The Who: quando 9 tassisti bloccarono una strada per Keith Moon

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Keith Moon

Batterista dall’animo imprevedibile e maledetto, Keith Moon si è costruito una fama come pirotecnico fautore di devastazioni d’albergo e funambolico attore di situazioni comiche e grottesche. Una di queste affonda le radici nel 1976 tra le strade newyorkesi e si aggiunge alle storie metropolitane che circondano il musicista.

La firma di Keith Moon è legata alla sua vulcanica destrezza alla batteria. Insieme a Ginger Baker dei Cream, Neil Peart dei Rush e John Bonham dei Led Zeppelin, Moon si è infatti guadagnato in giovane età una corona di tutto merito dietro ai tamburi. Il suo stile aggressivo, vibrante e famelico è il tocco distintivo di un approccio personale e riconoscibile, evidente nella perla musicale degli Who, My Generation. Tuttavia Moon condivide con alcuni colleghi batteristi, primo tra tutti “Bonzo” Bonham, un insito desiderio di distruzione e autodistruzione. Ricordiamo quando il batterista dei Led Zeppelin girovagò in un albergo a bordo di una motocicletta. Solo uno dei tanti atti ribelli accompagnati da cuori infranti e bevute a regola d’arte. Solo un altro giorno di ordinaria follia nella vita di una rockstar.

Ma Moon detiene il primato di follie quotidiane, tanto che lui stesso si descrisse così: Quando hai i soldi e fai il tipo di cose che faccio io, la gente ride e dice che sei eccentrico, che è un modo educato per dire che sei fottutamente pazzo”. E lo dimostra la festa baccanale organizzata all’Holiday Inn di Flint, in Michigan per i 21 anni del batterista. Qui non solo Moon piazzò un candelotto di dinamite nel water del suo bagno, danneggiando tre piani dell’albergo, ma girovagò nudo per l’albergo, cadendo e spaccandosi un incisivo. e cercò di guidare la sua Cadillac…sul fondo di una piscina.

Così l’epopea di Moon si lega anche alla sfrenata passione per le belle auto, che gli generarono qualche problema, finito in tragedia, in una serata d’inaugurazione al Red Lion di Hetfield, il 4 gennaio 1970. Qui il batterista arrivò in grande stile a bordo della sua Bentley, affiancato dalla moglie Kim Kerrigan e trasportato dal suo autista personale, Neil Boland. E tutto quello sfarzo, insito di patinata ostentazione, irritò gli skinhead della classe operaia presenti al locale. 

Quest’ultimi incominciarono a infastidire la coppia, costringendola a rifugiarsi in auto, per poi farla oscillare mentre le lanciavano contro delle monete. Ecco quindi che la Bentley partì di corsa, investendo però Boland che, per uno scherzo del destino, era proprio lì davanti. Sulla tragedia rimane un’ombra offuscata, che non chiarifica esattamente la vicenda e chi, tra Keith e Kim, fosse alla guida del veicolo.

Tuttavia questo tragico episodio dimostra come la vita di Moon fosse una maschera a due facce. Lo stesso Roger Daltrey, descrivendo l’amico in un’intervista del 2018 a «GQ» disse: "Ha vissuto tutta la sua vita come una fantasia, era l'uomo più divertente che abbia mai conosciuto, ma era anche il più triste; ho visto Keith in alcuni momenti terribili”. Ogni giorno accanto all’incontrollabile smania di esistere del batterista era infatti un giro di giostra senza imbragatura.

Perché l’incommensurabile talento di Moon si affiancava, come per le menti geniali della Storia, a un carattere imprevedibile, bonario e fumantino al tempo stesso, camaleontico nel suo cambiare direzione ogni mezz’ora. Nessuno sapeva quale idea sarebbe guizzata nella sua mente, ma ognuno sapeva di potersi aspettare di tutto. Finché, quel tragico 7 settembre 1978, i 34 anni di Moon chiudevano il sipario di una vita sregolata fino alla fine.

Lo stesso Daltrey ha aggiunto: Aveva un talento incredibile ma era completamente incontrollabile. Non solo un po’, completamente incontrollabile.” Così arriviamo a un fatidico episodio del 1976 che, al contrario di molti altri, fu organizzato, per quanto possibile, in sicurezza. Era il 30 aprile quando il batterista pagò nove tassisti newyorkesi per bloccare la strada sottostante il suo albergo, in modo da gettare dalla finestra tutto quello che gli capitava a tiro. E quel giorno i tassisti dei famosi taxi gialli della Grande Mela intascarono un ricco bottino, dato che vennero pagati da Moon $100 a testa per sgomberare la strada. In questo modo, Moon era convinto che, durante la breve parentesi di delirio giornaliero, nessuno si sarebbe fatto male. Chapeu per il security check, Keith!

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