Quel viaggio per l’Inferno (e ritorno) dei Darkness

The-Darkness-Simon-Emett

Agli albori degli anni Duemila, uno scatenato gruppo glam rock britannico travolse il mondo musicale con il suo secondo album: ONE WAY TICKET TO HELL...AND BACK. Volete salire sul treno infernale dei Darkness?

La nostra storia parte da una cittadina balneare inglese, Lowestoft. Quattro giovani, a trent'anni dalla scomparsa dalle scene di Ziggy Stardust, vogliono riportare sulla scena rock il glam dei gruppi degli anni Ottanta. Attorno alla carismatica figura del frontman Justin Hawkins e del suo falsetto tutto pepe, si uniscono il fratello Dan alla chitarra, Frankie Poullain al basso, e Ed Graham alla batteria. Ed è subito nostalgico heavy metal dalle schitarrate esplosive e canzoni orecchiabili e trainanti. 

L'album d'esordio dei Darkness, PERMISSION TO LAND (2003), è subito un successo, guidato dalla traccia I Believe In A Thing Called Love. E nell'arco di poco tempo vende 1.300.000 copie, affilando gli artigli su un sound in stile AC/DC, ma accompagnato da tutine attillate, performance pirotecniche e una vita spericolata, fatta soprattutto di un massiccio uso di cocaina.

Passano due anni e la band compra il suo biglietto musicale e personale per l'inferno, con un album che deve tenere le redini del primo successo. Arriva infatti ONE WAY TICKET TO HELL...AND BACK, firmato nella produzione da Roy Thomas Baker, già celebre per la sua collaborazione con i Queen in A NIGHT AT THE OPERA.

Quell'anno, i Darkness vedono l'abbandono di Frankie Poullain. Il suo allontanamento improvviso rimane avvolto nel mistero, lasciando già serpreggiare alcune prime fratture interne alla band. Tuttavia questa si rialza grazie alla guida stilistica di Baker. 

Il produttore accompagna il gruppo scapestrato verso un approccio più facilmente penetrabile dal mercato e lo dimostra la title track. One Way Ticket è un brano che ha tutto al posto giusto e si permea perfettamente allo stile della band. Al tempo stesso, le 10 canzoni dell'album mostrano una variegata policromia musicale, che abbraccia anche sonorità al piano in omaggio ai Queen, come nella bellissima Blind Man.

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