Un nuovo film di Bruce Dickinson sullo storico live durante l’assedio di Sarajevo

L'intramontabile frontman degli Iron Maiden è al lavoro su un nuovo documentario con il regista Sacha Gervasi, per rievocare il lodevole e coraggioso live del 1994 in cui Dickinson e la band di SKUNKWORKS suonarono in una Sarajevo sotto bombardamento. 

1.425 sono i giorni in cui la città di Sarajevo venne tenuta sotto assedio dall'esercito serbo-bosniaco, più precisamente dal 2 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Un frangente temporale di drammatica estensione, che raccoglie un triste record della fine del XX secolo e porta con sé volti e storie di vittime cadute sotto la devastazione bellica, 13.952 in totale, di cui oltre 5000 civili. E in una città decimata dal ferro e dal fuoco, stremata dalla fame e immobilizzata dalla paura, arrivò nel dicembre 1994 Bruce Dickinson. Lo conosciamo tutti come l'uomo che ha tenuto il palco con i suoi Iron Maiden per oltre trent'anni, donando la sua voce a perle dell'heavy metal come Number Of The Beast

Tuttavia Dickinson è anche un musicista di inedito carisma, curioso e sempre pronto a sperimentare. Ecco perché è anche un pilota di linea, produttore di birre, campione di scherma a livello internazionale, speaker radiofonico, scrittore e sceneggiatore per il cinema. Tra i suoi camaleontici interessi, focalizziamoci su questi ultimi, che lo hanno portato a convogliare, nel 2018, tutti i suoi ricordi più vivi nell'autobiografia A cosa serve questo pulsante?. Qui, in particolare, c'è un intero capitolo intitolato Alla Brace in cui Dickinson racconta l'esperienza a Sarajevo, dove lui e la sua band d'appoggio ebbero anche modo di conoscere i bambini di un orfanotrofio, i cui genitori erano rimasti uccisi in guerra.

Un'esperienza immersiva e di drammatico trasporto, che ha avvicinato i musicisti agli orrori della guerra. Come ha detto lo stesso Dickinson: "Non eravamo protetti, non c'era un piano e le pallottole erano vere, ma fanculo, siamo andati lo stesso". E tale esperienza riaffiora in primo piano nel documentario del 2016, Scream For Me SarajevoMa non sarà l'unica testimonianza di quel live a rimanere negli annali del rock, dato che Dickinson si sta già rimboccando le maniche. Come dichiarato recentemente alla rivista «Deadline», il cantante è già al lavoro sulla sceneggiatura con il regista Sacha Gervasi per un documentario comprensivo di frammenti di concerto, esperienze di viaggio e storie delle persone incontrate. 

Molte di loro probabilmente non ci sono più ed è alla loro memoria che Dickinson dedica il suo nuovo progetto, raccontandolo così: 

I pochi e incredibili giorni che trascorsi a Sarajevo con la mia band solista prima del Natale del 1994, furono tra i più intensi della mia vita. Creare una storia per portare sullo schermo emozioni, follia, tragedia e trionfo non è un compito facile. Il mio viaggio è stato quello di un cantante heavy metal dai capelli lunghi che guidava attraverso gli scontri a fuoco in una città che era stata sotto assedio più a lungo di Stalingrado. Il mio non fu, ovviamente, l’unico viaggio intrapreso quel giorno. Una volta tornato a casa a Londra, lasciai a Sarajevo i miei compagni di viaggio sulla strada della loro vita. Questo film è in realtà dedicato alla loro storia, non alla mia.

Così quel dicembre 1994 è rimasto indelebilmente impresso nei ricordi del cantante, sin da quando i soldati delle Nazioni Unite hanno introdotto clandestinamente lui e la sua band a Sarajevo. E la stessa città ha insignito Dickinson della cittadinanza d'onore nel 2019, con le parole di profondo ringraziamento del sindaco Abdulah Skaka

L'arrivo del signor Dickinson a Sarajevo nel 1994 è stato uno di quei momenti che ci ha fatto capire a Sarajevo che sopravvivremo, che la città di Sarajevo sopravviverà, che la Bosnia-Erzegovina sopravviverà.

Un altro bellissimo lascito di un impegno oltre la musica, ma che attraverso la musica unifica le anime in un messaggio di salvezza e speranza. Speriamo quindi di vedere presto sul grande schermo il lavoro di Dickinson, accanto a un regista che, sin dai 15 anni, è sempre stato un grande appassionato degli Iron Maiden. Siamo sulla buona strada!

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