Perché ai Pink Floyd servirono 3 tentativi per la copertina di ANIMALS?

Animals Pink Floyd

Un maiale volante, una centrale termoelettrica e la visionaria prospettiva di Roger Waters. Così nacque, nel dicembre 1976, una delle copertine più simboliche dei Pink Floyd, la cui genesi incontrò però diversi ostacoli... tecnici.

Dopo una sequela di copertine iconiche al soldo di Storm Thorgerson e dello Studio Hipgnosis, arriviamo a ANIMALS (1977). E per il decimo album dei Pink Floyd, pubblicato il 23 gennaio 1977, si incontrano due diverse idee visionarie. Da un lato il fedele disegnatore della band ipotizza l'immagine di un bambino piccolo che irrompe nella stanza dei genitori, cogliendoli durante l'atto passionale. Uno sguardo schietto e d'impatto, che tuttavia non convince la band, più propensa a seguire l'estetica di Roger Waters, devota all'evocativo scorcio della Battersea Power Station. Si tratta della centrale termoelettrica dell'omonimo paesino inglese, in cui il bassista e cantautore viveva all'epoca. 

Dalla sua finestra domestica, Waters poteva scorgere tutti i giorni quell'immagine funerea di un colosso industriale macinato a carbone. Tra le quattro colonne della centrale decadente, Waters vide le zampe di un animale rovesciato, abbandonato alla sua imminente fine. Non solo quindi si consolidò il tormento di "una tartaruga girata sulla schiena", come la definì alla BBC, ma anche un collegamento biografico con i colleghi Pink Floyd. A quell’epoca, infatti, la band era all’apice dei gloriosi successi anni Settanta, dopo due perle discografiche contigue come THE DARK SIDE OF THE MOON (1973) e WISH YOU WERE HERE (1975).

Tuttavia l’anima all’interno della band si stava dissolvendo, sfregiata dal potere dominante dei Money raccontati da Waters e sfibrata dalla fame degli avventori che cercavano di assaggiare parte del bestione musicale. Così per Waters quelle quattro ciminiere morenti potevano essere assimilabili ai suoi compagni di avventura, in un immaginario nostalgico e cinereo dove affiora Algie. Quest'ultimo è il soprannome, scelto da Waters, del maiale gonfiabile che venne adottato come astro simbolico nel cielo plumbeo londineseE all'inizio Thorgerson non era d'accordo con una scelta visiva da lui ritenuta scontata, soprattutto perché il concept album si ispira liberamente al capolavoro di George OrwellLa fattoria degli animali. 

Algie fu disegnato dall’artista australiano Jeffrey Show e trasposto in un giocattolo gonfiabile di 12 metri dall'azienda tedesca Ballon Fabrik: il 2 dicembre iniziarono i primi tentativi di fotografarlo nel cielo, ma non tutto andò come previsto. Quel giorno, la fotografa Aubrey Powell dello studio Hipgnosis arrivò allo shooting con dei tiratori scelti, che potessero colpire l'animale in volo in caso di danni. Ma Algie non si alzò neanche di un centrimetro, a causa del maltempo che la tenne ancorata al suolo.  Così i Pink Floyd ci riprovarono il giorno dopo, senza cecchini sul set. E, ironia della sorte, non solo il maiale svettò sulla centrale di Battersea, ma scomparve alla vista. Una forte raffica di vento, infatti, spezzò la sua fune, disperdendolo sopra i cieli londinesi. Un bel pericolo, dato che Algie intercettò la tratta aerea dei voli diretti a Heathrow

Tutte le partenze vennero posticipate e alcuni elicotteri mandati in ricognizione finché alle nove e mezza di sera chiamò un contadino del Kent, la regione a Sud Est di Londra. Algie era sgonfia nel suo campo e stava spaventando le mucche. Così, dopo una mobilitazione mediatica cittadina di spessore, i Pink Floyd approdarono al loro terzo giorno, quello decisivo, forse. Il cielo era infatti brillantemente terso, perfetto per fotografie idilliache scattate dalla Powell, che però non convinsero la band. Questa voleva un tocco più cupo, caravaggesco, che si adattava perfettamente alle foto del cielo scattate il giorno prima. Così forse non tutti sanno che la cover finale nacque da un'operazione di editing, che sovrappose le foto di Algie dell'ultimo giorno a quelle del cielo oscuro. 

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