Bowie anni Settanta: 5 tra i suoi testi più belli

david bowie

Poeta suggestivo ed eclettico, Bowie sa sedurre e incantare con le parole, combinando mondi reali e fantasiosi. Scopriamo questo e molto di più in 5 canzoni anni '70. 

The Man Who Sold The World

La ricerca di sé è un viaggio esistenziale complesso, soprattutto se quotidianamente l’uomo indossa una maschera sociale per rapportarsi al mondo. Così, The Man Who Sold The World, ovvero l’uomo che vendette il proprio mondo, vive un progressivo distaccamento dalla realtà. La sua maschera sociale artificiosa è talmente solida da non permettere più all’uomo di ritrovare il suo io. Così David Bowie dona valore e consistenza al suo album omonimo del 1970, connotato da quella speciale traccia che Kurt Cobain saprà reinterpretare con una sofferenza comunicativa molto suggestiva.

Life On Mars?

A volte è difficile dare forma a un sogno, interpretarne le più sottili sfumature. Come accade per uno dei pezzi più misteriosi e poetici di Bowie, due anni prima della caduta di Ziggy Stardust. Siamo nel 1971 e la fascinazione collettiva si rivolge al Pianeta Rosso evocato in Life On Mars? anche se il testo non descrive un viaggio spaziale, quanto una riflessione che affida ai sogni il potere di mostrarci un futuro di speranza. La protagonista, secondo l’interpretazione più accreditata, è una ragazza che sogna di allontanarsi da una realtà ordinaria, spenta, distrutta dall’odio per trovare nuova vita in un immaginifico altro mondo, tanto lontano quanto Marte. 

The Jean Genie

Dalla lampada magica di ALADDIN SANE affiora The Jean Genie che, sin dal suo potenziale riferimento dal titolo, omaggia la letteratura. Il genio a cui si appella Bowie potrebbe essere una trasposizione del poeta maledetto Jean Genet, tanto amato da Patti Smith. Sicuramente la sua anima rivive nel testo, anche se quel sorriso da rettile incornicia l’immagine provocante e provocatoria di Iggy Pop. L’iguana ballerino e contorsionista, il fuorilegge del palcoscenico, dalla vibrante verve oltraggiosa che ne incarna la poesia e si riflette sull’omaggio di Bowie.

Five Years

Ci rimanevano solo cinque anni per piangere” recita l’ultimo verso della prima strofa di Five Years. Si tratta del brano di apertura di THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS (1972), che forse di solito passa in sordina rispetto all’epopea gloriosa dell’album. Ma la sua carica drammatica, a cinque giorni da un’Apocalisse preannunciata, offre una cornice narrativa di bellezza ricercata. Poiché ogni persona, oggetto o sensazione evocata nel testo diventa parte del viaggio emotivo dello spettatore. La stessa immagine di Ziggy Stardust che cerca di stipare nella sua testa tutti i ricordi prima della fine e poi si ricorda della madre è di per sé molto potente.

"Heroes"

“Heroes è il grido disperato dell’ultimo dei romantici rimasto su un Pianeta distrutto.” Il cuore del testo è il bacio simbolico dei due amanti all’ombra del Muro di Berlino. Il loro rapporto diventa una consacrazione all’immortalità nel disegno di una lotta speranzosa per un futuro libero. Tutti coloro che circondano il muro richiamano a sé gli altri, in una catena di eroi ordinari, ciascuno che invoca il proprio inno d’amore.

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