APPETITE FOR DESTRUCTION: 5 curiosità per il debutto dei Guns N’ Roses

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Poche rock band possono vantare un esordio così esplosivo come quello dei Guns N' Roses, alfieri di una Los Angeles dannata raccontata tra le note di successi eterni. Conosciamo meglio alcuni aspetti del loro album di debutto. 

La storia della copertina

Quando il 21 luglio 1987 viene pubblicato il dirompente album di debutto dei Guns N’ Roses, APPETITE FOR DESTRUCTION, la prima cosa che salta all’occhio è la copertina. Una suggestiva croce celtica che accoglie ai suoi lati i quattro volti dei musicisti. Partendo dal basso in senso antiorario: Slash, il batterista Steven Adler, il chitarrista Izzy Stradlin e il bassista Duff McKagan, con al centro l’immancabile Axl Rose. La centralità del frontman rivela la mente dell’opera, dato che quella celebre croce altro non è che un tatuaggio di Rose disegnato da Billy White Jr., studente di arte e amico del cantante. Un iconico marchio di fabbrica, che in origine doveva essere però un dipinto di Robert Williams, raffigurante un robot che si avvicina inquietante a una giovane donna seminuda, sovrastato da un alieno fluttuante.

Un album diviso a metà

Quest’opera conturbante, figlia del Surrealismo Pop anni Settanta e intrisa di una violenza erotica fantascientifica non piacque molto alla Geffen Records, che bocciò la cover dopo una distribuzione limitata di copie, ad oggi rari oggetti da collezione. Tuttavia, in un certo senso riflette la violenza distruttiva di un album che accoglie l’anima chiaroscurale della band. La prima parte, infatti, è notoriamente indicata con la G di GUNS, dato che al suo interno contiene pezzi come Welcome To The Jungle e Nightrain, che guardano alla decadenza periferica dei sobborghi losangelini e a una cruda realtà di strada. È il mondo delle pistole, che si contrappone alla seconda parte, battezzata come R di ROSES. Questa accoglie invece il sentimentalismo delle ballad più morbide, con in prima linea Sweet Child O’ Mine.

La parata dei grandi esclusi

E che dire di quello che sarebbe potuto essere APPETITE FOR DESTRUCTION? Ebbene sì, il primo album dei patinati Guns N’ Roses, su cui il produttore Mike Clink ha speso anche diciotto ore al giorno, fomentato dall’estremo stacanovismo di Axl Rose, poteva divampare in qualcosa di ancora più grande. Originariamente, infatti, dovevano essere inclusi in scaletta anche November Rain e Don’t Cry, capolavori di USE YOUR ILLUSION I (1991) e You Could Be Mine, che poi andrà a confluire nel secondo capitolo USE YOU ILLUSION II (1991). Chissà quale portata epocale avrebbe avuto un disco che già da sé ha incassato 37 milioni di dollari. Non lo sapremo mai, anche se la scelta di escludere November Rain era dovuta all’esigenza di non sovrapporre due ballad.

Sweet Child O’ Mine: un inno d’amore non convenzionale

Eccoci dunque a una delle più belle poesie d’amore dei Guns N’ Roses, firmata da un ritmo trainante ed energico, non propriamente vestito del sinuoso abbandono della ballad. Il brano riflette l’acceso romanticismo di un Rose diciannovenne, che scrisse questo brano per la fidanzata Erin Everly, modella, attrice e figlia del cantautore folk Don Everly. I due si sposarono nel 1990 e, nonostante Axl abbia richiesto l’annullamento del matrimonio solo 48 ore dopo, questo pezzo rimane un inno romantico d’eccellenza. I Guns N’ Roses però non si strapparono i capelli per suonarlo, anzi, inizialmente il brano era il giullare dell’album. Slash trovò molto complicato suonare una canzone così sdolcinata.

Come un senzatetto ispirò Welcome To The Jungle

Di tutta un’altra pasta è la potente Welcome To The Jungle, che nel 2018 è stata anche premiata come la canzone migliore per fare allenamento. Come non si può infatti sottolineare l’adrenalina bruciante che si irradia dall’urlo di Axl. Ed è proprio lui l’autore di un brano che guarda a Los Angeles come una giungla metropolitana. Lo si nota anche dal videoclip di Nigel Dick, al soldo di oltre 464 milioni di visualizzazioni su Youtube. Questo trasuda i vizi, le follie e le contraddizioni della città degli angeli, raccontata dai suoi ragazzacci. E sembra che il titolo sia nato dalla frase pronunciata da un senzatetto che, nel 1980, gridò contro Axl e un suo amico, appena arrivati a Manhattan: You know where you are?! You’re in the jungle baby! You’re gonna die! (Sai dove sei? Sei nella giungla baby! Stai per morire!). Che sia NY o LA, il concetto è chiaro.

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