Com’è nata “Figli delle Stelle” di Alan Sorrenti?

alan sorrenti
https://www.alansorrenti.com/

Il cantautore lanciò, nel 1977, un iconico brano che spianò la strada al funky e alla disco in Italia, e la cui genesi è legata a uno stellare viaggio in California. 

Negli anni Settanta, l'Italia era in pieno fermento culturale, mobilitata dalle contestazioni giovanili dove la musica giocava un ruolo principe, strettamente intessuta con la politica. Chi ascoltava rock non vedeva di buon occhio gli amanti della disco, mentre oltreoceano gli Earth, Wind & Fire spopolavano già tra i giovani americani, introducendo quella nota funky. Ed è questo il mondo fatato a cui guardava Alan Sorrenti, un giovane cantatuore che aveva iniziato la sua carriera militando nelle band progressive rock. Fu quindi uno shock quando, nel 1977, propose al mondo un pezzo di tiratura popolare, Figli delle Stelle, title track dell'omonimo album. 

Sorrenti preferisce definirlo più funky che dance, dato che quest'ultimo genere, che stava spopolando all'epoca, era più vicino allo stile di Donna Summer. Ma molti colleghi del progressive videro quasi come un tradimento quel passaggio stilistico, che sanciva un percorso musicale indipendente e deprivato di qualsiasi ancoraggio politico.

Alan guardava all'America, dopo aver vissuto un periodo a Londra e aver intrapreso un viaggio in Nepal. Ma non tutti percepivano lo stesso trasporto internazionale, anzi guardavano l'altrove con riprovazione e sospetto. Anche per questo la sua canzone incorniciò un momento importante della storia musicale italiana. 

Come lui stesso afferma, la canzone si scrisse da sola, in una notte. Fu una conseguenza spontanea di quel percorso personale e musicale intrapreso da Alan a Los Angeles. Qui incontrò il chitarrista e produttore Jay Graydon, che si pose come alfiere del suo originale disco. Ma fondamentale fu anche l'approccio con David Hungate, bassista dei Toto e con il pianista David Foster, che suonò le tastiere nel brano. Insomma, alcuni volti della sfavillante L.A. di cui Alan Sorrenti colse lo spirito frizzante, sperimentale, e funky-soul. Così si sentì parte del cosmo, di un universo stilistico e musicale da accogliere con la massima apertura mentale. 

Come in un viaggio spirituale, mistico e trascendentale che proietta anima e corpo in una dimensione intergalattica. E non è un caso quindi che Alan abbia scelto Figli delle Stelle come titolo di un brano che originariamente aveva il nome meno simbolico di Heaven. Perché, come dimostra la scienza, il corpo umano discende dalle stelle. O, per meglio dire, è composto da elementi quali carbonio, azoto, ossigeno, ferro e altri che derivano dalla combustione attuata dalle stelle. E quando queste arrivano alla fine della loro vita, si polverizzano, rilasciando nell'etere ciò che di loro rimane e che diventa parte di noi

Tale concetto rende più intimamente vicino a noi questo brano. Perché tutti forse sognano, e al tempo stesso hanno paura, di sentirsi parte di qualcosa di immenso, eterno e sconosciuto. Uno spazio disseminato nell'infinito che protegga e amplifichi i sogni e le speranze.

E in parte è questo il messaggio di Figli Delle Stelle, che vuole creare una dimensione in cui tutti ballino sotto lo stesso cielo stellato e si sentano parte di un tutto che comunica attraverso la musica. 

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