The Kids Are Alright: l’ultimo live degli Who con Keith Moon

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Era il 15 dicembre 1977 quando gli Who registrarono un concerto segreto per arricchire il materiale di un documentario in loro onore: The Kids Are Alright. A poco meno di un anno di distanza, Keith Moon sarebbe morto, imprimendo su quella pellicola la sua ultima esibizione.

Può un documentario tratteggiare l'intera carriera di una band? Sicuramente no, ma può offrirne un'impressione. Così fotografie, video, interviste, tracce scritte e live performance diventano parti di una narrazione a scacchiera, dove ogni mossa è fondamentale per offrire un punto di vista sui musicisti oltre i riflettori. E così è stato per gli Who, immortalati da Jeff Stein nel suo rockumentary del 1979, Uragano Whotraduzione italiana dell'originale The Kids Are AlrightMa i bambini stanno veramente bene? Forse sarebbe meglio tradurlo con quella connotazione in negativo degli OffspringThe Kids Aren't AlrightSoprattutto in riferimento al carismatico batterista Keith Moon

Una personalità pirotecnica e dirompente, da sempre connotata da un'innata vena distruttiva. Questa stava alacremente venendo a galla in quegli ultimi anni dei Seventies. Fino ad arrivare alla data fatidica del 7 settembre 1978, quando Keith, nel suo appartamento, chiese alla fidanzata di cucinargli bistecca e uova dopo una festa, poi si imbottì di un'ingente quantità di pilloline di clometiazolo, prima di lasciarci per sempre. Aveva poco più di trent'anni, ma la sua vita era sempre stata un passo avanti al limite. Come quella degli Who, estrosi compositori e interpreti di un sound fuori dagli schemi, riflesso dalla loro venalità sul palco. 

Tuttavia quando Stein si presentò al chitarrista Pete Townshend con la proposta di un documentario, quest'ultimo non velò la sua disapprovazione. Fu solo grazie alla spinta del manager Bill Cubishley che, alla fine del 1975, Stein entrò nell'arzigogolata vita degli Who. E li accompagnò in un faticoso tour di due anni proprio quando Townshend voleva abbandonare la vita on the road.

Il film doveva rappresentare un compendio dell'immaginario biografico degli Who dal 1965 al 1978 e mancava del materiale musicale che desse quel plus alla narrazione estetica. Così nel 1977, gli Who approdarono agli Shepperton Studios di Londra per registrare alcuni brani scelti da Stein. Tra questi anche Barbara Ann dei Beach Boys

E in quel frangente temporale, che ricadeva prossimo al Natale, gli Who scelsero di reinterpretare storiche canzoni sotto lo sguardo di alcuni loro fan, invitati in studio per una session segreta. Era il 15 dicembre e, tra i celebri pezzi suonati non potevano mancare Baba O' Riley We Won't Get Fooled AgainTuttavia, nonostante l'apparente successo delle registrazioni, Stein non era soddisfatto, la band poteva dare di più. E, così, nel maggio del 1978, gli Who tornarono in quegli studi per una nuova session, vincente grazie ai funambolismi dei musicisti. Stein stava covando così la sua opera, che sarebbe stata presentata a Cannes nel 1979. Quando la fece vedere alla band, tutti impazzirono e risero sguaiatamente. Il lavoro era riuscito. 

Nessuno si aspettava che quella sarebbe stata l'ultima occasione di registrare Keith Moon in un live. Per questo The Kids Are Alrightuscito lo stesso anno dell'iconico Quadrophenia, è un lascito velato e una dedica a Keith, l'insostituibile, com'è riportato sulla sua tomba.

E pensare che è iniziato tutto con una proposta non voluta, un regista alle prime armi e una session segreta... 

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