Dal numero 18 di Vinile (in edicola), un breve estratto dell’intervista a Nada

Di Francesco Mirenzi

Parlaci del tuo nuovo lavoro discografico.
È un disco che deve essere ascoltato più volte, ma poi ci “entri bene” e ti senti felice. C’è la consapevolezza della realtà. È una ricerca interiore di quello che siamo noi, che stiamo cercando, che ci condiziona, per trovare la verità dei sentimenti. Si parla di questo mondo che è meraviglioso per la natura, il sole e il mare, però gli uomini fanno di tutto per distruggerlo. Stiamo attraversando un momento complicato.

Fra i tuoi dischi che amo di più c’è “Nada Trio” con Fausto Mesolella, a cui hai dedicato questo album. Che ricordo ne hai?
Mi manca molto! La persona, la sua intelligenza. Mi ha aiutato tanto. Era molto generoso. Quanto stavo scrivendo questo disco, siamo stati molto insieme. In qualche maniera c’è qualcosa di lui in queste canzoni. Oltre a essere un grande musicista, era una persona meravigliosa. Sono stata molto colpita quando è scomparso. Per un periodo ho cercato la solitudine per riflettere sulla vita, sugli affetti veri, sulle cose che contano. Per questo gli ho voluto dedicare questo disco con tutto l’amore che posso!

Hai intrapreso anche la carriera di scrittrice, quali sono tre libri che ti hanno segnato?
Emily Dickinson, l’Amleto di Shakespeare e Delitto e castigo di Dostoevskij.

E i tuoi tre dischi della vita?
Wish You Were Here dei Pink Floyd, mi piacerebbe scrivere una canzone così! Jimi Hendrix, che è una roba pazzesca, e Janis Joplin.

L’intervista integrale su Vinile 18 che si può acquistare qui.


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