Nirvana: com’è nato lo Smiley Face?

Uno dei loghi più iconici del rock è rappresentato dallo smile della band di Seattle, con le x al posto degli occhi e la bocca tremolante da cui affiora un'irriverente lingua. Ma cosa sappiamo del simbolo della generazione grunge?

Nel 1992 i Nirvana depositarono il loro marchio. Non una semplice firma estetica, ma una dichiarazione stilistica, divenuta simbolo della band e del genere grunge di cui si fece portabandiera. Tanto intoccabile che, nel 2018, gli eredi di Kurt Cobain hanno fatto causa al celebre stilista Marc Jacobs che, con la sua  collezione Bootleg Redux Gungenon solo si è appropriato indebitamente del termine grunge, ma anche del marchio registrato, sostituendolo solo con le iniziali MJ al posto degli occhi

Ed è vero che la storia dell'iconica faccina gialla affonda le sue radici nel 1963, prima come stimolo di benessere aziendale e poi, nel 1970, come impronta artistica da merchandising. Tuttavia i Nirvana hanno donato alla leggenda una declinazione generazionale, dopo che Alan Moore, con il fumetto Watchmen (1986) ne aveva dato un interpretazione sinistra e sanguinolenta, più disturbante, ma solo esteticamente, di quella affiorata con Psycho Killer dei Talking Heads. Così ecco approdare finalmente sulla scena i Nirvana, su cui riposano molteplici interpretazioni sull'origine dello smile. 

Quella più accreditata e conosciuta lo rimanda all'insegna di uno strip club di Seattle molto in voga negli anni Novanta, il Lusty Lady. Tale locale, centro propulsore del divertimento notturno adulto dalla ristrutturazione nel 1985, ha una storia secolare. Si dice poi che alcune giovani fan dei Nirvana, non potendosi permettere i biglietti dei concerti, arrotondavano con balletti e performance osé. Così, il primo rudimentale smile capeggiava tra i neon di un locale notturno accanto alla scritta "Have An Erotic Day". 

Ma ci sono altre due versioni che incorniciano quella seconda ondata del rock dove la smiley face compariva sulle pasticche di ecstasy davanti ai Dj Set di musica acid. Una di queste, riportata dal graphic designer Art Chantry nel suo libro Grunge is dead: Oral history of Seattle rock musicomaggia una dimensione psichedelica. Quello che risulta è quindi un uomo dal volto deformato, ma non alla maniera del 21st Century Schizoid Man dei King Crimson, bensì in un'ebbrezza dionisiaca,  infatuata dalle droghe artificiali o dal sound martellante del grunge. 

In questo modo, nello smile dei Nirvana, dovremmo scorgere il volto liquido di uno spettatore nel pieno della sua esperienza musicale fruitiva, o in un abbandono lascivo. Al tempo stesso affiora però un'ultima, per quanto improbabile, ipotesi, che ricalca un altro ritratto specifico, quello dell'odiato Axl Rose, che i Nirvana non riuscivano proprio a digerire. Tuttavia, al di là del possibile scherno, è improbabile che gli sia stato dedicato un marchio, non solo amatissimo dal pubblico, ma voracemente inflazionato anche oggi. Basti pensare, oltre al caso Marc Jacobs, la linea d'abbigliamento Drew House di Justin Bieber. 

Ogni generazione ha quindi interpretato il logo a modo suo, pur conservandone un'eredità eterna e universale. E pensare che il simbolo non è mai apparso su nessuna copertina della discografia Nirvana, ma solo su un volantino pubblicitario nel 1991 e poi sulla celebre maglietta della Onyx dalla scritta Flower Sniffin, Kitty Pettin, Baby Kissin Corporate Rock Whores sul retro. Con una piccola curiosità soddisfatta, magari vi sarà venuta voglia di indossare la vostra maglietta con lo smile dei Nirvana oppure di correre a comprarla. Resta indubbia la portata del suo lascito emotivo e iconico

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