Forma Mentis: cinque domande a Umberto Maria Giardini

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Abbiamo intervistato Umberto Maria Giardini in occasione dell’uscita di “Forma Mentis”, il suo nuovo album

Si intitola “Forma Mentis” il nuovo album di Umberto Maria Giardini, pubblicato da Ala Bianca; l’abbiamo intervistato.

Di Eugenio Mirti

Nel testo del singolo “Pleiadi in un cielo perfetto” parli di un cane sciolto che abbaia: è un frammento autobiografico?
Sì esatto, il cane sciolto che abbaia sono un po’ io; per mi chi conosce bene lo sono sempre sono stato, ho una mia forma mentis (appunto!) di vita, e chiari riferimenti legati all’etica alla morale all’educazione, al comportamento: ho voluto indentificare in questa definizione proprio me stesso.

Quanto conta l’attualità (per esempio politica) nella tua musica?
Mi faccio poco influenzare da quello che accade fuori, non mi sono mai posto il problema perché credo che la musica abbia uno spazio molto più marginale di quello che sembra; i musicisti e i loro progetti in questo senso sono sopravvalutati, e infatti vivo una vita – professionalmente parlando – distaccata.

Come lavori alle composizioni?
In genere lavoro in sala prove a volumi molto alti: non sono uno che si mette a suonicchiare la chitarra a casa. Ho la mia produzione, ho sempre lavorato come una band in sala prove.

Avevi già realizzato un disco intitolato “Forma Mentis” nel 2004, inedito. È vero?
Sì è vero, ho voluto riprendere solo ed esclusivamente il titolo perché mi sembravo doveroso non seppellire del tutto quello che era un buon lavoro ma che non venne mai pubblicato.

Qual è  la tua forma mentis?
È simile e diversa da tutti gli altri; in questo disco ho cercato di mettere a fuoco il concetto di disillusione: in un mondo dove tutto sembra necessariamente necessario, la disillusione mi appartiene di più.

 

 

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