È in arrivo il nuovo CIAO 2001: ecco un estratto dell’intervista con RED RONNIE!

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Immagine tratta dal prossimo numero di CIAO 2001!
In prima linea nella diffusione del punk e della new wave in Italia, Red Ronnie resta un caso unico nel panorama del nostro giornalismo musicale. Ecco un assaggio dal nuovo CIAO 2001!

Bolognese, classe 1951, Gabriele Ansaloni alias Red Ronnie (Red per il colore dei capelli, Ronnie in onore del pilota di Formula 1 Ronnie Peterson) è stato, negli anni Ottanta e Novanta, uno dei massimi divulgatori di musica in televisione, con i suoi programmi e i suoi reportage “da guerriglia”, in genere con una telecamera portata in spalla. Ma ancor prima, Red è stato dj radiofonico, creatore di fanzine e giornalista musicale, in prima linea nella diffusione del punk e della new wave in Italia. Abbiamo ripercorso con lui i momenti salienti della sua carriera, e di una passione che nonostante gli anni non accenna a scemare (come dimostra il suo “Nuovo Roxy Bar”, programma che attualmente trasmette via web).

Qual è stato il tuo primo approccio al rock, da ragazzino?

Restai affascinato quando i miei cugini che avevano un mangiadischi venivano a trovarmi a casa stando due-tre mesi, portando questa magia dei dischi. Dopodiché mi sono comprato anch’io il mangiadischi, e poi un giradischi, un Lesa. Il primo album che ho acquistato è stato BIG HITS dei Rolling Stones seguito da OLDIES BUT GOODIES dei Beatles. Ma un giorno a scuola un mio amico, Maurizio, mi disse: “Ho comprato un album da regalare a mio cugino per il compleanno, ma lui ce l’ha già. Costa 3.500 lire, se vuoi te lo vendo a 1.800”. Era DISRAELI GEARS dei Cream. All’inizio rimasi un po’ frastornato: “Ma che cazzo è ’sta roba?” Ma poi mi sono cominciato ad appassionare. E da lì ho cominciato ad amare tutto – a comprare Jimi Hendrix, i Doors, i Ten Years After, i Blind Faith... – tutto ciò che avesse una chitarra distorta.

Tu sei proprio un figlio degli anni Sessanta. Ma – a parte i tuoi amici – le informazioni dove le ricavavi? Radio, riviste... «Ciao 2001»?

Sì certo, io compravo «Ciao 2001», ma prima ancora compravo «Big» e «Ciao Amici» (quando ero più bambinetto). E poi uscì «Ciao 2001». Ma le informazioni erano molto poche all’inizio. Lo scioglimento dei Cream venne dato con un trafiletto su [una di queste riviste]. Poi, devo dire: dal ’66 al ’69 c’è stata la migliore musica che sia mai stata fatta nella storia del rock, ma dopo la musica è degenerata. Cioè, è iniziato il progressive.

E a te non piaceva.

Ma per un motivo molto semplice. Perché, se sei abituato a della musica che ha delle frequenze molto forti – quella tra il ’66 e il ’69 – tutto ciò che è progressive, dopo, è la diluizione. Viene diluita la musica. Per dire: i Pink Floyd per me sono THE PIPER AT THE GATES OF DAWN. A SAUCERFUL OF SECRETS. UMMAGUMMA. Già THE DARK SIDE OF THE MOON è un disco dolce, che ascolti di sottofondo, ma, per dire, MEDDLE mi faceva cagare. Io compravo tutte le settimane «Ciao 2001», però i gruppi che portava avanti «Ciao 2001» – perché peraltro: quelli c’erano – tipo Van Der Graaf Generator e Gentle Giant... questi mi facevan cagare. Gli stessi Genesis. Io sono impazzito per FROM GENESIS TO REVELATION, un album che scoprii, con la copertina tutta nera. Ma già con TRESPASS mi avevano annoiato. All’inizio degli anni Settanta, con l’impoverirsi della musica rock, io ho cominciato a comprare i dischi della fine degli anni Cinquanta, che avevano più energia. Little Richard, Chuck Berry, Eddie Cochran... E poi mi sono cominciato ad appassionare al jazz. Ma di quel jazz elettrico, tipo Chick Corea, ECM, John McLaughlin. Fino all’esplosione finalmente del punk nel ’76. Mi piacque fin da subito perché era musica energetica.

…continua sul terzo numero di CIAO 2001, disponibile online e in edicola dal prossimo venerdì!

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