Guardando indietro, qual è stato il momento in cui hai capito che Prog Italia stava diventando qualcosa di importante?
Nel 2014, il compianto Francesco Coniglio mi contattò per realizzare una rivista simile, legata a quella inglese ma profondamente diversa nello spirito complessivo e nella realizzazione (bimestrale invece che mensile), anche se ero davvero convinto che non potesse avere mercato. Con la pubblicazione del numero 7 (luglio 2016), ho iniziato a sorprendermi persino io, che nell’editoria ne ho viste di tutti i colori, iniziando nel 1982 con il mensile Tutti Frutti (spaziava da Frank Zappa ai Duran Duran)… allora la Sprea aveva ragione a voler affiancare Prog Italia a Classic Rock!
Oggi, con il numero 61, la rivista festeggia 10 anni e penso che non abbia perso nulla dell’entusiasmo iniziale.

Quanto è cambiata la scena prog in Italia da quando avete iniziato a raccontarla con la rivista, ad oggi, dopo 10 anni?
Non è cambiata solo la scena prog, ma tutto il mondo musicale, che in dieci anni ha “subito” una rivoluzione epocale… Pensiamo all’esplosione dello streaming, dei social per mandare in giro la propria musica o altri contenuti.
L’avvento della musica liquida – legale e, purtroppo, anche illegale – costringe sempre di più gli artisti, specialmente quelli indipendenti, ad abbandonare il supporto fisico o a farne solo edizioni limitate.
Il rock progressivo, che più di altri generi ha bisogno di maggiori capacità tecniche per essere suonato e divulgato, soffre anche per la crisi del circuito live: moltissimi club, come le edicole, hanno chiuso o sono in forte difficoltà.
Però l’amante di questa musica senza confini non si arrende mai, sia che la sua carta d’identità riporti “nato nel 1955” oppure “nel 2000”… Ci sono tanti ragazzi, anche grazie alle numerose scuole di musica, che amano il prog, anche se – come in tutti i settori storicizzati – il pubblico si attesta tra i 40 e i 70 anni, ovvero coloro che hanno vissuto in diretta gli anni ’70.
Noi proseguiamo a raccontare tutte le storie che pensiamo valide, fregandocene dell’età degli artisti, delle etichette che pubblicano i dischi, supportando le autoproduzioni e, quando possibile, promuovendo i concerti.
La scena è cambiata, ma alla fine conta sempre la qualità della musica realizzata, e in Italia artisti bravi ce ne sono, sia tra gli storici sia tra gli esordienti.
Lucio Corsi, tanto per fare un esempio, ha iniziato in ambito prog e ha sempre espresso il suo amore per questa musica…
C’è stato un numero che consideri emblematico, al quale sei particolarmente affezionato?
No. Perché per me la realizzazione di ogni numero è un’esperienza catartica. Ogni numero è sincero fino all’autolesionismo, ogni numero è imperfetto come tutte le cose umane, e a ogni uscita mi ripropongo di fare meglio. Però rappresenta sempre il massimo impegno in quel momento.
In che modo il dialogo con i lettori vi ha aiutato a bilanciare la riscoperta del passato glorioso del prog con la curiosità verso le nuove proposte contemporanee?
Io ribadisco spesso che Prog Italia vive per la passione della sua gente, che scrive continuamente per chiedere pareri, raccontare episodi di vita che dalla musica apparentemente sembrano lontanissimi, ma che fanno capire perché una persona ami una musica così diversa e non mainstream.
Dopo 10 anni, ancora arrivano cinquanta foto di lettori con la rivista in mano, o posizionata in qualche contesto particolare, come se fossero delle piccole sceneggiature prog… e questa cosa mi commuove, perché significa che sono fortemente legati a noi e anche tra di loro.
Grazie alla nostra forte presenza sui social e sul web, parecchi si sono conosciuti davvero, magari dandosi appuntamento ai concerti. È capitato spesso anche a me di parlare con lettori durante gli eventi, una volta persino all’alimentari mentre facevo la spesa!
Ester, la figlia di una nostra lettrice, è nata nel 2015. Quando uscì il numero 1, mi arrivò una foto con questa pupa appena nata che mi guardava dalla culla… e per il numero 61 me ne è arrivata un’altra con Eleonora (la mamma), Ester (la figlia) e Giuseppe (il figlio). Abbiamo festeggiato insieme 10 anni: Prog Italia family is a happy family 😉
Non abbiamo una formula matematica per bilanciare prog storico e nuovo… Parliamo della musica che ci sembra interessante in quel momento.

Qual è il sogno nel cassetto per il futuro della rivista – o magari un progetto che bolle in pentola e che non vedi l’ora di realizzare?
Ognuno di noi ha il diritto e il dovere di avere dei sogni da coltivare. Sogni che, almeno ogni tanto, si devono materializzare per poter continuare ad evocarli… Per me Prog Italia, da 10 anni, è uno di questi sogni ricorrenti.
Per il futuro, mi piacerebbe organizzare tanti concerti che ne esprimano lo spirito, produrre dischi da mandare in giro, ecc… e non è detto che presto qualcosa non esca fuori.
Intanto, il nostro marchio si abbinerà nei prossimi mesi ai tour di artisti a noi vicini, perché se c’è un media partner giusto per “certa” musica, è… Prog Italia!