Vinile: le 9 copertine più terrificanti della storia

Tra sangue, violenza ed evocazioni spettrali, l'horror domina alcune copertine non adatte a un pubblico sensibile. Siete pronti a scoprirne 9 particolarmente terrificanti?

YESTERDAY AND TODAY (1966), The Beatles

L'album - raccolta del 1966 si dota di una copertina originaria particolarmente macabra. Paul McCartney la descrisse come "la risposta alla Guerra del Vietnam"lanciando un messaggio non indifferente contro la violenza. Così nel 1966 la Columbia Records pubblicava YESTERDAY AND TODAY con la Butcher CoverQuella che vede i Beatles nelle vesti di macellai con tanto di camice bianco e corpi smembrati di bambolotti accanto a pezzi di carne. Un'immagine di forte impatto, che venne censurata per l'apporto sanguinolento eccessivo, ma che trasuda una chiara svolta comunicativa della band, oltre il pop e il rock verso una chiave politica

BLACK SABBATH (1970), Black Sabbath

Dettagli occulti, mistici ed esoterici: ecco la copertina di debutto dei Black Sabbath. Si tratta di un intreccio dei canoni horror più rappresentativi, dalla casa diroccata e abbandonata, alla strega con accanto il gatto nero, fino al corvo tra i rami. Il tutto in una sterpaglia di rovi velata da una sgranatura d'immagine voluta. Insomma, la Vertigo Records gioca con l'immagine dei principi delle tenebre per eccellenza. E negli anni Settanta, in cui l'occultismo e il satanismo affascinano molti giovani, i Black Sabbath propongono un ritratto vintage fortemente disturbante. E pensare che la donna in copertina è ispirata a una loro fan!

Uriah Heep, VERY 'EAVY...VERY 'UMBLE (1970)

A due anni da La Notte Dei Morti Viventi di George Romero, la band britannica degli Uriah Heep chiama in causa un volto tra uno zombie e una mummia. Si tratta del cantante David Byron, opportunamente e, sfortunatamente, abbigliato con colla e ragnatele finte. L'immagine del debutto della band, sempre sotto l'ala della Vertigo Records, inneggia quindi una creatura orrorifica. Tale da incanalare il gruppo in una coltre mortuaria e funerea, con la lettera scarlatta di band dedita all'occultismo. Come per i Black Sabbath, però, lo sfondo storico-culturale è efficace per tale rappresentazione. Non è proprio l'ospite che vorremmo trovare in cantina, ma Byron fa la sua sporca, e terrificante, figura.

THING-FISH (1984), Frank Zappa

L'eclettico maestro freak abbraccia invece una creatura che sembra nascere dalla mente di Guillermo Del Toro. Non è tanto l'impatto estetico ad atterrirci, quanto l'evocazione disturbante che accompagna il travestimento di Ike Willis. Ma come sempre, Frank Zappa vuole raccontarci altro. Il suo concept album THING - FISH è una chiara critica contro il razzismo e l'omofobia nell'America bianca e protestante. Così la storia narra la macabra diffusione da parte del governo di un virus iniettato ai carcerati, che li trasforma in creature mutanti, le Mummy Nuns con il compito di estirpare la cultura afroamericana e il blues. Insomma, uno scenario orrorifico che atterrisce.

REEK OF PUTREFACTION (1988), Carcass

Voci gutturali, chitarre distorte e una martellante batteria. Questa è la cifra stilistica dei Carcass, che tra i portavoci del death metal britannico con l'accezione di grindcore, si distingue per una macabra predilizione per l'humor nero, la vivisezione medica e i processi decompositivi del corpo umano. Insomma, l'anatomia in putrefazione che non manca di destare impressione nello spettatore. Così, sebbene CHOICE CUTS, con tanto di mannaia, sangue finto e cadaveri sia un valido avversario, il collage di frammenti corporei e bambolotti agghiaccianti è la firma decisiva dello spaventoso REEK OF PUTREFACTION. Guardare nel dettaglio per credere. 

BUTCHERED AT BIRTH (1991), Cannibal Corpse

Continuando con il filone death metal, ma dalle parti di Buffalo, negli Stati Uniti troviamo una delle copertine più agghiaccianti dei Cannibal Corpse. Anche in questo caso torna la verve sanguinolenta sul banco da macellaio. Non si tratta di violenza gratuita, ma di una narrazione contemporanea senza filtri. Così due scheletri demoniaci insanguinati estraggono un neonato dal cadavere di una donna, mentre una rete terrificante di corpi infantili appesi si staglia alle loro spalle. La spiegazione dell'immagine fortemente d'impatto risiede in una triste rappresentazione della società odierna, ridotta a uno stato di tumescenza e primitiva aggressività. Anche il titolo dell'album "macellati alla nascita" è particolarmente dichiarativo. 

FEAR OF THE DARK (1990), Iron Maiden

Gli scheletri dei Carcass non possono che invocare il celebre Eddie degli Iron Maiden che, tratteggiato dalla penna di Derek Riggs ha raccontato le più belle cover anni Ottanta. Gli anni Novanta sono più turbolenti per la band e nell'iconica copertina di FEAR OF THE DARK non compare più la firma di Riggs. Tuttavia Eddie, da tutti amato nelle sue vesti punk e poi lobotomizzato fino alla rinascita, assume qui un aspetto antropomorfo. Il suo corpo si fonde con l'aggrovigliata ossatura di un albero notturno e l'aura demoniaca divampa, con un ghigno malefico da brividi.

MATANDO GUEROS (1993), Brujeria

La band extreme rock dei messicani Brujeria non fa sconti a nessuno. Il loro album di debutto del 1993 parte con un'immagine che venne censurata in moltissimi Paesi, così come i contenuti stessi del disco. Quest'ultimo è infuso di tematiche forti come il traffico di droga, la sessualità e i riti satanici, in un'ottica pregna di anti-americanismo. Così sulla copertina di MATANDO GUEROS possiamo vedere la testa decapitata di un uomo, senza filtri e con una deturpazione visiva estrema. Si tratta quindi di quel tipo di connotazione estetica che colpisce in pieno l'osservatore, come i cadaveri fotografati da Andres Serrano. Un ritratto fortemente drammatico che non turba solo la vista, ma anche le coscienze. 

HOLY WOOD (2000), Marilyn Manson

Non poteva mancare Marilyn Manson in una classifica dell'orrore che, però, anche in questo caso si appella alle tragedie della contemporaneità. Nel 1999 avveniva lo sfortunatamente celebre massacro alla Columbine High School da parte di due ragazzi armati che uccisero molti studenti. E la vicenda, raccontata anche dal film Elephant (2003) ebbe una grande portata mediatica, ingiustamente riversatosi contro il rock e in particolare contro Manson. Quest'ultimo, in risposta, si fece crocifiggere nella copertina di HOLY WOOD, con la mascella mancante, come a espletare la sua incapacità di parola in una condizione che aveva già trovato il suo capro espiatorio. 

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