati inclusi, ma nulla più. Ora, un po’ nello stile del suo grande amico e connazionale Neil Young, Joni ha deciso di spalancare la cassaforte.

Il primo volume, in 5 Cd, copre il periodo che va dal 1963 al 1967, precedente cioè all’esordio discografico. Sono quasi tutte registrazioni live con eccezione di qualche demo casalingo e di una manciata di provini effettuati per la Elektra di Jac Holzman alla fine di agosto del 1965 (curiosamente, anche Young registrò alcuni brani per lo stesso discografico nello stesso periodo).

La corposa raccolta inizia con quella che sembra essere la più antica registrazione conosciuta della Mitchell, un’esibizione radiofonica per la stazione CFQC del Saskatchewan in Canada. Siamo nel 1963 e la scaletta comprende classici della tradizione americana come House Of The Rising Sun, John Hardy e Fare Thee Well. Si rimane in Canada con un live dell’autunno del 1964 che include altri traditional tra cui The Crow And The Cradle, brano ripreso dal vivo 15 anni dopo da Jackson Browne che l’ha eseguita anche con Graham Nash in più di un’occasione.

L’alternanza tra Canada e Stati Uniti è la costante di questi primi anni di carriera di Joni: a Detroit registra i provini per la Elektra di cui si è detto e un demo di una sconosciuta Sad Winds Blowin’. Un live al 2nd Fret di Philadelphia è tra le poche cose già note perché circolante da anni tra gli appassionati e i collezionisti. Qui però viene rimessa a posto la storia, con la divisione tra le varie occasioni in cui la cantautrice si è esibita nel locale tra il novembre del 1966 e il marzo dell’anno successivo.

Joni Mitchell 1960s
Joni Mitchell 1960s

A questo punto, nel repertorio della Mitchell sono entrate canzoni che oggi conosciamo bene, Urge For Going, The Circle Game, Both Sides Now e Morning Morgantown, assieme a Song To A Seagull che fornirà una specie di sottotitolo per il primo album.

Il quarto disco ci schiaffeggia delicatamente con una decina di emozionanti provini casalinghi registrati a New York nel giugno del 1967. C’è I Had A King, spesso segnalata come dedicata all’amore tra lei e Graham Nash, che però qui ancora non conosceva (ahi ahi, le pubblicazioni d’archivio) e ci sono anche due gioielli come Michael From Mountain e Chelsea Morning.

Questa lunga cavalcata nella giovinezza della regina indiscussa delle cantautrici americane si chiude con tre lunghi set concertistici registrati il 27 ottobre 1967 alla Canterbury House di Ann Arbor: 37 interpretazioni che fanno venire i brividi lungo la schiena. Joni è già la matura e raffinata artista con un repertorio che si avvia a diventare gigantesco per qualità e intensità, quella che di lì a poco entrerà in studio con David Crosby (il fidanzato allora) e Stephen Stills per registrare il primo album.

Abbiamo lasciato per ultimo un piccolo gioiello, registrato il 28 maggio 1967 per una radio di Philadelphia. Si tratta di una versione, abbastanza unica, di Sugar Mountain, classico del repertorio di Neil Young ancora inedito all’epoca. Insomma, una lunga e affascinante immersione negli esordi di un’artista inarrivabile.

Possiamo solo immaginare quali gemme emergeranno nei prossimi volumi, che a quanto pare saranno composti da ben più di cinque dischi ciascuno. Per ora godiamoci questo primo capitolo da cui vengono estratte due preziose appendici: il triplo vinile con il concerto alla Canterbury House del 1967 e il singolo 33 giri con le prime registrazioni, quelle del 1963. Entrambi sono stati realizzati anche, in tiratura molto limitata, in vinile bianco.

joni mitchell
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