WISH YOU WERE HERE: cosa significa la copertina?

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Il successo del 1973 di Dark Side of The Moon travolse i Pink Floyd che, in men che non si dica, si trovarono scaraventati sul tetto del mondo, con non pochi rimpianti.

Su tutti, ciò che maggiormente attanagliava l'animo dei membri della band riguardava quanto accaduto all'amico ed ex compagno Syd Barrett: il diamante pazzo dei Pink Floyd. WISH YOU WERE HERE fu il frutto di una profonda introspezione. Una ricerca interiore che David Gilmour, Richard Wright, Nick Mason e Roger Waters trasposero in musica, cambiando per sempre la storia del rock.

Wish You Were Here raccoglie emozioni tristi e avvolgenti, è una culla tra le fiamme, un tripudio di limpida nostalgia. Sotto l'aspetto strettamente tecnico, l'album si afferma come un trionfo di chitarre e sintetizzatori che, pur racchiudendo i tratti più significativi dell'opera dei Pink Floyd, vira verso la scoperta di nuovi orizzonti sonori: al posto delle veementi raffiche Rock di DARK SIDE OF THE MOON, troviamo giri sospirati di chitarra acustica e languide suite come Shine On You Crazy Diamond. In ogni caso, WISH YOU WERE HERE non manca in quanto a picchi di grinta, grazie a tracce come Have a Cigar. Ma ci si chiede spontaneamente quale sia il misterioso significato nascosto dietro la sua copertina.

Il concept della cover

Il sodalizio tra i Pink Floyd e lo studio grafico di Hipgnosis è andato avanti sin dai tempi di UMMAGUMMA. Era il 1969 quando la band incrociò i suoi passi con quelli di Aubrey Powell e Storm Thorgerson, dando vita a una delle collaborazioni più eclettiche e proficue nella storia della musica. Ad opera di Hipgnosis, le copertine più importanti dei Pink Floyd. Il processo di creazione delle cover degli album avveniva, per il duo grafico, nei modi più disparati. Powell e Thorgerson si concedevano lunghe giornate di ascolto, alla ricerca dei significati più reconditi dietro le canzoni, al fine di rifletterli sulle loro copertine.

Per WISH YOU WERE HERE, però, le cose non andarono affatto così. Powell e Thorgerson intrattennero svariate conversazioni prima di giungere a un punto d'incontro con i Pink Floyd. Questo perché mai come per quell'album il significato della cover doveva riprodurre le emozioni trasmesse dalle tracce presenti al suo interno.

I Pink Floyd sviscerano ogni rimpianto, lo tirano fuori con rabbia e disperazione per dargli dimora sul loro nono album. Syd Barrett manca, come compagno, ma soprattutto come amico di una vita. Roger Waters, su tutti, soffre la perdita della genuinità dei primi anni, quella che contraddistingueva i giovani Pink Floyd dell'UFO Club nella loro svolta psichedelica underground madida di sogni e ambizioni. Non solo, il gruppo esplora l'assenza di morale ed empatia nel settore musicale, ne espongono gli aspetti più deprecabili, i lati nascosti dietro falsi sorrisi che celano interessi spietati. La visione di Hipgnosis per la copertina fu, quindi, quella di due uomini che si stringono la mano.

wish you were here

I tratti fondamentali della copertina di WISH YOU WERE HERE

Dietro una cover così evocativa c'è un mondo di particolari. A fare da sfondo alla celeberrima stretta di mano, i capannoni di uno studio cinematografico. Hollywood era la Mecca dell'ipocrisia e, del resto, i Pink Floyd non potevano mancare in quanto a critiche sociali, data l'impronta generale della loro opera. I due uomini sono pressoché identici ed entrambi ben vestiti. La differenza è che uno dei due sia avvolto dalle fiamme.

Per Hipgnosis la stretta di mano rappresenta un gesto vuoto, una maschera per nascondere le proprie reali intenzioni. Proprio il concetto di nascondersi viene trasposto sulla cover del disco con un paio di occhiali da sole, indossati dall'uomo in primo piano, mentre l'altro appare come un'ombra. Il fuoco rappresenta, infine, la paura di farsi del male esponendosi emotivamente od anche, il rischio di rimanere scottati e feriti da un accordo, da una stretta di mano di troppo.

La vuotezza dell'industria discografica si traspone anche nella back cover del disco, che raffigura un uomo invisibile con in mano un vinile trasparente e una valigia piena di sogni e idee rubate ad altre persone. Sullo sfondo, l'immensità claustrofobica di un deserto. La copertina interna dell'album, "The Diver", raffigura una foto di Aubrey Powell nel lago alcalino di Mono, in California. Ritorna il tema dell'assenza, poiché il tuffo non provoca impatto sull'acqua e, quindi, fattivamente non c'è. La donna avvolta dal velo rosso, infine, ci invita ad osservare con altri occhi, per cogliere le sfaccettature nascoste ai primi sguardi superficiali, tipici della frenesia del mondo moderno.

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