Synth e Prog anni Settanta: 4 assoli memorabili

emerson lake and palmer

Il sintetizzatore (o synth) è un particolare elettrofono che trova massima espressione negli anni Ottanta, con il synth pop condotto dai Duran Duran. Ma le sue radici affondano nel progressive rock anni Settanta, genere che per eccellenza vive della sperimentazione di nuove melodie. Scopriamo 4 brani alfieri dello strumento.

Lucky Man (1970), Emerson, Lake & Palmer

Nonostante l’uso del sintetizzatore Moog si presenti già in alcune produzioni dei Beatles e dei Moonkes, è Keith Emerson degli Emerson, Lake & Palmer a farne il primo massiccio uso, dandone una connotazione inedita. E il suo primo esperimento si sedimenta nella parte finale della celeberrima Lucky Man, sinuosa ballad dell'album di debutto della band britannica. Così Emerson subentra alla fine del brano, con una timbrica al synth talmente peculiare da rendere il pezzo una perla iconica.

E pensare che tale assolo nacque quasi per caso. Quando il gruppo stava preparando il disco, infatti, aveva in cantiere una canzone breve, scritta da Greg Lake e dalle sonorità folk, che si scelse di incorporare con un assolo di Moog, recentemente acquistato da Emerson. Così la sperimentazione evolvette in una portata musicale di tale dirompenza ed energia che, ad oggi, questo assolo è uno dei più riprodotti al synth. 

Figure di Cartone (1972), Le Orme

Passiamo a un esempio italianissimo di maestria al synth. Con il secondo album, L’UOMO DI PEZZA (1972), Le Orme introducono l’uso del Moog e del Mellotron. Ed è qui che il trio composto da Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Michi Dei Rossi trova la sua strada più complessa e articolata da un punto di vista tecnico. In particolare è la traccia Figure di Cartone, ballad semiacustica molto orecchiabile, che si distingue per il suo assolo di synth.

Lo stesso Pagliuca ha dichiarato  in un’intervista la sua personale visione sul rivoluzionario synth.

Poi, nel ’70, è arrivato Keith Emerson all’Isola di Wight con il suo Moog, e lì è iniziata la nuova epoca del sintetizzatore, che ha attecchito immediatamente perché consentiva di approdare a suoni nuovi e inesplorati.

Nonostante anche lui citi come predecessori i Beatles (STG. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND), l’avvento del synth scrive per lui una vera svolta distintiva per il progressive.

The Revealing Science Of God (Dance Of The Dawn) (1973), Yes

Uno dei più apprezzati assoli di synth proviene invece dal sesto album degli Yes, già grandi interpreti nell’uso del Mellotron. Si tratta di TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS (1973), un'opera trascendentale e mistica, infusa delle recenti influenze spirituali orientali del frontman Jon Anderson. E, con una copertina di Roger Dean dalle fattezze apocalittiche, l'album si apre con la suite The Revealing Science Of God (Dance Of The Dawn)

Qui il sintetizzatore Moog fa la sua figura lungo un incedere catarchico di 20 minuti, che evolve da sonorità più soft verso articolazioni psichedeliche. E le tastiere si contraddistinguono come il terreno fertile di Rick Wakeman, il virtuoso interprete di atmosfere magiche. Con lui, lo strumento sapientemente usato permette di evocare una narrazione epica, dalle fattezze fantascientifiche, che si gioca tutto sull’effetto ipnotico e contemplativo del suono.

Wait (1979), Camel 

L'affinità nominale con il celebre marchio di sigarette creò dei problemi a questa prorompente band britannica. I Camel si riconoscono all'udito per la loro pregnanza progressiva, affusolata su eclettiche sonorità, figlie della stimolante vicinanza con la Scena di Canterbury. Quest'ultima comprendeva una cerchia di musicisti inglesi che sperimentò la contaminazione di generi dalla psichedelia all'elettronica. Così questa tendenza riaffiora nel settimo album della band, I CAN SEE YOUR HOUSE FROM HERE (1979). In particolare, un occhio di riguardo spetta alla traccia di apertura Wait.

Quest'ultimo è un brano articolato su cinque minuti e sapientemente gestito dal tastierista Kit Watkins con modulazioni iconiche sul suo minimoog. Così tutto l’album si permea dell’immancabile sapore progressive, lambendo un suono melodico, liscio, sinuoso e una classicità pervasiva. I Camel si contraddistinguono così come esponenti di un’epoca che avanza verso nuove sonorità elettro-pop, ma non perde la sua anima estensiva e finemente articolata.

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