5 cover dei Beatles da conoscere (Parte II)

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Sono moltissime le canzoni dei Beatles rinate sotto una nuova interpretazione, ma alcune più di altre hanno tracciato un percorso tale da renderle indimenticabili. Scopriamo 5 cover che hanno conquistato gli anni Sessanta e Settanta. 

Joe Cocker, With A Little Help From My Friends

Può un album di debutto portare il titolo di un brano di punta della discografia Beatles? Certo, se sei Joe Cocker, è il 1969 e la tua performance al Festival di Woodstock è destinata a rimanere negli annali del rock. Ecco dunque che il chitarrista venticinquenne realizza un album contenente quattro brani inediti e otto cover, dagli Animals, a Bob Dylan, fino ai Beatles di With A Little Help From My Friends. E la sua versione diventa l’unica cover ufficialmente riconosciuta dal pubblico come degna di riscoprire l’originale, con quel tocco blues e l’incredibile voce in crescendo di Cocker che brilla nel suo trasporto.

Wilson Pickett, Hey Jude

Anche il soulman Wilson Pickett nomina il suo album del 1969 come l’iconica Hey Jude del 1968 e la sua cover raccoglie una storia molto interessante. Al fianco dell’energico cantautore troviamo alla chitarra un giovane Duane Allman, talento della Allman Brothers Band. È proprio Pickett a dare ad Allman il soprannome di Skyman, che poi divenne il celebre SkyDog in unione a un precedente appellativo del musicista. Il suo stile votato all’improvvisazione cambia il volto della traccia di culto dei Beatles, con un virtuosismo strumentale talmente ipnotico da affascinare Eric Clapton, che vorrà Allman per la sua Layla.

Marvin Gaye, Yesterday

Da Frank Sinatra, a Elvis Presley, fino a Bob Dylan, sono più di 3000 le cover di Yesterday, poetico brano firmato da Paul McCartney nel 1965. Di queste, alcune delle più celebri le troviamo già agli inizi degli anni Settanta, come dimostrano le grandi firme sopraelencate. Così non possiamo non citare quella di Marvin Gaye del 1970, che precede di un anno l’altrettanto magnetica di Ray Charles.  La versione di Gaye, lungo note blues e jazz, venne inserita nel suo decimo album, THAT’S THE WAY LOVE IS.

Stevie Wonder, We Can Work It Out

Questa cover porta all’occhiello uno dei più insigni premi per la musica, il Library of Congress Gershwin Prize for Popular Song. Un’onorificenza che dimostra come un’interpretazione possa impreziosire e valorizzare l’originale, soprattutto se alla voce c’è la magia performativa che solo Stevie Wonder sa regalare. Così, sotto la benedizione della Motown Records e del suo timbro peculiare, il cantautore e polistrumentista prodigio rivoluziona completamente We Can Work It Out, singolo del 1965. L’assolo di armonica è infatti solo uno dei dettagli innovativi della canzone, più gioiosa, moderna e funky rispetto a quella di Lennon e McCartney.

David Bowie, Across The Universe

Nel 1975, la RCA Records diede alle stampe il nono album di David Bowie, YOUNG AMERICANS, contenente, sul Lato B, la cover di uno dei brani più dolci ed evocativi dei Fab Four, Across The Universe. L’idea nacque da un incontro tra Bowie e John Lennon agli Electric Lady Studios di New York, dove i due composero anche il brano che chiude l’album, Fame. E sin da subito la versione di Bowie appare differente, più accentuata e corposa rispetto alla fantasia onirica dei Beatles, che lo stesso cantautore ha definito “favolosa, ma molto acquosa”. Nonostante il cambiamento di rotta, la chitarra di accompagnamento di Lennon, anche alle seconde voci, rende questo brano ancora più speciale.   

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