Come RUBBER SOUL rese adulti i Beatles

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Nel 1965 i Beatles crearono un album quasi perfetto, RUBBER SOUL. Fu più di un disco: mise fine alla Beatlemania e permise al mondo musicale di vedere i Fab Four finalmente adulti.

Per far sì che una giovane band possa resistere al passare del tempo, deve arrivare un disco che all’improvviso suona diverso da tutti i precedenti. Un disco in cui possono essere percepite influenze diverse e una maturità che riscuote l’attenzione di un pubblico nuovo e più esigente. Per i Beatles quel disco fu RUBBER SOUL, pubblicato il 3 dicembre 1965.

Secondo il produttore George Martin, al tempo di RUBBER SOUL i Beatles “erano pronti per nuove direzioni musicali”. Allontanandosi dal blues americano che aveva accompagnato i loro primi passi, la musica moderna prese il suo posto, accompagnata da quella classica. RUBBER SOUL è anche qualcosa di più: è folk, rock, soul, proto-psichedelico, barocco, senza dimenticare il sitar curiosamente acquistato da George Harrison.

Il risultato delle prime sperimentazioni con il sitar fu Norwegian Wood (This Bird Has Flown), in cui John Lennon e Paul McCartney per la prima volta si lasciavano alle spalle la leggerezza delle prime canzoni d’amore. In Norwegian Wood, Lennon ammetteva di aver avuto una relazione extraconiugale con una ragazza nella sua casa piena di mobilia in legno norvegese (un’ironica frecciatina alla moda in voga al momento).

RUBBER SOUL era anche la casa di uno dei brani preferiti di Lennon: In My Life. Spesso l’artista disse di considerarlo “il primo, vero importante lavoro”. È una delle punte di diamante di RUBBER SOUL, proprio per l’onestà con cui Lennon lo compose. “È stata la prima canzone che ho scritto che parlava davvero, consapevolmente, della mia vita”. È anche il pezzo in cui troviamo lo stile barocco di cui si parlava prima, raggiunto con un assolo di pianoforte che rimandava molto al suono del clavicembalo. La parte dell’assolo venne composta da George Martin, ma Lennon la trovò troppo complicata e la suonò a velocità dimezzata (e poi accelerata in studio).

RUBBER SOUL sembra una miniera di diamanti: è qui che troviamo Michelle, con cui McCartney aveva esplorato i suoi orizzonti musicali con accordi jazz; I’m Looking Through You, Drive My Car, Think for Yourself, Nowhere Man

Come trovare la copertina giusta per questo primo album che recideva il cordone ombelicale una volta per tutte? Guardando le foto possibili per la cover con Robert Freeman, che le proiettava direttamente sull’album, la band ne scelse una. Ma quando il cartone su cui era proiettata cadde un po’ all’indietro, la foto si allungò, creando l’effetto che conosciamo oggi. Il titolo dell’album invece a quanto pare derivava da plastic soul, espressione che McCartney aveva sentito usare dai musicisti blues per indicare Mick Jagger!

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