Le 40 migliori canzoni dei Black Sabbath

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Ecco a voi la crema del sabba nero: le 40 canzoni più rappresentative dei Black Sabbath, quelle che, a nostro parere, hanno segnato più di tutte il tortuoso percorso della band negli anni.

Articolo tratto da «Le Grandi Glorie del Rock» n.7, in edicola e sul nostro store online.

40. Changes

Una canzone invece di un urlo di frustrazione”, è così che Ozzy descrisse la ballata di VOL.4 scritta a proposito della separazione di Bill Ward dalla prima moglie. Ironicamente, il batterista non contribuì in alcun modo al brano.

39. Zero the Hero

Sette minuti di grande musica dallo sfortunato disco con Ian Gillian, BORN AGAIN. Una delle preferite di Tony Iommi, convinto che il riff centrale sia servito da ispirazione per i Guns N’ Roses: “Quando ho ascoltato Paradise City, ho pensato: ‘Cazzo, ma assomiglia a una delle nostre!’”.

38. Warning

Originariamente, questa cover improvvisata di 10 minuti del singolo del 1967 degli Aynsley Dunbar Retaliation presentava un assolo di Iommi di 18 minuti, che fu tagliato dal produttore Roger Bain. E con sole 12 ore a disposizione per registrare tutto il disco, non c’era tempo per discutere.

37. Never Say Die

Per sua stessa ammissione, quando il gruppo registrò il suo ottavo disco Ozzy aveva “mollato”, anche se la sarcastica canzone che intitola il disco sembra in piena forma. In più, riportò i Sabbath a Top of The Pops.

36. The Writ

L’acerba lettera aperta di Ozzy all’ex manager Patrick Meehan (‘Are you Satan, are you man?’) mostra la furia del cantante per le sue “stronzate” legali. “Almeno ci ho fatto su una canzone”, commentò in seguito un Ozzy più calmo.

35. Dirty Women

Nel 1976 i Sabbath erano alla ricerca di una direzione. Per la traccia finale di TECHNICAL ECSTASY, l’ispirazione gli venne dalle prostitute per le strade di Miami. Ne venne fuori un inno alle proprietà taumaturgiche delle ‘take away women for sale’.

34. Headless Cross

Tratta dal quattordicesimo disco dei Sabbath, il migliore dai tempi di HEAVEN AND HELL. ‘There’s no escaping the power of Satan’, cantava Tony Martin, facendo entrare i Sabbath negli anni 90 con la baldanza di un gruppo rinato.

33. Spiral Architect

Musica molto bella, basata sulla voce di Ozzy, sulla chitarra acustica di Iommi e sull’arrangiamento per archi di Will Malone. È anche l’ultimo brano del disco – che, come sanno tutti gli appassionati di vinili, è il posto d’onore”. Mikael Åkerfeldt, Opeth.

32. God is Dead?

Ispirato dai titoli letti su una rivista, il loro comeback del 2013 vede Ozzy riflettere circa l’esistenza di un potere superiore, nella scia delle atrocità commesse in nome della religione.

31. Wheels of Confusion

L’opener di VOL. 4 trasmette lo stato mentale assolutamente unico dei Sabbath: possono pure essere fuori di testa, ma l’intreccio tra Iommi, Butler e un brillante Bill Ward è pura delizia.

30. Sabba Cadabra

Questo peana blues all’ex ragazza di Geezer nasce da Ozzy, impegnato a ripetere i dialoghi di film porno, tra le sghignazzate dei compagni. Rick Wakeman si fece pagare un paio di pinte per il suo incandescente lavoro al piano.

29. Planet Caravan

Un pezzo psichedelico, che tradisce le influenze jazz di Tony Iommi. Secondo il chitarrista, fu incluso in PARANOID “per far sembrare più pesanti i pezzi pesanti”.

28. After Forever

Con un testo sarcastico e antireligioso dell’ex cattolico Butler, After Forever  è uno dei pezzi musicalmente più sofisticati dei primi Sabbath, ed è il risultato della pressione subita dal gruppo per rispondere al n.1 di Paranoid con un sound più ambizioso.

27. Hand of Doom

È funky, con un bel riff, sinistra e trascinante allo stesso tempo. È come due canzoni al prezzo di uno. A dodici anni, un amico mi prestò la cassetta di PARANOID e come tutti imparai ad amare quei riff stupefacenti. Segretamente, volevo essere un batterista per poter suonare tutti quegli assurdi stacchi di batteria funky in Hand Of Doom”. Charlie Starr, chitarrista Blackberry Smoke.

