Greg Lake e quell’album rivoluzionario con i King Crimson

emerson lake & palmer, greg lake, 70s
ELP, greg lake, 70s Photo via GettyImages

Greg Lake fu pioniere del progressive rock e alfiere dei primi King Crimson, con cui stilò il loro pirotecnico album d'esordio IN THE COURT OF THE CRIMSON KING. Ma scopriamo di più. 

Nacque tutto da un'amicizia: quella che legò, alla fine degli anni Sessanta, un brillante cantante esordiente, Greg Lake, al guitar hero dal tocco poliedrico, Robert Fripp. Così nacquero i King Crimson, sotto l'egida del poeta Peter Sinfield, accanto al polistrumentista Ian McDonald e al batterista Michael Giles. In quel frangente storico, il progressive aveva ancora una connotazione volubile e frammentaria, ma avrebbe trovato una sua guida in un album eclettico, fatto di jazz, rock e musica classica.

Stiamo parlando di IN THE COURT OF THE CRIMSON KING (1969). La natura fortemente contemporanea, sperimentale e nevrotica del disco è rappresentata dall'iconico volto in copertina dipinto da Berry Godber. Questo rappresenta l'uomo schizoide del 21esimo secolo, portavoce della più celebre traccia dell'album, i cui occhi sfibrati e profondamente spaventati tratteggiano una potenza emotiva che solo dei grandi interpreti possono esteriorizzare.  

Nonostante l'artista avrebbe trovato maggiore affinità creativa e compositiva con gli Emerson, Lake & Palmer, questo disco testimonia già la potenza rivoluzionaria della parola e della ragnatela musicale eclettica a cui il progressive deve la sua genesi.

Pensiamo a Epitaphuna suite dai toni epici dove la minuzia tecnica si accompagna a un dolce abbandono armonico. Degna di nota è poi 21st Century Schizoid Manun ritratto delle malattie mentali, della labirintica contorsione psicologica umana, manipolata senza scrupoli dal tocco sadico del neurochirurgo. Il suo significato si allarga alla più contemporanea egemonia dei potenti, alla loro algida natura da burattinai, attraverso cui reprimono senza rimorso qualsiasi atto di dissenso, con il solo scopo di mantenere lo status quo.

Così, quando Lake canta, pensa al napalm della Guerra del Vietnam, che all'epoca radicalizzava un'intera generazione contro la violenza, l'ingiustizia e la noncuranza dei potenti.

Ma non è tanto il messaggio, largamente diffuso tra i musicisti degli anni '60, a incorniciare una rivoluzione musicale. Quanto lo strumento narrativo, che esula la rabbia in una dimensione poetica e profetica. E all'orizzonte si staglia così il neonato gigante progressive, incanalato in un disco che il chitarrista degli Who, Pete Townshend, definì come un capolavoro straordinario, un capolavoro misterioso. 

 

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