5 nuovi dischi da ascoltare questa settimana

Frank Zappa

Direttamente dalle pagine di «Classic Rock» n.104, i nostri critici hanno recensito i nuovi dischi del momento. Eccone 5 da ascoltare.

«Classic Rock» n.104 è disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online.

Chrissie Hynde, STANDING IN THE DOORWAY

Quando a cantare Dylan arrivano le ragazze, succede sempre qualcosa. Sarà la frequenza diversa della voce, sarà che Bob le ragazze le ha sempre capite, amate e affaticate, sarà che nella vita e nell’amore tra lui e loro sono successe così tante cose, in punta di penna e in punta di labbra, che quelle, che talvolta nemmeno lo conoscono ma che ne hanno sentito il cuore battere attraverso le canzoni, arrivano puntuali con una cesta di pioggia e un sacchetto di ammirazione a scalare la montagna della reinterpretazione.

Chrissie Hynde, una delle voci più sexy del firmamento rock’n’roll, sceglie solo ballate che fanno crepitare, smuovono e commuovono. Si potrebbe obiettare che fa tutto in maniera troppo scarna, che questo è proprio un disco da Covid-time fatto coi cellulari, che durante My Back Pages sembra di sentire una moto che passa davanti alla finestra. Ma forse è Bob che romba lì fuori e dice: “Don’t fall apart on me tonight”. E lei gli risponde: “Dividiamoci la mia sedia, saprò portarti da qualche parte”.

Ermanno Labianca

Chrissie Hynde - Standing in the Doorway Chrissie Hynde Sings Bob Dylan

Grateful Dead, GRATEFUL DEAD

Altrimenti chiamato Skull & Roses per il teschio incoronato dalle rose della copertina, questo è il secondo live, con qualche sovraincisione in studio, dei Grateful Dead e risale al 1971, con la band ormai ben dentro la fase american music. Una chilometrica versione di The Other One, molte cover davvero personalizzate (Me And My Uncle, Big Railroad Blues, Not Fade Away con Goin’ Down The Road Feeling Bad, Big Boss Man, Johnny B. Goode, Mama Tried, Me & Bobby McGee) e le nuove Bertha, Wharf Rat e Playing In The Band. Nello stesso spirito spirito “grateful roots”, poi, è il Cd accluso per celebrare i cinquant’anni, con dieci performance inedite tratte da uno show al Fillmore West, sempre del 1971.

Mario Giugni

Grateful Dead

Crosby, Stills, Nash & Young, DÉJÀ VU

Nel marzo del 1970, quando DÉJÀ VU vide la luce marchiato dalla Atlantic, fu un grande successo: conquistò il primo posto della classifica USA, benché per un’unica settimana, e portò tre singoli nei Top 40. Finora, nel mondo, ha venduto otto milioni di copie – più di ogni altro album di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young, da soli o nelle varie combinazioni multiple – e giustamente è reputato un classico, un’icona di quello che al tempo era folk-rock e che oggi verrebbe etichettato come Americana.

Insomma, un simbolo del “genere” che da noi, e forse solo qui, veniva chiamato West Coast, forte di dieci brani (quasi) equamente divisi, per scrittura e per impegno alla voce, tra i quattro moschettieri; uno a firma Joni Mitchell – Woodstock, basta il titolo – che al tempo non era ancora stato pubblicato dall’autrice e, per il resto, gemme quali Carry On, Teach Your Children, Helpless o Our House, per un trionfo di chitarre, harmony vocals, echi (e messaggi) hippie.

Con un anno di ritardo, è ora giunta nei negozi una notevole “50th Anniversary Deluxe Edition” in due versioni, ambedue con la ristampa (rimasterizzata) dell’Lp d’epoca in vinile 180 g arricchita di quattro 33 giri o quattro Cd di extra, più libro con note, testimonianze e foto. Ben poco tra i diciotto demo, undici outtake e nove “alternate” era ignoto ai cultori, essendo stato in precedenza oggetto di recupero altrove, ma ordinati in questo modo i materiali offrono un quadro perfetto del work in progress; del disco così come del supergruppo dalla travagliatissima storia, all’esordio proprio con DÉJÀ VU.

Federico Guglielmi  

Crosby Stills Nash Young DEJA VU

Frank Zappa, ZAPPA ’88: THE LAST U.S. SHOW

Nel 1988 Zappa mette su una band con ricchissima sezione fiati e parte per un tour celebrativo e super-politicizzato, in cui passa con il trattore sopra a yuppies, conservatori e telepredicatori. Sarà l’ultimo della carriera e verrà interrotto a metà per gli scazzi tra il bassista Scott Thunes, un peperino, e altri musicisti.

Tra l’88 e il ’91 erano già stati pubblicati tre dischi lussureggianti a testimonianza (BROADWAY THE HARD WAY, THE BEST BAND... e MAKE A JAZZ NOISE HERE), ma questo ZAPPA ’88 ne fotografa gli ultimissimi momenti, catturati tra Long Island e Providence. Ai fan interessa soprattutto perché viene finalmente pubblicato “in chiaro” il mitologico medley coi pezzi dei Beatles. Gustosissimo, ma per completisti.

Gabriele Marino

Frank Zappa

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