26. Electric Funeral

Zeppa di immagini apocalittiche di catastrofi nucleari (‘Robot minds of robot slaves / Lead men to atomic graves’) e anime che bruciano all’inferno, Electric Funeral sembra il trip peggiore che vi possa capitare. Anche se lo stacco funky al minuto 2:17 è inspiegabilmente trascinante.

25. Supernaut

Quando ascolto canzoni come Supernaut, riesco quasi a sentire il gusto della cocaina”, ha scritto Ozzy nella sua autobiografia di questo caposaldo di VOL. 4. Ferocemente funky, con un riff di Iommi che sfonda i timpani, Supernaut  esprime il sound super-carico di un gruppo di talento all’apice della sua potenza.

24. Killing Yourself to Live

Lo sfogo a metà brano (‘Smoke it! Get high!’) ci offre un indizio sull’origine di questa canzone, che parla di un’anima persa in un mondo di ‘pain, suffering and misery’. In seguito, Ozzy annoterà che la canapa fumata dal gruppo ai Morgan Studios durante le sessioni per il disco era “fenomenale”.

23. The Mob Rules

Brano che intitola il secondo disco di Ronnie James Dio con i Sabbath uscito nel novembre del 1981 e parla della cieca accettazione delle regole. Fu scritto nella casa di John Lennon a Tittenhurst Park, pochi giorni prima del suo assassinio, ed era destinato a diventare la colonna sonora del film di animazione Heavy Metal. Il film fu una merda, ma la canzone è un classico dei Black Sabbath.

22. The Wizard

Assumemmo molte droghe”. Ecco come Tony Iommi spiega l’origine di The Wizard, secondo pezzo del debut album, ispirato in parti uguali a Tolkien e al “magico” pusher del gruppo. Ozzy replica il riff di Iommi all’armonica – un tocco di genio che da solo fece capire come i Sabbath non fossero i cavernicoli musicali che la stampa musicale amava dipingere.

21. Megalomania

Lunga quasi 10 minuti, piena di trucchi da studio e con alcuni dei riff più coinvolgenti di Iommi, Megalomania è un esercizio glorioso di eccessi labirintici. Un plauso extra va all’ottimo lavoro di Bill Ward ai campanacci.

20. Falling off the Edge of the World

Grazie a un’affascinante intro orchestrale, ai lancinanti riff di Iommi e a una struttura che si muove tra lamenti e urla, il pezzo centrale di THE MOB RULES stabilisce uno schema che i discepoli Metallica avrebbero in seguito fatto fruttare. Mick Wall, biografo dei Sabbath e articolista per Classic Rock UK, lo ha definito ‘Journey Metal’, descrizione in effetti molto adatta al flusso sontuoso del brano.

19. Hole in the Sky

Tenendo presente quanto fossero messi davvero male quando registrarono SABOTAGE, il brano di apertura del disco è un autentico classico del metal. I Sabbath non suonano, ma volano, con una leggerezza di tocco che pochissimi dei loro contemporanei – o successori – sono stati in grado di emulare.

18. Sweet Leaf

È heavy e super-funky. L’ho sentita per la prima volta a casa del mio amico David Santana attorno al 1975. I suoi fratelli maggiori ascoltavano i Sabbath a palla e Sweet Leaf era una delle preferite. Erano musicisti Latino stoner di El Salvador. Ricordo che uno di loro cercava di suonarla sulla sua chitarra elettrica Ovation nera a forma di pipistrello”. Robert Trujillo, Metallica.

17. The Sign of the Southern Cross

Epica, lenta e bruciante, The Sign Of The Southern Cross è un pezzo di THE MOB RULES che è totalmente Ronnie James Dio, con i suoi estrosi riferimenti alle sfere di cristallo, alle navi che partono e a ‘a rainbow that will shimmer when the summer falls’.

16. A National Acrobat

Tony Iommi definì SABBATH BLOODY SABBATH “un grande passo in avanti”. Con le sue chitarre duellanti e la voce di Ozzy registrata su due piste, A National Acrobat è un sottovalutato saggio della crescente autostima del gruppo.

15. Die Young

Quando Dio entrò nel gruppo, con HEAVEN AND HELL i Sabbath sembrarono rinati. Tony Iommi ama affermare che Die Young fu guidata da un “quinto membro” invisibile. Il fatto che aggiunga che durante le session a Miami fossero presenti degli “spacciatori”, però, mette un po’ in secondo piano l’aspetto mistico.

