“Idiot Wind” di Bob Dylan doveva essere un dipinto

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Tra le tracce di BLOOD ON THE TRACKS di Bob Dylan, alcune sono state scritte e riscritte più volte. Tra queste Idiot Wind, un brano che il 27 dicembre 1974 rinacque grazie al potere della pittura. Ma chi ispirò il profeta del rock?

Alcune canzoni nascono per diventare opere d'arte. E Bod Dylan, paroliere, poeta e profeta lo dimostra con la sua capacità interpretativa, che va oltre la combinazione di parole e musica per raggiungere più elevate sfere spirituali. Nel 1974, la sua scrittura trovò una nuova forza. In quel periodo, il calderone di idee ribolliva sotto una spinta implosiva che non riusciva a trovare luce. Complice anche l'incidente motociclistico del 1966, che aveva spento una piccola fiammella creativa nell'anima del musicista. Per questo, quando Dylan incominciò a comporre BLOOD ON THE TRACKS (1975), sentiva che mancava qualcosa alla fenomenologia della sua opera.

Metà dei brani dell'album subì continue riscritture, canalizzate in due momenti di registrazione. La prima a New York, nel settembre 1974 e la seconda a Minneapolis, in Minnesota, nel dicembre dello stesso anno. E questa nuova versione fu particolare, perché dettata dall'allontanamento della moglie Sara Lownds e dalla vicinanza al fratello David Zimmerman, con cui Bob passò il Natale, rifugiandosi in una fattoria del Minnesota. Così, tra i brani reinterpretati, quello travolto dalle più complesse modifiche fu Idiot WindUna bellissima elegia di rabbia disillusa, in cui i media lessero la fine del matrimonio tra Bob e Sara. 

Il cantautore si sentì sfregiato da questa interpretazione. Dylan infatti sottolineò come il suo divorzio sarebbe avvenuto quattro anni più tardi dalla composizione del brano, nel 1976. Non si tratta dunque della semplice parabola di una storia d'amore, ma di una realtà più sfaccettata e visionaria, che si appella a riferimento artistici e letterari, tra cui anche i racconti di Cechov.  

Idiot Wind ha come tema centrale il tempo e la possibilità di sfidare le tre connotazioni di passato, presente e futuro con la potenza onirica dell'immagine. E in questo giocò un ruolo egemone il pittore Norman Raeben, con cui Dylan prese lezioni di disegno nel 1974. 

Tutto iniziò casualmente, da voci di amici di amici che tratteggiavano Raeben come un profeta illuminante di nozioni di verità, amore e bellezza. E Dylan, che in quel periodo fremeva per trovare la sua innata profondità narrativa perduta, volle conoscere quell'uomo. Per lungo tempo, poi, celebrò il suo nome in interviste e racconti, lasciando però la sua figura celata. Perché la gente non avrebbe capito la megalitica importanza che Raeben aveva rivestito per Dylan. A partire dallo stesso titolo della canzone, frutto di un'espressione del maestro che aveva divertito Bob. Per questo Idiot Wind non è una semplice canzone, ma è una trasposizione concettuale di immagini

Così originariamente Dylan voleva farne un dipinto, sia per mostrarne la distorsione prospettica e plurinterpretativa, sia per denotare l'assenza temporale. O meglio, in chiave paradossale, la coesistenza di passato, presente e futuro in una sola immagine. Perché il dipinto, come la canzone, ha una chiusura spaziale che permette di concentrare più elementi in una sola cornice estetica. Al tempo stesso, però, la sua forza evocativa valica i limiti temporali, aspirando a una lettura eterna.

Ed è questo il destino che accompagna Idiot Wind, un brano in cui Dylan parla di sè, raccontando nel frattempo il mondo che lo circonda. 

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