Quando i Black Sabbath ingaggiarono i Van Halen come band di apertura

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Nel 1978 la band capitanata da Eddie Van Halen fu chiamata a rapporto dai Black Sabbath per l'apertura dei loro concerti in tour. Ma Ozzy Osbourne non sapeva che quei giovani e talentuosi musicisti gli avrebbero rubato la scena. Ecco come andò. 

I Black Sabbath di fine anni Settanta si tengono in bilico sull'incostante presenza del loro frontman. Nel 1977, infatti, Ozzy Osbourne lascia il gruppo, per poi ritornarvi l'anno successivo ed essere nuovamente allontanato nel 1979. Così le sue invasive dipendenze lasciano il palco a Ronnie James Dio, ma non prima di dare ai Sabbath l'ultimo album con la sua voce: NEVER SAY DIE! (1978).

Un prodotto sperimentale, favorito dall'inventiva di Don Airey alle tastiere e votato a un sound elettronico che conquista la critica e il pubblico. Per quest'anno fortunato e testamentario, i Black Sabbath vogliono brillare in un tour da ricordare. Ecco perché Osbourne preferisce non chiamare come band di apertura i Kiss, che già in passato, con il loro rock pirotecnico e i vistosi costumi, avevano rubato la scena ai maestri dell'heavy metal. 

Si decise quindi di optare per una band da bar, docile e propensa a fare il suo compitino senza intoppi. Peccato che da tempo un ventritreenne Eddie Van Halen, prodigioso chitarrista olandese, stava cercando di ottenere un palco con i Black Sabbath, suoi idoli indiscussi. E lui e i suoi Van Halen, inizialmente improntati a sole cover della band del sabba nero, erano ben preparati a governare i riflettori.

Di certo Osbourne non se lo aspettava e, quando capì di aver preso un granchio, chiese a Eddie di comportarsi bene. Soprattutto perché il chitarrista aveva esordito con Eruption, una scarica di accordi tra i più difficili da eseguire, ipnotizzando la platea. Al tempo stesso, lui e i suoi sostavano sotto il palco a semtire i Black Sabbath, prenendo spunto dalle loro mosse per imitarle.  

Ma quei giovani musicisti che accompagnarono la band per otto mesi, piacevano a tutti. Sia al chitarrista Tony Iommi, che è rimasto affascinato dalla prima esibizione dei Van Halen, sia al batterista Geezer Butler, che ha notato la portentosa evoluzione stilistica e professionale della band. Da diamanti grezzi, i Van Halen hanno affinato i loro bollenti spiriti indirizzandoli verso il successo.

E il tocco da maestro è stato fornito anche da David Lee Roth, carismatico animale da palcoscenico di cui tutti hanno ammirato le piroette sul palco. Insomma il 1978 è stato un anno fortunato per i Van Halen, che il 10 febbraio hanno pubblicato il loro omonimo album di debutto e il 16 maggio hanno aperto le danze per i Black Sabbath. 

A proposito della band, Iommi ha lasciato la sua impressione a caldo che ci regala una vivida immagine di quel tour: 

Non ricordo se ho sentito prima il disco [VAN HALEN] o se li ho visti dal vivo. Devo aver ascoltato il disco, sapendo che erano in tour con noi. Ma Dio, era un chitarrista straordinario. Non avevo mai sentito niente del genere. Come band, erano così vivi e freschi. Erano così bravi. E il modo in cui correvano sul palco, ovviamente, era l'esatto contrario di noi. 

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