FRESH CREAM: quell’esordio dadaista dei Cream

fresh cream

Il primo album del trio Clapton-Bruce-Baker accompagnò lo sperimentalismo alla fusione di generi diversi, in un'opera polimaterica e priva di schemi, quasi da poter essere considerata un prodotto dada. Volete saperne di più?

L'esordio dei Cream, appena sei mesi dopo la formazione della band, si tradusse nell'album FRESH CREAM del 1966. Un anno in cui le inflorescenze della ribellione giovanile stavano germogliando sotto la spinta del rock. E i ragazzi chiedevano a gran voce forme artistiche svincolate da formali stilemi e votate a una libertà espressiva. Quella che si proponevano di abbracciare i Cream, musicisti giovani, ma già rodati, affiliati ai grandi performer di Chicago, dalla parte di Eric Clapton, e ai polistrumentisti jazz, dalla parte di Jack Bruce e Ginger Baker. Per non contare lo sfondo psichedelico dei Sixties, inevitabilmente incorporato in quel periodo storico. 

L'unione di tutte queste componenti artistiche e culturali diede origine a un prodotto ibrido, interdisciplinare, che muoveva dal rock, al blues, fino alla psichedelia e al jazz. Un album sperimentale, in cui i neonati Cream capirono che direzione dare alla loro musica, ma al tempo stesso gettarono le basi su cui forgiare il loro stile. E per questo prodotto in particolare, avendo ancora poco repertorio degli inizi, si affidarono a estese basi strumentali, in cui la creatività potè irrompere a gamba tesa.

I Cream, dunque, indagarono la musica per conoscersi meglio come band e questo è uno dei principi portanti del dadaismo. Una corrente artistica nata dagli artisti stessi, che sembra vestire alla perfezione l'esordio del gruppo. 

I Cream scrivono i principi di quello che sarebbe stato connotato in seguito come progressive rock. Sperimentazione, libertà compositiva, sfumature stilistiche policromatiche e collettività sono le parole d'ordine per connotare un movimento che cerca il suo pubblico. E la rivoluzione più grande del dadaismo è stata proprio quella di annullare la separazione tra artista e pubblico, tra performance attiva e percezione passiva.

Tutti quindi condividono la stessa aura che si dirama dal palco e che è sempre diversa, perché vive di quell'imprevedibilità che il progressive rende sua regina.

Tutto questo affiora nel primo album dei Cream, ricco e labirintico, ma anche formalmente direzionato verso un obiettivo preciso. Potremmo quasi definirlo un album dadaista.

E tra le track più significative ricordiamo I Feel Freeaggiunta nella versione statunitense dell'album, nel 1967, e scritta in collaborazione con il poeta beat Pete Brown. Qui Eric Clapton usa per la prima volta il suo celebre tocco alla Gibson definito come "Woman Tone". Un altro brano fondativo del rock futuro è poi I'm So Gladscritta del 1931 dal chitarrista Skip James, all'epoca malato di cancro, a cui i Cream comprarono i diritti del pezzo per aiutarlo con le spese mediche. 

Non si può non citare anche Toad, attraversata da quell'iconico assolo alla batteria di Baker, per passare poi ai generi più svariati, dalla psichedelica Sleepy Time Time, al blues di Cat's Squirrel, fino al country di Spoonful.

 Insomma, i Cream appagano il loro gusto personale e quello del pubblico con un'offerta estroversa e poliedrica, che non può considerarsi un ready-made, nata già pronta, ma sicuramente riveste uno stile rivoluzionario e avanguardista

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