14. Snowblind

La mia canzone dei Sabbath preferita è Snowblind – la canzone perfetta per un teenager di qualsiasi epoca” (Nikki Sixx, M tley Crüe). Poche parole. Chiarissime.

13. Children of the Sea

All’inizio l’avevano provata con un testo diverso, quando Ozzy era ancora nel gruppo. Ma poi Children Of The Sea fu realizzata con Dio al microfono. Iommi aveva immaginato un coro intero nella grandiosa sezione mediana del pezzo, ma alla fine dovette accontentarsi di un unico monaco. “Eravamo stretti col budget”, ammise il Signore Oscuro.

12. Fairies Wear Boots

Ha tutti gli elementi di una classica canzone dei Sabbath. Passaggi strumentali devastanti che a mano a mano si evolvono, lo swing e soprattutto i riff mostruosi del grande Mr Iommi. E poi, è divertente suonarla. Come fai a sbagliarti?”. Mike Bordin, Faith No More.

11. Neon Knights

Il fatto che con l’arrivo di Ronnie James Dio i Sabbath avessero ricevuto un’infusione di energia è evidente fin dal ruggente pezzo di apertura di HEAVEN AND HELL: Ronnie canta di ‘circles and rings, dragons and kings’, mentre Iommi sciorina un riff lancinante che scaglia il brano su nel cielo. Erano anni che i Sabbath non sembravano così vitali.

10. Into the Void

Durante la registrazione di MASTER OF REALITY, Tony Iommi decise di accordare la chitarra tre semitoni più basso, per dare ai Sabbath un sound più corposo e pesante. Quella decisione diede in seguito origine a tutto il movimento stoner e poi al grunge. Uno dei pezzi preferiti da Iommi dell’era Ozzy è Into The Void, con i suoi cambi di tempo e i riff striscianti, che regalano all’ascoltatore una sensazione inquietante. Il fatto che in seguito Soundgarden, Kyuss, Melvins e Monster Magnet ne abbiano realizzato una cover conferma la sua influenza.

9. Symptom of the Universe

È heavy, è selvaggio, è aggressivo, è melodico ed è bello. È tutto quello che fa grandi i Sabbath, in sei minuti e mezzo. Probabilmente, è il riff più massiccio e brutale che Tony Iommi abbia mai scritto. La batteria di Bill Ward è fenomenale. Le linee di basso di Geezer Butler sono geniali e aggiungono un altro strato di pesantezza, mentre Ozzy ci regala quella che forse è la sua più grande performance vocale di sempre. Il testo è misterioso, intrigante e geniale, la struttura del brano non potrebbe essere migliore”. Ben Ward, Orange Goblin.

8. N.I.B.

Il riff di basso di Geezer Butler che ti entra subito in testa potrà anche essere sfacciatamente in debito con i Cream, ma con N.I.B. i Sabbath inventarono un nuovo vocabolario per il rock pesante basato sul blues. Raffinata durante la permanenza allo Star Club di Amburgo, la canzone vaga dal semplice riff di apertura fino a una sequenza crescente di accordi a cui si sovrappone uno spumeggiante assolo di Iommi, prima di tornare all’intro. Scritta da Butler per essere una scanzonata “canzone d’amore satanica”, il pezzo fu originariamente intitolato Nib, nomignolo attribuito a Bill Ward per via del suo pizzetto. Butler aggiunse i puntini per rendere il titolo più “intrigante”. Uno scherzo, ma ha funzionato.

7. Iron Man

Mi è sempre piaciuta Planet Caravan, ma non voglio creare problemi uscendo dal seminato, per cui dico Iron Man. Ho citato l’assolo in una delle nostre b-side. Il riff principale probabilmente è uno dei più importanti nella storia dell’heavy metal. La prima volta l’ho ascoltata su cassetta, poi ho rovistato tra i dischi dei miei e l’ho trovata. Su vinile, sembrava più fica. Molto più spaventosa. Nei giorni successivi, l’ho imparata sulla chitarra. In pratica è stata l’introduzione all’uso dell’accordatura bassa per avere “pesantezza” invece che per fare blues, slide o folk. E quell’idea mi è rimasta”. Scott Holiday, Rival Sons

