Quando George Harrison fece uno scherzo a Phil Collins (e altre storie)

Soprannominato il quiet beatle, George Harrison ha condotto un'esistenza fondata sul misticismo, la buona musica e la passione per le cose semplici. La sua storia è talmente ricca e sfaccettata di aneddoti, che vogliamo ritagliarci una cornice di 5 piccole curiosità per conoscerlo meglio. 

Induismo, spiritualità e musica

Sin dalla sua esperienza con i Beatles, George Harrison è sempre stato l'anima spirituale del gruppo. Un uomo alla continua ricerca del significato della propria esistenza, con il tempo consolidatosi nell'avvicinamento ai testi sacri induisti, allo yoga e a un periodo di meditazione sul Gange. Tutto è cominciato a 23 anni, quando il musicista ha sentito per la prima volta il suono del sitar

Questo è poi diventato componente imprescindibile di alcuni brani mistici e lisergici dei Fab Four, come Norwegian Wood Within You Without You. Proprio per la capacità di trascendere la divinità in musica, con un sound ipnotico e suadente, Harrison è considerato il padre della world music. Non solo, ma è anche il primo artista ad aver organizzato un grande concerto a scopo benefico, inciso nel live album, THE CONCERT FOR BANGLADESH (1971)

La prima canzone non si scorda mai

Doppietta per la prima canzone scritta da un giovane Harrison, che venne inserita sia in WITH THE BEATLES (1963) che in MEET THE BEATLES! (1964). Si tratta di Don't Bother Me, un brano che George scrisse quasi per scherzo, giusto per provare la sensazione di comporre il primo testo che fosse solo suo. Così, rintantato in una stanza dell'hotel di Bornemouth, malato, mentre gli altri Beatles erano per concerto, si diede all'arte della scrittura. 

Il sound è malinconico, cupo, poiché tratteggia la volontà di un uomo di non essere disturbato finché la sua amata non tornerà da lui. C'è quindi un distintivo tocco alla Harrison, la cui capacità inventiva si denota anche dal suo primato, rispetto ai colleghi, nell'esordire con un album da solista. Tuttavia Don't Bother Me è il suo primo fiore all'occhiello, riconosciuto dalla critica come uno dei brani migliori dei Fab Four. 

Il mio amico Bob Dylan 

Forse non tutti conoscono il divertente episodio in cui Bob Dylan conobbe i Beatles, nel 1964. Il menestrello di Duluth fu il primo a far provare una canna ai giovani musicisti e nel tempo coltivò con loro una florida amicizia. Tuttavia il rapporto con George Harrison fu sempre particolarmente speciale. Dylan sottolineò infatti l'abilità sobria e capace dell'amico alla chitarra e spesso disse come, senza l'egemonia Lennon-McCartney, Harrison sarebbe potuto svettare prima per il suo talento. 

Recenemente è stato pubblicata una raccolta inedita di canzoni che testimonia il loro rapporto di amicizia. Si tratta di BOB DYLAN-1970, scrigno di nove brani interpretati dalla coppia - l'1 maggio 1970 - frutto di cover di pezzi di Dylan e dei Beatles. Non solo, ma i due hanno anche composto insieme I'd Have You Anytimebrano di apertura del fortunato esordio solista di Harrison, ALL THINGS MUST PASS. Nel 2002, a un anno dalla morte di George, Dylan gli ha dedicato una commovente cover di Something.

Quello scherzo a Phil Collins

Un altro irriverente episodio della carriera di Harrison ha a che fare con il celebre batterista Phil Collins. Proprio lui, appena diciannovenne, venne chiamato da un manager del quiet beatle per suonare le conga nell'album ALL THINGS MUST PASS accanto a Ringo Starr alla batteria. Tuttavia Collins non aveva mai suonato i tamburi di origine afro-cubana e, a fine sessione, oltre ad aver dato un tocco troppo forte allo strumento, aveva le mani piene di vesciche.  

Così nel mix finale non si sente il suo contributo e non venne citato nei crediti dell'album. Con il tempo, però, lui e George divennero buoni amici e, nel 2001, il mistico cantautore gli mandò una registrazione della sua performance, chiedendogli se quello fosse lui. Collins allora rimase imbarazzato nel sentire la sua pessima esibizione, ma non sapeva si trattasse di uno scherzo. Harrison aveva infatto chiesto all'amico Ray Cooper di suonare male di proposito per prendere in giro la prima goffa esecuzione di Phil. 

Nessun vizio...o forse sì

Per un uomo così devoto alla vita spirituale e all'essenzialità esistenziale, è strano possa esistere una passione terrena per le macchine da corsa. Ma Harrison, sin da quando vide il primo British Grand Prix di Liverpool, si innamorò della Formula 1, tanto da collezionare una compagine di lussuose macchine sportive. Dopo aver conosciuto il pilota pluricampione Jackie Stewart, dedicò anche a tutto il team della Formula 1 una canzone, Faster (1970)

George ha descritto come la sensazione di guidare un'auto ai limiti della velocità fosse per lui un'esperienza mistica, estatica, per entrare in contatto con una piena amplificazione sensoriale. Così non ci sembra strana la sua richiesta, nel 1994, di una McLaren da strada, costruita apposta per lui nell'arco di tre mesi. L'attesa fu estenuante per il musicista, ma la soddisfazione da collezionista immensa, anche se gli costò un milione di dollari

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