Un bluesman di primo pelo che strizza l'occhio al pop e al virtuosismo, senza mai snaturarsi. Scopriamo, di seguito, i segreti del manico di John Mayer.

Chitarrista e songwriter eccezionale, nel corso degli anni John Mayer ha avuto modo di raccogliere sotto la propria ala milioni di fan provenienti da ogni angolo del globo e di guadagnare l'ammirazione di mostri sacri della musica come Eric Clapton. L'approccio di Mayer si rivela poliedrico, ricco di sfaccettature, spesso molto poco ortodosse. Nella sua discografia, infatti, troviamo hit pop distruttrici delle top mainstream internazionali, ballate blues struggenti e tecnicismi strumentali impeccabili. Quest'appuntamento della nostra rubrica settimanale è dedicato ad uno dei chitarristi maggiormente in vista nel panorama di riferimento contemporaneo.

John Mayer in pillole

Tra i must assoluti nel playing di Mayer troviamo ripetizioni di lick blues. Si tratta di una pratica comune nel genere sopracitato. Durante i soli, John esegue le medesime frasi più volte. La tecnica è tanto inflazionata poiché, quando ben eseguita, suscita maggior interesse nell'ascoltatore, facendo leva sul senso di familiarità con quanto ascoltato, per poi irrompere nell'ambiente creato con improvvisazioni intense e sublimi. La Pentatonica minore è, ovviamente, necessaria per approcciarsi allo stile del chitarrista.

Mayer sfrutta molto gli elementi polifonici quando crea un riff, sfruttando parti di accordi all'interno dei fraseggi per renderli più consistenti e armoniosi. Unire linee soliste con parti ritmiche è importantissimo nella composizione e nell'esecuzione di tracce a lui ispirate. Questo approccio, che coinvolge anche il pollice della mano sinistra per suonare le note di basso come un barré proviene dalle inflessioni di Jimi Hendrix sul suo playing.

Pur suonando normali chitarre elettriche, poi, Mayer sfrutta molto le corde singole nei suoi soli, imitando i suoi slide guitar hero preferiti. John, inoltre, ha uno spiccato senso del ritmo e, questo, lo porta a scrivere sia arpeggi bucolici che frenesie funky, aggiungendo, spesso, degli interessanti incisi percussivi. Oltre a questo, è bene padroneggiare tecniche come il bending su corda doppia ed il palm muting.

Il rig del chitarrista

Per anni, John Mayer ha utilizzato chitarre Fender Stratocaster. Da qualche anno, però, l'artista è endorser Paul Reed Smith, casa produttrice con cui ha sviluppato il modello Silver Sky, la prima Stratoide a tutti gli effetti di casa PRS, disponibile sia in versione Made in USA, a prezzi abbastanza proibitivi che nella linea SE di produzione asiatica, decisamente più accessibile. Lo strumento offre toni caldi nelle posizioni vicine al manico e acidule e taglienti al ponte, in pieno Strat-Style e completamente in linea con l'approccio del chitarrista, ovviamente.

Per gli amplificatori, Mayer utilizza modelli abbastanza particolari e sempre diversi. Per ottenere toni blues fedeli anche in casa, però, si può optare per un Fender Hot Rod da 15W valvolare o, in contesti live, per i suoi fratelli maggiori più performanti. In pedaliera, Mayer utilizza un Super Octave di Boss, effetti d'ambiente come tremolo e riverbero, overdrive non troppo aggressivi come il Tube Screamer di Ibanez, Wah e loop. Sul discorso corde, Mayer è solito adottare Ernie Ball .010 per elettrica e, sempre dal medesimo brand, Earthwood Medium Light per acustica.

Claudio Pezzella

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Claudio Pezzella
Tags: john mayer

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