Genesis: la copertina di THE LAMB raccontata da chi l’ha fatta

The Lamb Lies Down on Broadway Genesis

Aubrey Powell, che ha collaborato con materiali interessantissimi al libro The Lamb (Lizard/Rizzoli) di Mino Profumo, racconta la realizzazione della iconica copertina di THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY.

Testo di Aubrey Powell

Io e Storm non conoscevamo nessuno dei Genesis. Quindi siamo rimasti sorpresi (positivamente sorpresi!) quando un giorno di agosto nel 1974 è squillato il telefono e dall’altra parte della cornetta c’era nientemeno che Peter Gabriel: voleva sapere se fossimo interessati a occuparci della copertina del nuovo album del gruppo.

Ci disse anche che ci avrebbe inviato una lettera con un riassunto della storia che veniva narrata nel disco, del concept in pratica, e ci chiedeva di realizzare qualcosa graficamente che rispecchiasse le sue idee. La lettera arrivò puntualmente e ci rendemmo subito conto che il progetto era la trasposizione in musica di un racconto, di una vera e propria storia surreale che lo attraversava dall’inizio alla fine. C’era il personaggio principale, Rael, che Peter descriveva come un meticcio, uno nato da genitori di etnie diverse. Comunque era lui l’eroe della storia.

Io e Storm abbiamo passato un sacco di tempo a cercare di decifrare le idee di Peter e alla fine abbiamo deciso che il modo migliore per rappresentarle fosse creare una specie di libro fotografico, un catalogo degli elementi principali, quasi come un racconto a fumetti. Eravamo dei grandi fan del genere ‘film noir’, ovvero di tutte quelle pellicole in bianco e nero prodotte in Francia o in America subito dopo la seconda guerra mondiale: per intenderci, cose come Ascensore per il patibolo di Louis Malle, La Donna del Bandito di Nicolas Ray o Il Terzo Uomo con Orson Welles. Thriller dall’ambientazione piuttosto cupa.

Questo ci ha spinti a creare delle immagini in bianco e nero, da sovrapporre a uno sfondo bianco brillante, come se fosse un poster cinematografico. In questo modo avremmo avuto anche la possibilità di lavorare in autonomia nella nostra camera oscura, dato che non avevamo la certezza di poter affidare il lavoro a un fornitore esterno e mantenere la qualità che ci eravamo prefissati.

Abbiamo buttato giù una bozza a matita e poi sono salito in macchina per andare a Glaspant Manor, una fattoria nel Carmarthenshire, in Galles, dove i Genesis stavano registrando il nuovo disco. Ricordo che era una giornata molto calda e assolata. Ci sedemmo all’aperto, mostrai alla band i disegni che avevo realizzato e spiegai come volevamo creare l’artwork. Furono tutti estremamente soddisfatti e ci dissero di procedere.

Archivio Aubrey Powell, Storm e Powell
Archivio Aubrey Powell, Storm e Powell

In realtà, completare l’artwork fu decisamente più complicato di quanto pensassimo: nonostante fossimo ormai esperti in questo genere di cose, c’erano un sacco di sovrapposizioni di immagini e di collage da fare. Tenemmo un vero e proprio casting per trovare Rael, e alla fine scegliemmo un certo Omar – non ho mai saputo quale fosse il suo cognome!

Mandammo una sua foto a Peter via posta e ricevemmo l’approvazione. Per scattare le foto allestimmo dei set nello studio Hipgnosis – ad esempio per l’immagine di Rael che passa attraverso allo specchio, frantumandolo – ma utilizzammo anche delle location all’esterno, come il sottopasso vicino alla Roundhouse di Londra, un’area abbandonata vicino alla St Pancras Station (ora trasformata in un terminal per i treni Eurostar) o le cascate di Rhaedr Y Graic Lwyd, in Galles.

A livello fotografico mi è toccato un lavoro complesso: era essenziale tenere conto della luce, in modo tale che tutte le immagini risultassero omogenee. Io e Peter Christopherson abbiamo passato un sacco di tempo nella camera oscura per essere sicuri che la qualità di ogni scatto fosse garantita. Storm ha avuto l’idea di scorporare Rael e posizionarlo al di fuori delle immagini, creando un eccellente effetto tridimensionale e comunicando l’i-dea che il protagonista stesse vivendo la storia contemporaneamente dall’interno e dall’esterno. Un’altra bella trovata è stata quella di ritrarre Rael che cerca di tirare se stesso dalla sedia per portarlo nella scena a fianco. Ci piace pensare a ogni immagine che abbiamo creato come alle manifestazioni in stile situazionista. L’arte situazionista è stato il nostro modello.

Abbiamo incaricato George Hardie di creare un nuovo logo per i Genesis che si sposasse con l’artwork e di progettare la parte interna della copertina, in modo tale che anche questa fosse in linea con l’approccio grafico in bianco e nero. Avevamo una scadenza molto pressante da rispettare per la consegna del lavoro (“il più presto possibile”). A metà settembre tornammo in Galles per mostrare il risultato alla band: furono entusiasti. E noi con loro. Probabilmente si è trattato del progetto più impegnativo di cui mi sono occupato in quindici anni di lavoro nel mercato discografico. Tutte le foto sono state scattate con una Hasselblad, utilizzando una pellicola Kodak in bianco e nero a 400 ASA. Alla fine ho realizzato ben 44 provini per un totale di 528 scatti.

genesis the lamb copertina

Questo articolo è tratto dallo speciale di «Prog» dedicato ai Genesis, disponibile sullo store online di Sprea Editori.

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