QUIET RIOT: quando Kevin DuBrow cercò di sabotare “Cum On Feel The Noize”

Nel 1983 i Quiet Riot scalavano il successo con una celebre cover degli Slade, che però non piaceva al loro frontman Kevin DuBrow. Così tentò di sabotarla... 

Quando pensiamo ai Quiet Riot li associamo inevitabilmente all'energica dirompenza dell'album METAL HEALTH (1983) e alla mascotte che ne incarna l'essenza: The Iron Mask Man. Così, dietro quell'uomo mascherato e cinto in una camicia di forza, tanto affine a Eddie degli Iron Maiden, vediamo lo spirito più ribelle e selvaggio della band. Perché i Quiet Riot hanno infiammato i palchi con quella carica inestinguibile, guidata dal carismatico frontman Kevin DuBrow. Proprio lui, insieme allo storico amico e chitarrista Randy Rhoads, ha dato vita ai Quiet Riot nel 1975

La "rivolta silenziosa" era destinata a irrompere sulla scena rock internazionale solo con il terzo album. I primi due infatti, QUIET RIOT e QUIET RIOT II, erano stati pubblicati solo in Giappone per vincoli contrattuali con la CBS/Sony. E quasi per uno scherzo del destino, l'album che lanciò i Quiet Riot nell'Olimpo del metal non vide la collaborazione di Rhoads, morto prematuramente nel 1982 in un incidente aereo.

Così DuBrow si trovò a fronteggiare un nuovo album in cui non aveva piena voce in capitolo, poiché tra le tracce ce n'era una che il cantante non riusciva proprio a digerire, ma doveva comunque cantare. 

Si tratta di Cum On Feel The Noize, celebre cover degli Slade, che pubblicarono l'originale nel 1973, raggiungendo subito la vetta delle classifiche U.S., cosa che non succedeva dal 1969, con Get Back dei Beatles. 

La leggenda narra che la canzone avesse ispirato l'ancor più celebre Rock and Roll All Nite dei KISS. Insomma, un pezzo importante, che il produttore di METAL HEALTH, Spencer Proffer, voleva assolutamente inserire nell'album. Tuttavia, a Kevin DuBrow quel brano non piaceva per niente. E confermava la sua posizione anche il batterista Frankie Banali, rimarcando come non fosse un tipo di canzone che rientrasse nei loro gusti musicali. 

Quando al coro si aggiunse anche il bassista Rudy Sarzo, la decisione fu presa: bisognava sabotare la registrazione, così da non inserire il brano in scaletta. L'obiettivo era quindi quello di rendere la canzone un relitto, di performarla in modo che Spoffer, anche volendo, non avrebbe potuto usarla.

Tuttavia le cose non andarono come previsto perché, suonandola, la band si accorse che poteva funzionare. Tutti tranne DuBrow, che rimaneva fermo sulla sua posizione. La canzone piacque subito alla prima prova e, nonostante DuBrow fosse furioso, fu registrata. 

Il successo arrivò in breve tempo e METAL HEALTH fu il primo album heavy metal a entrare nella classifica Billboard, con più di sei milioni di copie vendute. Il brano, tanto odiato da DuBrow, divenne infine uno dei cavalli di battaglia dei Quiet Riot.

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