In Italia il vinile supera il cd: non succedeva dal 1991

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I numeri ci sorprendono, ma non del tutto, data l’affascinante ribalta del vinile negli ultimi anni, confermandosi come vincente strumento di raffinatezza estetica e acustica. Così lasciamo che sia la Federazione dell’Industria Musicale Italiana a raccontare la genesi economica del 2021.

Non c’è testimonianza migliore di quella numerica, che certifica con certezza l’andamento economico musicale. Già a metà del 2020, gli Stati Uniti avevano tracciato il superamento nelle vendite del vinile rispetto al cd. Con un’occupazione del 62% dei ricavi totali discografici e un superamento che non si vedeva dal 1986. E i dati non sono dissimili per i primi tre mesi italiani del 2021, come dimostrano quelli rilasciati recentemente da Deloitte per FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana). Infatti, nonostante l’egemonia incontrastata del digitale, che riveste circa l’80% del mercato italiano, il vinile conquista un importante 11%, con una crescita del 121% rispetto al 2020 e un superamento decisivo della vendita di cd, che registra un ulteriore calo del 6%.

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Tali numeri non comparivano dal 1991, esattamente 30 anni fa, quando in cima alle classifiche secondo Hit Parade Italia c’era Antonello Venditti con il suo BENVENUTI IN PARADISO. Così il 2020 è stato un anno turbolento per la musica, che ha sacrificato lo spirito dei live e dei tour. Al tempo stesso, però, ha incentivato la vendita discografica, con un fiore all’occhiello per il vinile, nonostante l’abbonamento alle piattaforme digitali sia aumentato del 37%, anche incentivato dalla spinta dei social nei confronti delle ultime generazioni. Il vinile però mantiene alta la sua bandiera e lo dimostrano i 4,7 milioni di euro trainati dal prezioso strumento nel primo trimestre 2021, contro i 4,4 milioni del cd.

Lo scorso 23 marzo si è tenuta in streaming l’annuale edizione del Global Music Report dell’Ifpi, la federazione mondiale delle case discografiche. E la sua panoramica globale ha specificato una crescita dell’1,44% del mercato musicale italiano rispetto al 2020. Lo stesso anno in cui l’Ifpi aveva rilasciato ulteriori dati interessanti sul Bel Paese, con un contributo economico nazionale del vinile di 15 milioni, in crescita del 2,5% rispetto al 2019. Tutta un’altra vita rispetto al cd che, pur stanziandosi su 24 milioni di euro di ingressi, ha però subito un drammatico calo di vendite del 35%. Tali testimonianze numeriche sono quindi fondamentali nel decretare come, anno per anno, la situazione economica musicale sia in continuo mutamento. Soprattutto se osserviamo la curva metaformica dal 2010, anno in cui il vinile ha incominciato a tornare in grande stile.

Così l’Italia tiene bene il ritmo, anche se nel 2021 non si colloca tra i primi dieci big del mercato musicale mondiale. Tuttavia il suo mercato interno dimostra una grande capacità di adattamento, sulla combinazione di stili ed epoche differenti. Basti pensare che nel 2020 il vinile più venduto è stato il sempreverde THE DARK SIDE OF THE MOON, figlio dei Pink Floyd del 1973. Con il nuovo trimestre del 2021, questo occupa il quinto posto in classifica, preceduto da PERSONA (2020) di Marracash e seguito da TEATRO D’IRA (2021) dei Maneskin. Ed è quindi estremamente affascinante notare come la musica costituisca un eterno filo rosso intergenerazionale, che spazia con facilità lungo la linea del tempo. Ecco dunque che in classifica spiccano voci intramontabili come quelle di Jim Morrison e Franco Battiato, anche se il primato lo vince il pop con il giovane Harry Styles.

L'anno precedente è stato contraddistinto dalla consapevolezza di poter trovare un rifugio nel passato per fuggire all’inconsistenza del futuro. E il 2021 si prospetta un pochino più luminoso, con un pubblico non pervasivo come quello digitale, ma fedele e appassionato di una perla fruitiva mirabile e in costante crescita. Aspettiamo dunque di vedere quali trasformazioni incorniceranno il proseguo dell’anno.

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