6. Paranoid

È totalmente Black Sabbath. È unica. Il tono della chitarra di Tony è così sporco e potente. È diventata un marchio di fabbrica per i Sabbath e la cosa è buffa perché secondo loro fu scritta come riempitivo. Devo averla sentita nel 1970, appena   uscita. In quel periodo la roba nuova che usciva girava. Se eri in un gruppo, sapevi cosa stavano facendo gli altri. Questo accadeva ai tempi in cui la gente comprava i dischi, si sedeva e li ascoltava dall’inizio alla fine. Allora, la musica era molto più importante”. Alice Cooper

5. Children of the Grave

Nella sua autobiografia del 2009, I am Ozzy, il doppio O giudica Children Of The Grave come “la canzone più spaccaculi che i Sabbath abbiano registrato nei loro primi tre dischi. A parte l’umorismo un po’ becero, ha ragione. Basata su un classico riff di Iommi, è al contempo un brano figlio del suo tempo (con Ozzy che non sembra del tutto convinto delle suppliche da figlio dei fiori scritte da Geezer per un futuro migliore) e lo schema di ciò che sarebbero stati la NWOBHM prima e il thrash metal poi. Tentare l’impossibile è sempre andato bene ai Sabbath e qui l’equilibrio tra forza bruta e dinamismo fluido è perfetto.

4. Sabbath Bloody Sabbath

È un testa a testa tra Sabbath Bloody Sabbath e Supernaut, così scelgo il primo. Ottimo riff di apertura, ottimo arrangiamento. E Ozzy al suo meglio. Credo di averlo sentito la prima volta all’Allan Freeman rock show, anche se il disco l’ho comprato solo passati i venticinque anni”. Joe Elliott, Def Leppard

3. Black Sabbath

La prima volta che lo sentii fu dal vivo al Marquee, nel marzo 1970. Si apre con la tempesta, la pioggia, le campane di una chiesa. E poi Tony Iommi parte con un riff che ti fa venire i brividi lungo la spina dorsale. Il pezzo è puro e semplice heavy. Arrivato a due terzi, si trasforma con un riff classicissimo di Iommi e un assolo semplicemente perfetto concluso da un tema che richiama il Bolero. Sei minuti e 17 secondi di pura malvagità e puro genio”. Mick Box, Uriah Heep

2. Heaven and Hell

Maestoso. Potremmo usare anche altri aggettivi per descrivere il brano che intitola il primo disco dei Sabbath con Ronnie Dio, ma ‘maestoso’ rende bene l’idea. Introdotto da un riff all’unisono di Iommi e Butler, il brano si tramuta rapidamente in uno schema basso/batteria che dà spazio alla fantastica voce di RJD, prima di esplodere in un coro a tutto schermo, un assolo superbo ricco di effetti di Iommi e una coda vibrante di energia, ricca di tocchi di chitarra classica. Epico, avventuroso, drammatico, trascinante. Non c’è da stupirsi che Dio lo abbia citato come la sua registrazione preferita.

1. War Pigs

È ironico che spesso i Black Sabbath siano passati per misantropici portatori di miseria e distruzione, quando in effetti in molti dei primi testi di Geezer Butler c’è un nucleo umanista e ipermoralista. In principio, questo pezzo doveva intitolarsi Walpurgis, titolo rifiutato dalla Vertigo perché “troppo satanico”. War Pigs nacque dalle conversazioni avute da Butler con i veterani del Vietnam in giro per le basi americane in Germania Ovest.

Il bassista stava cercando di raffigurare una visione alla Hieronymus Bosch dell’inferno in terra, sbeffeggiando “i mercanti di morte… i veri satanisti… quelli che fanno sì che i proletari combattano le loro guerre al posto loro”: iniziata come una jam session in un locale, iniziò a coagulare quando Tony Iommi trovò il riff a due corde. La sezione ritmica di Butler e Ward, quasi jazzata forniva il contraltare.

I produttori Rodger Bain e Tom Allon diedero anche loro un contributo importante, piazzando sotto l’assolo di Iommi una linea di chitarra a contrasto, accelerandola verso la fine per accrescere la sensazione di caos, cosa che al quartetto non piaceva ma che lasciarono andare, giudicando che nessuno gli avrebbe dato retta. E così facendo, era nato un capolavoro del doom heavy metal. “Non dobbiamo stupirci se agli spettacoli non beccavamo mai nessuna passera”, disse in seguito Ozzy.

Articolo tratto da «Le Grandi Glorie del Rock» n.7, in tutte le edicole e sul nostro store online.

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