Billy Gibbons: “Ecco perché non tutti i grandi chitarristi diventano famosi”

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Foto di Rob Antonello

Testo: Jamie Dickson

Non tutti i grandi chitarristi diventano famosi. Vi siete mai chiesti perché? Sentite come la pensa un vero esperto: Billy Gibbons, il chitarrista degli ZZ Top.

Quando consideriamo i grandi chitarristi, una delle caratteristiche che risaltano è che ciascuno ha una propria “voce” con lo strumento, che non solo è differente da quella degli altri, ma lascia una traccia indelebile nella memoria e cattura il cuore dell’ascoltatore.

Potremmo anche dire che non tutti i grandi chitarristi diventano famosi. Alcuni, per quanto incredibilmente dotati, non raggiungono mai la fama, e a molti di loro in fondo sta bene così. Fate un giro nei migliori ritrovi musicali in una grande metropoli e li incontrerete. Non sono assolutamente dei falliti, e in un certo senso osservare un perfetto sconosciuto salire su un piccolo palco ed essere travolti dalla sua musica è una delle esperienze musicali più intense che possiate mai avere, se apprezzate davvero la musica per chitarra nella sua forma più vitale.

Ma, allora, cosa significa essere un chitarrista riconosciuto in tutto il mondo come uno dei “Grandi”? Come cambia il tuo rapporto con lo strumento quando il pubblico per cui suoni passa da una manciata di spettatori, a centinaia, poi migliaia e infine milioni? Come ci disse una volta Steve Lukather dei Toto, devi far sì che ogni singola nota “colpisca la parte opposta dell’arena”. In altre parole, devi dipingere su una tela molto più grande, musicalmente parlando, e in questo la melodia e il fraseggio diventano fondamentali.

Pensate all’assolo di Don Felder e Joe Walsh in Hotel California. È un brano in se stesso compiuto, non solamente una serie di lick. I grandi chitarristi non sono solo pura tecnica, sono compositori, interpreti dei brani che eseguono e parafulmini per migliaia di watt di pura emozione musicale. I chitarristi che riescono ad arrivare sui palcoscenici più grandi al mondo devono essere in grado di gestire questa profonda musicalità – ciò che suonano non può limitarsi a una serie lick generici o d’effetto. Quello che suonano deve funzionare sia nelle arene che nelle auto-radio durante l’ora di punta. Deve funzionare sotto i riflettori davanti a 40.000 persone.

Ritorno alle basi

Curiosamente, questo significa concentrarsi su alcuni concetti fondamentali. Lance Lopez è un ottimo bluesman texano e ha appreso il suo incendiario stile alla chitarra da Billy Gibbons, il chitarrista degli ZZ Top. Quando Gibbons lo notò, Lance si affidava troppo a un modo di suonare appariscente e tecnicamente di grande impatto, ma sconnesso dal cuore delle canzoni, e così gli diede qualche consiglio:

'Non conta cosa suoni o quanto velocemente lo suoni... se non suona bene, allora c’è qualcosa di sbagliato'. Questa è sempre stata la regola numero uno - racconta Lance a «Guitarist», ricordando i consigli di Billy - E poi mi disse: ‘Devi suonare ciò che ti rende felice – devi suonare col sentimento e col cuore. Deve farti sentire bene’. La terza cosa che disse Billy fu: 'Il tuo modo di suonare deve avere sentimento e groove'.

Billy mi vide che ero ancora un ragazzo e mi disse: ‘Devi trovare il groove’. Io pensai: ‘Cosa? Allora devo fare il funk?’. E lui: ‘Ascolta You Don’t Have To Go di Jimmy Reed’. E così ascoltai Jimmy Reed e capii: ‘Ohhh, questo groove’. A quel punto, iniziò ad avere senso... Si trattò solo di inserire i pattern principali intrecciandoli con il groove del brano anziché rovesciarli sulla melodia per cercare di vincere. Una questione di tono, suonato con amore e groove... ecco le tre cose fondamentali che ho imparato da Billy.

Non sono obiettivi impossibili da raggiungere. Sono cose semplici e fondamentali che troppo spesso mettiamo da parte nella nostra frenesia di diventare “più bravi” alla chitarra – senza capire che queste sono le basi di ogni modo “migliore” di suonarla. Troppo spesso guardiamo ai Guitar Gods e li vediamo come creature da un altro pianeta, impossibili da emulare. È vero, ci sono chitarristi come Steve Vai e Guthrie Govan che hanno spinto quasi al limite i confini di ciò che è tecnicamente possibile con lo strumento. Ma entrambi converrebbero che senza sentimento, groove e fraseggio, la velocità quasi divina e la tecnica, da sole, non hanno senso.

Invece di sentirvi piccoli e inadeguati di fronte a cosa hanno realizzato questi chitarristi, ciò che loro hanno imparato a forza di esibirsi può riconciliarvi con quello che davvero conta per il vostro modo di suonare. Per cui, accomodatevi in mezzo all’Olimpo del rock e preparatevi a ricevere la loro saggezza a sei corde: scoprite il nostro speciale dedicato ai Chitarristi geniali, cliccando qui.
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