Astrid Kirchherr: la fotografa che ispirò il look dei Beatles

Una giovane fotografa tedesca crea l'estetica dei Fab Four nei primi anni Sessanta, nel cuore di un'Amburgo dove i giovani rocker maturano una nuova consapevolezza artistica sotto la guida della loro musa dal caschetto biondo. Conosciamola meglio!

La firma dei primi Beatles si tinge d'argento con il nome di Silver Beatles. Siamo a inizio anni Sessanta e il magico quartetto è in realtà un quintetto. Questo accoglie in formazione, oltre a McCartney, Lennon e Harrison, anche Pete Best, batterista predecessore di Ringo Starr, e il bassista Stuart Sutcliffe. Hanno tutti tra i 17 e i 20 anni, sono febbrili creature alla ricerca della loro strada, impomatate di brillantina sui capelli e con indosso l'immancabile giacca in pelle e gli stivali da cowboy. Il loro battesimo di Amburgo nell'agosto 1960 è il banco di prova per una maturazione stilistica e musicale

Così vengono ingaggiati per un tour di 48 date tra due locali simbolo della metropoli: Kaiserkeller Club e Indra Club. Proprio al primo di questi, in una serata estiva, assiste al loro concerto l'artista e graphic designer Klaus Voorman. Sul palco li precede la band Rory Storm & The Hurricanes dove, paradossalmente, suona Ringo alla batteria. Voorman rimane affascinato dalla verve musicale dei Beatles, nonostante questi si esibissero ancora su cover figlie del rock 'n' roll. L'artista decide di invitare la fidanzata Astrid Kirchherr a una seconda serata, per mostrarle quei pimpanti giovani di Liverpool. E il primo ricordo di Astrid si traduce in una memorabile frase che lei stessa rilasciò alla BBC gli anni successivi: La mia intera vita cambiò in un paio di minuti. Tutto quello che volevo era stare con loro e conoscerli.

Astrid è una studentessa di fotografia alla Scuola di Belle Arti di Amburgo, allieva del celebre fotografo Reinhart Wolf. Vive in un immaginario estetico in bianco e nero, tale da renderla una moderna Patricia del film simbolo della Nouvelle Vague, Fino All'Ultimo Respiro (1960) di Jean-Luc Godard. Astrid si presenta infatti con un affascinante caschetto biondo e l'immancabile mise nera dell'esistenzialismo. Si tratta di quella corrente filosofica, letteraria e artistica che coinvolge un fitta compagine di giovani negli anni Sessanta. Ancora una volta, per comprenderla ci affidiamo alle parole di Astrid, in un'intervista alla BBC del 1995. 

La nostra filosofia, dato che eravamo dei teenager, fu di vestirci di nero e incamminarci osservando il mondo intorno a noi con malumore e malinconia. Naturalmente avemmo un riferimento ben preciso, che fu Sartre. Ci ispirammo agli artisti e agli scrittori francesi, perché erano vicini a noi, mentre l’Inghilterra era lontana e gli Stati Uniti erano fuori dalla questione. Così provammo a pensare e a vivere come gli esistenzialisti francesi. Noi perseguivamo la libertà, volevamo essere diversi e provammo ad essere distaccati, scettici.

Come dicevamo, l'incontro tra lei e i nascenti Beatles fu epocale, dai primi scatti degli Hamburg Days fino al 1964, quando terminò la loro collaborazione. E il rapporto tra la fotografa e la band iniziò con una storia d'amore. Astrid e Stuart Sutcliff decisero di andare a vivere insieme ad Amburgo e dedicarsi alla pittura. Il bassista lasciò la band ma, a distanza di soli due anni, morì improvvisamente per un'emorragia cerebrale. Aveva solo 22 anni.

Rimangono nella storia gli scatti che Astrid fece a Lennon nello studio da pittore dell'amico. Oltre a questi segreti tesori, la fotografa fu artefice dei primi posati della band, oltre che di una collezione di scatti di vita domestica e pubblica della band. Quando fu girato il film A Hard Day's Night, Astrid fu l'unica fotografa ammessa sul set.  

Così si deve ad Astrid la crescita trasformista dell'estetica Beatles, fortemente influenzata dallo spirito esistenzialista, condotto dal movimento giovanile degli Exis. Le giacche in pelle e la brillantina lasciarono il posto a sobri completi, consigliati anche dal manager Brian Epstein, scuri e senza colletto. E l'iconico "taglio a banana", pervasivo all'epoca, cedette il posto all'inconfondibile caschetto Beatles. Una cornice stilistica memorabile, proiettata nelle fotografie in bianco e nero, eleganti, sofisticate e minimali di Astrid. Ma l'artista ha più volte affermato di non voler alcun riconoscimento per l'estetica dei Fab Four. E, dopo anni passati sotto il marchio della fotografa dei BeatlesAstrid ha lasciato la macchina fotografica. 

Forse quindi non c'è stato un atto preciso o una volontà che abbia fondato l'immaginario stilistico dei Beatles, ma l'influenza culturale di Astrid e dell'esistenzialismo è stata fondante. Nell'album WITH THE BEATLES, il gruppo chiese infatti al fotografo Robert Freeman di rispecchiare lo stile degli scatti di Astrid. E il settimo album della band, REVOLVER (1966) fu firmato dalla penna di Voorman. Nel 2017, Astrid ha tenuto una mostra in omaggio ai suoi scatti dei Fab Four e anni prima, nel 1994, la sua storia è arrivata sul grande schermo con il film Backbeat - Tutti hanno bisogno di amore (1994)Il 2020 però ha posto fine all'esistenza di Astrid, morta a 82 anni e ricordata da Macca con l'espressione "A Beautiful Human Being". 

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