USA: il debutto che i Genesis volevano dimenticare

Genesis1972

I Genesis erano tra i pionieri del prog britannico negli anni Settanta, a fianco di gruppi come Yes, Gentle Giant e King Crimson. Ma trovare un pubblico adatto a loro non fu sempre facile, soprattutto in America.

Qui, i Genesis avevano sperimentato una difficoltà a farsi conoscere che non rispecchiava l’esperienza nella nativa Inghilterra. Alla fine, sarebbero riusciti a farsi amare anche negli Stati Uniti, ma lo scarso pubblico al loro debutto americano è esemplificativo degli ostacoli iniziali.

La loro prima gig su suolo americano fu ospitata dall’Università Brandeis di Boston: un pubblico sparuto di studenti assistette all’amata (e dai più considerata la classica) formazione dei Genesis: la voce di Peter Gabriel, le tastiere di Tony Banks, il basso di Mike Rutherford, la chitarra di Steve Hackett e la batteria di Phil Collins. La stessa formazione dI NURSERY CRYME (il primo album con Collins e Hackett), e dell’epico FOXTROT del 1972.

Proprio come conseguenza del successo di FOXTROT, che con Supper’s Ready aveva convinto un’etichetta americana a rappresentarli oltreoceano, i Genesis si esibirono negli Stati Uniti. In realtà, quella all’Università di Boston non fu che una gig per scaldarsi: anzi, il loro manager li avvertì dell’esibizione improvvisata all’ultimo momento. Nella sua autobiografia No, I’m Not Dead Yet Phil Collins la raccontò come

una delusione atroce e frettolosa. Agli studenti del New England il rock inglese, o almeno il nostro, interessava ancora meno di quanto pensassimo.

Il debutto ufficiale, avvenuto il 13 dicembre 1972 (due giorni dopo) al Philharmonic Hall di New York è un tabù di conversazione ancora oggi, perché ricordarlo spinge tutti al limite del nervosismo. Ma cosa andò così male? Prima di tutto, in America il diverso sistema elettrico implicava che gli strumenti elettromeccanici andassero a 60 hertz e non a 50 come in Inghilterra. E quindi il Mellotron, che i Genesis avevano comprato dai King Crimson, era del tutto stonato rispetto alle chitarre.

A questo si unì il pochissimo tempo a disposizione per fare un soundcheck soddisfacente: il direttore dell’Orchestra Filarmonica, Leonard Bernstein, occupò la sala più a lungo del previsto. Ma non era finita qui, purtroppo: poco prima di esibirsi, un amplificatore si ruppe e venne sostituito alla buona con un altro, che produsse un ronzio fastidioso per tutto il concerto, impedendo alla band di sentire una sola nota.

Nonostante tutto il pubblico e la critica ebbero un’impressione favorevole della band, i musicisti tornarono in camerino fumanti di rabbia. Rutherford gettò il basso a terra, frustrato dalla sensazione di aver fatto sfuggire una simile opportunità. Phil Collins ricorda ancora:

Anche a distanza di anni, il solo fatto di nominare quel primo concerto newyorkese ci rende tutti nervosi e ci riporta alla mente ricordi orribili.

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