I Genesis attraverso le recensioni storiche (pt. 1)

Genesis1972

Le recensioni che troverete qui sono quelle contemporanee all'uscita degli album, tratte da testate italiane che, soprattutto negli anni '70 e '80, hanno avuto importanza notevole nella diffusione del culto dei Genesis. 

 

FROM GENESIS TO REVELATION

Da «CIAO 2001», 9 luglio 1969, testo di Fabrizio Zampa.

Il complesso che ha realizzato questo Lp non ha nome. Una volta, come raccontano gli stessi componenti, si chiamavano Genesis. Poi scoprirono altri complessi con lo stesso nome e decisero di cambiarlo in Revelation. Ma la storia si ripeté e così Peter Gabriel, Anthony Phillips, Michael Rutherford, Anthony Banks e John Silver pensarono di rimanere senza nome. “Ma – scrivono nelle note di copertina – abbiamo un disco e vogliamo farlo conoscere a tutti, con o senza un nome”.

In effetti, il 33 giri è interessante, soprattutto se si tiene conto che l’età media dei cinque musicisti è di 17 anni. Il genere è underground, con molte influenze psichedeliche, folk e rock. I dodici brani sono belli e vale la pena di ascoltarli attentamente, soprattutto In The Beginning, The Serpent, Am I Very Wrong?, In The Wilderness, In Hiding, One Day, Window, Silent Sun. Come si vede, insomma, abbiamo citato otto dei dodici brani e anche gli altri quattro non sono affatto male. E, ciò che colpisce maggiormente, il complesso in questione è inglese, e quanto ad originalità può battersi tranquillamente con i Beatles.

TRESPASS

Da «Ciao 2001», 10 marzo 1971, testo di Enzo Caffarelli

Ecco un altro gruppo che si inserisce immediatamente nel nuovo filone della musica pop inglese, pur avendo già all’attivo un album: che accoppia il folk al classico ed al rock, unisce il gusto acustico a quello elettronico, e si avvale di melodie dolci e fascinose. L’etichetta è la Charisma (per la quale hanno inciso anche i Nice), attenta a lanciare artisti d’avanguardia. I Genesis si basano sull’organo e sul piano del geniale Anthony Banks, e sulla batteria di John Mayhew, senza dubbio uno dei migliori fra i nomi nuovi, ottimo nei duetti con le tastiere che rammentano sia pure da lontano, quelli splendidi di Emerson e Palmer o di McDonald e Giles. La strumentazione comprende chitarre acustiche, violoncello, flauto, ma non manca neppure l’utilizzazione, parca e misurata, del Mellotron.

Tipici sono anche la copertina, con disegni da libri di fiabe e miniature, e testi (allegati internamente), ricchi del visionismo e dell’irrazionalismo gustoso lanciato dai King Crimson e dai Black Widow, e di intonazione prevalentemente religiosa, come gli stessi titoli rivelano (Genesis, Peccato, Visioni di angeli, etc). Buoni i cori vocali, ma troppo canzonettistici in alcuni punti. Nei momenti esclusivamente strumentali il gruppo raggiunge il vertice della propria personalità, e lascia intravedere le fonti delle sue ispirazioni, estremamente eterogenee, che vanno dai King Crimson ad Emerson, Lake & Palmer, dai Traffic ai Quatermass e al cast di JESUS CHRIST SUPERSTAR, con un carattere però sostanzialmente più commerciale e meno ricercato.

NURSERY CRYME

Da «Ciao 2001», 16 gennaio 1972, testo di Enzo Caffarelli.

Fra i gruppi inglesi della Charisma, i Genesis meritano un discorso particolare, perché non sono nati come gli altri intorno al ’69-‘70, ma esistono almeno da cinque anni, sia pure con fortuna alterna e con lunghi momenti di silenzio. E ciò che meraviglia all’ascolto di questo disco è che pur nella freschezza e nella genialità della creazione e dell’esecuzione, è possibile rilevare ad una ad una le influenze di vecchi e nuovi gruppi, sicché i Genesis tre anni or sono sarebbero stati un complesso meraviglioso e all’avanguardia, oggi sono soltanto meravigliosi. Profondi sono i contatti del quintetto, più dei colleghi Van der Graaf, che rappresentano la versione più elettronica e sperimentale di questo sound, con gruppi degli anni passati: ci sono i Beatles (che hanno espresso le proprie influenze su tutti i nuovi gruppi inglesi), i Traffic, i Moody Blues, addirittura un pochino di easybeat, tipo Honeybus, i Family e i King Crimson.

NURSERY CRYME è più pretenzioso, più vario, meno lineare e non meno bello del precedente. Va ascoltato con quella sorta di religiosa riverenza che caratterizzava presso i fans ogni nuova uscita dei Beatles. Rispetto a TRESPASS il quintetto ha sostituito due elementi: il batterista John Mayhew con Phil Collins, e il chitarrista Anthony Phillips con Steve Hackett. Ma non sono mutamenti decisivi, perché l’autentico protagonista è sempre Tony Banks, disegnatore con il piano, con l’organo e con il Mellotron di tutte le melodie, di tutte le idee sulle quali lavorano il bassista e seconda chitarra Michael Rutherford, e la voce o il flauto dell’ottimo Peter Gabriel, che dipinge linee contorte, esasperate, piene di espressività, un po’ alla HARMONY ROW (album solista di Jack Bruce, edito ad agosto 1971; ndr). Lo stile di Banks è perfettamente conciso, essenziale, senza un arpeggio, senza una nota oltre il necessario, senza il barocchismo, il tecnicismo, e l’enfasi di molti colleghi. E sono le tastiere a creare le atmosfere fiabesche, e a tratti aggressive, dai toni ora crepuscolari ora a colori vivaci che fanno di NURSERY CRYME il più bel disco dei momento.

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