Ziggy Stardust: a chi si ispirò Bowie per il suo alter ego?

Una creatura fantascientifica scrisse parte dell'identità del Duca Bianco: Ziggy Stardust, la cui natura traeva origine da una persona specifica, un musicista, un cantante, simbolo del rockabilly anni '50. Scopriamo chi era. 

Nel 1972 David Bowie coniò una firma espressiva e musicale: Ziggy Stardust. La creatura pansessuale, proveniente da una realtà extraterrestre, arrivò direttamente sulla Terra come messaggero, profetizzando la venuta dell'astronauta Starman, incaricato di salvare il Pianeta. Sin da subito, quindi, il Bowie offrì al suo pubblico quello che voleva. Un ritratto onirico, surreale, visionario, fumettistico, sviluppato nell'epopea narrativa dell'album THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS. Ma quando quell'alieno patinato affiorò dalla brillante mente del suo creatore, tutti si chiesero quale fosse la sua origine. 

Bowie lo descrisse come un personaggio plurireferenziale, ispirato da eclettiche figure della musica e dell'arte, come il cantautore texano Legendary Stardust Cowboy e lo stilista giapponese Kansai Yamamoto. Tuttavia, in un'intervista degli anni Novanta alla BBC, l'artista chiamò in causa un riferimento fondativo, assopito nell'immaginario collettivo. Si tratta del cantante e wild man Vince Taylor, britannico, ma cittadino del mondo, con una verve sensuale e fumantina e uno stile iconico. Nacque nel 1939 a Isleworth, nel Middlesex, seguendo il sogno americano di Elvis Presley

E in breve si avverò, quando la sorella convolò a nozze con Joe Barbera, co-inventore, con William Hanna, della celebre casa di produzione di cartoni animati. Taylor non poteva assaporare ingresso migliore nello star system, con un biglietto per la California e le sue meraviglie. In un attimo sarebbe diventato proprio come i suoi idoli musicali: Eddie Cochrane, Carl Perkins e Gene Vincent. Il carattere ce l'aveva, così come un'inedita voracità da animale da palcoscenico, tra movimenti pelvici, performances impazzite e un look total black in pelle da far rabbrividire la generazione più bigotta. 

Vince Taylor era una bomba incendiaria che, tuttavia, andò incontro a un processo di lenta autodistruzione. Tutto iniziò quando il frontman tornò da Parigi con la sua band, The Playboys, dopo anni di splendidi successi. Era il 1965 e, al London's Savoy Hotel, Taylor conobbe non solo Bob Dylan, ma anche il suo spacciatore, con in regalo qualcosa di sconosciuto al cantante, l'ipnotica LSD. Bastò poco al rocker per inabissarsi in un vortice di dipendenza, infiorettata dal vino, e presenziare sul palcoscenico trasandato, senza barba, con una bottiglia di Mateus, che dichiarò davanti a tutti essere la reificazione di Gesù Cristo

In quelle vesti pittoresche incontrò, un giorno del 1966, David Bowie, da lui fermato al Tottenham Court Tube con l'intenzione di esporgli una sua teoria esoterica. I due si rifugiarono quindi al locale londinese La Gioconda, dove Taylor, completamente bruciato dagli acidi, fece vedere al Duca una mappa in cui identificava sotto il Circolo Polare Artico delle possibili basi aliene. Non solo, a suo avviso Gesù Cristo era un alieno e lui era la reincarnazione del Messia. Insomma, tutto questo materiale creativo, nato da una mente allucinata, non poteva passare inosservato agli occhi di Bowie, che fece di Taylor il primo, embrionale, Ziggy. 

Purtroppo, nel corso del tempo, la storia di uno degli artisti più selvaggi del rock finì nel dimenticatoio. Di Taylor, dopo la sua morte nel 1991, rimangono solo celebri brani, come Brand New Cadillac's (1959). Questi però rivivono nelle interpretazioni di artisti più recenti, in quest'ultimo caso, i Clash. Tuttavia quello spirito felino, incorniciato dal trucco pesante e dagli stivali a punta non riuscì a disperdere la sua aurea, incarnandosi grazie a Bowie in un vero e proprio concetto, oltre il tempo e lo spazio. 

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