Bob Dylan: 5 perle nascoste nella sua discografia

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Camaleontico cantautore, Bob Dylan è accerchiato da una brillante serie di celebri brani, che però oscurano altre sue perle autobiografiche, forse non conosciute da tutti. Ecco perché ve ne raccontiamo 5. 

Ballad For A Friend (1962)

A soli 21 anni, Bob Dylan registra un brano che dichiara una più profonda maturità artistica. Il suo titolo è Ballad For a Friend, anche se in origine doveva essere Reminescence Blues, specchio del genere musicale che il cantautore adotta per esprimere la ricerca di una solitudine riflessiva. Incapace di rapportarsi a un mondo troppo freddo e insensibile, lo accetta, disarmato, raccontando in modo schietto e genuino un evento personale e tragico: la morte di un suo amico. Non c’è però trasporto emotivo nel suo racconto degli eventi, solo una descrizione piatta, ma non inespressiva. Il dolore infatti sembra nascosto dietro una corazza, ma emerge con trattenuta delicatezza.  

Too Much For Nothing (1975)

Questo brano appartiene invece alla celebre raccolta delle sessioni in cantina”, registrate tra il giugno e l’ottobre 1967 e raccolte in THE BASEMENT TAPES (1975). Si tratta di Too Much For Nothing, che letteralmente traduce l'espressione ossimorica "troppo di nulla".  Il brano affiora in un periodo molto particolare per Dylan, a seguito del suo incidente automobilistico del 29 luglio 1966. Così la frenesia della metropoli lascia spazio a un raccoglimento creativo in un cottage a Woodstock. E lì, a fianco di nomi come il chitarrista Robbie Robertson e il bassista Rick Danko, prende vita l’anima del menestrello di Duluth di Blowin’ In The Wind. Tuttavia, se questa è una delle sue canzoni più conosciute, Too Much For Nothing  rimane più in ombra, nonostante il suo andamento folk dal sapore terreno e antico sia di una bellezza intramontabile.

When He Returns (1979)

Considerata una delle interpretazioni vocali più passionali di Dylan e molto amata dal regista Jean-Luc Godard, When He Returns chiude il celebre SLOW TRAIN COMING (1979). Questo brano, perla della discografia cristiana del cantautore, irradia la magia del gospel e trova la sua perfetta realizzazione nei live che hanno saputo equilibrare al meglio voce e pianoforte. Il brano sembra riferirsi chiaramente alla seconda venuta di Cristo, il dogma secondo cui il Messia tornerà per portare a compimento la salvezza del mondo. Così proprio la speranza di una redenzione affidata alle mani di Dio governa il pezzo, ispirato dal Secondo Vangelo di Matteo, in particolare ai versi: Ma il cancello che conduce alla vita è piccolo e la strada è stretta, e quelli che la trovano sono pochi”. Ancora una volta l’abilità compositiva e narrativa di Dylan si offre a una riflessione esistenziale.

To Fall In Love With You (1986)

In questo caso omaggiamo una delle canzoni nascoste più amate dai fan. To Fall In Love With You è una di quelle poesie nate dall’improvvisazione e strutturate su un libero gioco di parole che non richiede una linea narrativa precisa. Tanto che il brano è incompiuto, come i non finiti di Michelangelo, statue che rilasciano la bellezza nella loro natura incompleta. E così nasce un testo che si sedimenta su pochi accordi, seppur inusuali nella struttura e parole in rima, votate a una naturale scioltezza espressiva. Addirittura queste paiono mormorate, ma riflettono la forza narrativa del testo, incompiuto, è vero, ma ricco di spunti che potrebbero condurre a nuove composizioni. Ce ne sono all’incirca cinquanta che lascerebbero affiorare riflessioni di diversa natura.

Series Of Dreams (1991)

Originariamente registrata per OH MERCY (1989), Series Of Dreams è rimasta nascosta tra i bootleg fino a trovare luce nell’album THE BOOTLEG SERIES VOLUME 1-3 (RARE & UNRELEASED). Alla produzione Daniel Lanois, fedele collaboratore di Neil Young e U2 con cui ha portato a casa diversi Grammy Awards. E la sua parola, così come quella della critica, testimonia come l'album OH MERCY sarebbe stato migliore se questo brano vi fosse stato inserito. E «Rolling Stone», oltre a inserirla tra le 100 migliori canzoni di Bob Dylan, l’ha descritta come “un flusso di immagini frammentate” restituite con estrema franchezza. Indubbiamente una perla trascurata della discografia Dylan.

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