Il Banco del Mutuo Soccorso raccontato da Maltese

Banco del mutuo soccorso

Dal 1973, Rodolfo Maltese è stato la chitarra storica del Banco. Anche se su IO SONO NATO LIBERO,il suo nome comparve solo come ospite. Per sua scelta...

Testo: Paolo Carnelli e Paolo Ansali

Rodolfo Maltese e la musica erano una cosa sola, tanto che era sempre molto più facile incontrarlo su un palco con la chitarra a tracolla e l’immancabile camicia bianca con le maniche arrotolate, piuttosto che riuscire a prendere un appuntamento per andarsi a bere un caffè insieme. Oltre a essere un artista dalla sensibilità unica, come testimoniano le sue numerosissime collaborazioni in progetti di estrazione diversa e la sua attività come docente in diverse scuole di musica, Rodolfo è stato forse uno dei pochi gentleman nella scena musicale odierna.

Tra chitarra e tromba

Io ho sempre suonato la chitarra, ma quando avevo sedici anni, e vivevo a Lucca, un mio amico mi convinse a iscrivermi al conservatorio Boccherini. Inizialmente mi volevo orientare verso lo studio del flauto, ma c’erano troppi anni di studio per diplomarmi. I docenti mi dissero che ero portato per la tromba e seguii questo consiglio, anche se, dopo tre anni, non ho completato gli studi e mi sono rivolto ad altri interessi. In effetti, ci sono ancora delle persone che mi dicono “Ma come, Rodolfo, tu suoni la tromba?”, mentre in realtà la tromba è ben presente anche all’interno di alcuni album del Banco, come GAROFANO ROSSO, COME IN UN’ULTIMA CENA o ...DI TERRA.

Probabilmente, il mio ingresso nel Banco del Mutuo Soccorso fu agevolato proprio dal fatto che Vittorio cercava un chitarrista in grado di suonare anche altri strumenti, come me. Ad esempio, nelle esibizioni live di DARWIN, sul finale de La conquista della posizione eretta serviva qualcosa che assomigliasse al barrito di un mammut: per questo mi venne l’idea di utilizzare il corno francese, che si rivelò perfetto. Per me, avere la possibilità di suonare un altro strumento è un grosso patrimonio: oltre a darmi delle sensazioni particolari, la tromba mi permette di poter esprimere delle storie legate anche a un lato diverso, più jazzistico, della mia personalità.

Banco del mutuo soccorso

Libertà pinkfloydiana

È vero, un pezzo di Indaco contenuto nell’album VENTO DEL DESERTO, Waiting For Kundalini, contiene una citazione di un vecchio brano dei Pink Floyd, Set The Controls For The Heart Of The Sun. Ma, se devo essere sincero, i Pink Floyd non li ho mai ascoltati moltissimo. Però da quello che ho sentito, ho avvertito l’idea di queste grandi suite, che poi sono quelle che hanno tracciato il solco e hanno dettato le direttive del movimento progressive. Ovviamente, all’epoca la loro musica influenzò anche quella del Banco: in particolare, ci fornì l’idea di questi “grandi spazi”, dove ci si può aprire sia dal punto di vista del “solo” che per cercare l’atmosfera giusta per inserire una voce o un sax, anche se a essere sinceri già i Beatles avevano fatto qualcosa in questo senso: non è un caso che molti vedano in SGT. PEPPER il vero inizio del movimento prog inglese.

I Beatles poi seppero inglobare nel loro sound anche degli elementi etnici, magari presi dalla musica celtica; certi tempi, certe suddivisioni. Ad esempio su Norwegian Wood c’era già il sitar che eseguiva il tema, ma ci sono anche altri episodi che si avvicinano addirittura alla musica classica indiana, dei treni fatti da batterie e da tabla su REVOLVER, una ritmica molto fitta che si rifà proprio alla musicalità indiana. Questo connubio tra diverse musicalità, i Pink Floyd l’hanno ottenuto in modo diverso, forse più sperimentale, più aperto, più in libertà. E nello stesso tempo hanno curato molto anche l’aspetto della realizzazione del suono in tutte le sue varie forme. In questo sicuramente sono stati dei grandi maestri.

Tra Banco e Pink Floyd ci fu un intreccio in occasione del tour di ...DI TERRA, quando utilizzammo il loro impianto di amplificazione. L’incontro vero e proprio è avvenuto in occasione di qualche nostra data al nord Italia, durante la quale ci siamo incrociati con alcuni elementi della band e soprattutto con i loro tecnici – che alla fine, definire tecnici era riduttivo, perché parlandoci scoprivi che uno era geometra, uno era ingegnere, e tutti ad alto livello. Anche in precedenza c’erano stati degli incontri: ad esempio, dopo un concerto a Londra, ci fu un bellissimo incontro-riscontro con il manager dei Floyd, che rimase stupito sentendo un mio assolo su Metamorfosi, nella parte lenta: probabilmente gli piacque per il suono della chitarra, che in questo caso poteva essere in qualche modo ispirato proprio dal loro suono. In più, c’era questo trasporto, questo grande cuore italiano. Mi fece un sacco di complimenti.

Invece, quando nel 1975 suonammo al teatro Malibran di Venezia per la presentazione dell’album inglese, tra il pubblico erano presenti anche Greg Lake, Keith Emerson e il loro manager. Ricordo bene che per trasportare l’attrezzatura fino al teatro furono utilizzate delle gondole, che attraversarono i canali e poi scaricarono gli strumenti lì al Malibran. Sembrava la scena di un film...

Banco del Mutuo Soccorso 1

Percorsi e profili

Tra gli incontri musicali più belli, ricordo in particolare quello con Lester Bowie, alla fine degli anni Novanta. Lester ha dimostrato una disponibilità eccezionale: il giorno stesso in cui ha registrato le sue parti per l’album AMORGÒS di Indaco, è ripartito alle sette e mezza di sera in pullman per andare a Parigi, dove aveva un concerto il giorno dopo. Andai a prenderlo io stesso a via Nazionale, al capolinea delle corriere, insieme al suo impresario. Arrivati in sala, mi chiese di sentire i brani su cui doveva suonare, poi alla fine dell’ascolto si fece rimandare le basi, a partire dalla prima che aveva ascoltato, e andò di getto, senza quasi mai fermarsi. È stata una manifestazione artistica di una spontaneità incredibile.

Anche Antonello Salis è un po’ così: nonostante tutta la sua notorietà, è uno dei pochi musicisti disponibili a prendere il pullman, dal posto dove sta, in provincia di Roma, al mare, per venire a casa tua con la fisarmonica. All’interno del Banco, Vittorio Nocenzi, oltre ad essere una persona dall’intelligenza particolarissima e qualitativamente molto alta, si dà molto da fare su vari fronti: riuscire a proporre nel momento giusto una cosa a Vittorio è molto più difficile.

Nonostante questa difficoltà, provai a chiamarlo quando con Indaco abbiamo inciso AMORGOS, e insieme, anche se a dire il vero poi è stato lui che ha preso in mano le redini, ci siamo calati in questa creazione, questo pezzo che s’intitola Improvviso: ne è scaturito un momento molto intenso, molto bello. Francesco probabilmente dal punto di vista caratteriale era più facile da prendere, forse anche perché era meno indaffarato: essendo una persona istintiva, se uno riusciva a coinvolgerlo emotivamente su un progetto, diceva subito di sì.

Questo articolo è tratto da «Classic Rock» Speciale n.2, tutto dedicato al prog. Lo trovate sul nostro store online in versione digitale.

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