Elvis Presley, il camionista che divenne re

È sempre interessante indagare come nasce ed evolve una carriera artistica. E la vita di Elvis Presley scatena un certo fascino, con quello spirito rockabilly rivoluzionario degli anni '50. Ma quale fu il primo lavoro del King del Rock?

Sin dalla nascita il destino di Elvis Presley sembra già scritto, ma dal Mississippi del 1935 al primo disco inciso con la Sun Records nel 1956 la strada è ancora lunga, anche se già si assapora quella inconfondibile verve musicale.

Una verve che per il momento non basta: la passione per il canto espressa nella chiesa cittadina non porta il pane a casa e la famiglia di Presley si dà continuamente a lavori altalenanti per sbarcare il lunario. Passano gli anni e troviamo il giovane Elvis a Memphis: qui si diploma nel 1953, la musica in una mano e il curriculum già pronto nell’altra. Ed è proprio davanti alla sua scuola che trova il suo primo e indimenticabile lavoro.

Lì davanti si staglia un piccolo Chevrolet a due porte, poco più grande di un pick-up odierno. Da lì il passo è breve, e Presley inizia il suo primo impiego come camionista, lavoro che già praticava il padre. Tutto comincia nell’estate del 1954 a servizio della Crown Electric. E fa sorridere pensare che il nome dell’azienda sia quasi profetico nell'evocare quella corona che rimarrà per sempre sul capo di Elvis.

Tuttavia Presley non è propriamente il Re della strada, se immaginiamo i camionisti da lunghe tratte a bordo dei loro colossi, invincibili sul tracciato asfaltato. Il camioncino di Elvis è invece minuto e parecchio malandato, tanto da non prendere alla radio alcune stazioni. L’avventura on the road permette però all’aspirante cantautore di pensare e dar forma ai suoi primi testi.

Nonostante a Elvis serva quell’impiego, sa già chiaramente qual è la sua strada. E lo dimostra il suo primo approccio alla Sun Records, negli anni in cui si può ancora incidere un disco per quattro dollari, tenendoselo poi come cimelio a casa. Ma il produttore Sam Phillips vuole andare oltre con il giovane cantante.

Già il cantautore coetaneo di Elvis, Eddie Bond, aveva avvisato l’aspirante collega come non sarebbe mai potuto diventare un cantante continuando a guidare un camion. Così arriva il capolinea per la Chevrolet, che tuttavia diventa una sorta di santuario evasivo per il cantante. Si dice infatti che quando Elvis voleva fuggire dalla quotidianità frenetica del successo, si riparava nel suo vecchio camioncino, lontano da fotografi, giornalisti e ammiratori.

Si può dire quindi che il suo primo grande amore a quattro ruote abbia definito parte della sua identità. A partire dai capelli impomatati, dal ciuffo voluminoso, alle giacche in pelle, fino a quello sguardo penetrante da bad boy. Un indubbio lascito stilistico dell'epoca, che però ha anche dato spazio espressivo e riflessivo a un ragazzo originariamente timido e desideroso di un proprio rifugio personale.

E se oggi la leggenda di Elvis vive nella storia del rock, è anche grazie a quel giorno come tanti in cui il cantante, a bordo del suo camion, capitò nella Union Street di Memphis della Sun Records. L'inizio di una grande avventura.

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